mercoledì 29 giugno 2011

La Casta s’è desta

Anche la Casta ha il suo «indignato», disposto a scendere in piazza contro il governo che vorrebbe dare una timida sforbiciata a stipendi, pensioni e autoblù degli onorevoli. È Gianfranco Rotondi, ministro per l’Attuazione del programma, che ha spiegato a «Libero» il programma che intende attuare: la difesa dei propri privilegi. Questo il succo del pensiero rotondeggiante. Quale bel risultato si otterrebbe se passasse l’idea infausta di Tremonti, che intende ridurre la pacchia per gli eletti del popolo? Uno solo: innervosire gli eletti, i quali per ripicca affosserebbero il governo poltronicida e ne edificherebbero subito un altro, più disponibile a tutelare l’unico vero patrimonio di interesse nazionale: il loro. Quanto al popolo, ci detesta a tal punto che continuerebbe a detestarci anche se adeguassimo la nostra paga a quella di un operatore di call center. E allora, insulti per insulti, tanto vale prenderseli avendo la borsa piena. Col piglio del leader, Rotondi passa dall’analisi alla strategia: «Teniamoci buoni i mille parlamentari. Non possiamo dargli l’aumento (e qui par di sentire la voce del ministro incresparsi in un fremito di dispiacere) ma almeno coccoliamoli, rassicuriamoli, non rompiamogli le palle se vogliamo arrivare alla fine della legislatura. E nel frattempo cerchiamo di farci dimenticare».
È l’unica falla del ragionamento. Perché noi ci dimenticheremmo di loro anche volentieri. Sono le cose che dicono ogni giorno al telefono e nelle interviste a renderli, purtroppo, indimenticabili.

MASSIMO GRAMELLINI

lunedì 20 giugno 2011

Autonomia.Libertà.Partecipazione.Ecologia

Ho ricevuto questo pezzo (ebbene si, guardate il cognome... i soliti raccomandati :-D) che ho trovato molto interessante e quindi con il consenso dell'autore ho deciso di pubblicarlo.

In questo ultimo anno ho seguito con vivo interesse, come osservatore, la nascita e la crescita di questo movimento. Prima la costituzione, successivamente il primo congresso e, per finire, la piccola campagna elettorale interna per la designazione del primo segretario.

I principi stabiliti all’atto della fondazione di Autonomie, Liberté, Participation, Ecologie sono stati da me considerati come sentieri inderogabili da seguire nel percorso fatto dal gruppo. Ma su questi grandi valori che devono essere condivisi da tutti gli aderenti quali sono le tipicità proprie di questo partito che si discostano da altre formazioni del panorama politico?

L’Autonomie che noi intendiamo deve essere vista come riconoscimento di una peculiare identità – dovuta alla condivisione di un territorio e di una lingua e non da una  caratterizzazione del luogo di nascita – che esalti positivamente le differenze in una apertura e confronto con altre realtà? Questo a differenza di una Autonomie, che si richiude sempre più in se stessa anche e soprattutto per salvaguardare acquisite posizioni di potere, bene rappresentata dall’U.V.

La nostra Liberté è di “fare” insieme proposte, scelte e decisioni senza delegare queste funzioni ad una leadership anche carismatica ma esclusiva proprietaria del “fare”? Come si può riscontrare in alcuni grandi partiti della destra nazionale o territoriale.

La Participation che intendiamo alla vita di un movimento, contenitore di idee alle quali si crede, si realizza apportando concetti, aspirazioni, disponibilità senza dover appartenere a gruppi o correnti interne allo stesso? Come sovente accade nel grande partito di centro  sinistra nostro alleato. L’Ecologie che vogliamo è lo sviluppo di tesi che portino alla salvaguardia del nostro territorio – il patrimonio più pregiato della nostra regione – e alla ricerca di nuove strade per affrontare gli attuali temi ambientali disposti anche a mettere in discussione consolidati dogmi di una cultura ecologista radicale?

Nel periodo post costituzione e, soprattutto, in una fase pre-congressuale questi contenuti non mi sembrano siano stati dibattuti con i semplici aderenti del movimento, sicuramente non con quelli che non vivono l’ambiente cittadino. Lo stesso congresso, seppur doverosamente indirizzato nelle tematiche statutarie, ha affrontato marginalmente questi temi dandomi l’impressione di un congresso molto ben organizzato ma poco “preparato”, quantomeno fuori dalle mura di Aosta. La stessa elezione del segretario, che deve essere obbligatoriamente vista come un franco e leale confronto interno su indirizzi e modo di operare e non come una lotta tra candidati di opposte bande, non è stata particolarmente caratterizzata, perlomeno nel confronto da me seguito, da temi politici, soprattutto per quanto concerne la Partecipazione.

Se questo movimento vuole proporsi come un nuovo modo di interpretare e fare politica deve rafforzarsi nello sforzo di una apertura nei confronti dell’esterno. Non rinchiudersi in vecchi apparati di partito quali comitati esecutivi, parlamentini e magari sezioni locali con annesso responsabile o coordinamenti; ma utilizzare queste strutture per un confronto continuo e costante con la società  con lo scopo di coinvolgere, non solo nei momenti elettorali, persone che condividono oltre gli ideali un nuovo metodo di fare politica. Individui che dovranno portare all’interno di ALPE la propria anima e non l’anima di movimenti e gruppi politici in cui potrebbero aver militato. Il Galletto non può e non deve essere considerato un partito di “ex”.

La nascita di fazioni predeterminate all’interno di ALPE porta ad un fallimento del progetto politico mettendo in discussione l’utilità dell’esistenza dell’associazione stessa. Anche il solo fatto che un importante esponente di ALPE possa intravedere una azione politica come riconducibile all’esistenza di gruppi interni o correnti istituzionalizzate e possa auspicare “una discussione preventiva sulle caratteristiche delle candidature” (discusse da chi?) in un naturale confronto politico nel partito, riporta la nostra parte politica, come gestione del gruppo, nel solco dei partiti e movimenti politici già esistenti. Oggi si sente la necessità della creazione di un movimento laboratorio di idee nel quale tutti possano partecipare ad un dibattito, anche ruvido, senza preclusioni di schemi di appartenenza.

L’attuale richiesta della società di una politica nuova, sganciata dalle vecchie liturgie e apparati dei partiti, non deve trovare l’ALPE impreparata.

Non confondendo, però, questa nuova richiesta con un sempre crescente e ingiustificato sentimento di anti politica. Ma questa è un’altra storia.

Attilio Pivato

giovedì 16 giugno 2011

The Predestined Loser

La Storia è iniziata così:


Ed è terminata così:



Quindi sì, nonostante tutto, andando contro tutti i pronostici i Miami Heat hanno perso e questa cosa, come accennato circa un anno fa, mi fa morire dal ridere.

Ora nessuno potrà contestare il soprannome che affidai al King without ring ad inizio stagione: The Loser One; mai soprannome fu più azzeccato. Nessuno provi a contraddirmi, perché ancora una volta il Gollum del NBA ha dimostrato di essere un perdente di lusso. Nessuno potrà più giustificarlo dicendo che i suoi compagni di squadra non erano all'altezza, nessuno potrà più trincerarsi dietro la leggenda che in NBA si vince solo con 2 All Star, non ci sono più scuse… quello che resta è la cruda ed amara realtà.

Vi prego nessuno provi a dire che non è colpa sua, perché ci sono le cifre a parlare. Nelle tre partite più importanti della stagione il fenomeno di cartapesta è completamente scomparso. Infatti, in gara 4, la gara della consacrazione, L(oser)BJ ha messo ha referto 9 punti in 45 minuti, con 3/11 da due e 0/3 da tre. Nella partita successive, la gara della speranza (gara 5) ha messo a tabellino 17 punti in 45 minuti, con 8/19 da due, 0/4 da 3, 4 palle perse e solo 2 punti nell'ultimo quarto. E come capolavoro finale, nella gara della verità (gara 6), LBJ ha segnato 21 punti in 45 minuti, con 9/15 da due e 2/5 da tre ma ha perso 6 palloni ed ha vinto il trofeo di peggiore in campo con un plus minus (la votazione che indica come va la squadra con in campo il giocatore) di – 24 (pensato che secondo in questa classifica arriva Miller con -16, terzo Howard con -11 e quarto Haslem con -7).

Cifre impietose se paragonate a quelle di Wade che elargiva trentelli per provare a tenere in piedi la baracca ed a Bosh che inanellava partite solide in continuazione e che in gara tre ha segnato il canestro che ha salvato capra e cavoli (anche se ad essere sincero in tutti questi play off non lo marcava mai, e sottolineo mai, nessuno).

Quindi sì, è vero che Bosh è sopravvalutato e che non è mai riuscito a contenere Wunder Dirk, come è vero che Wade ha fatto registrare qualche passaggio a vuoto (dimostrandosi comunque il migliore dei suoi), ma ad aver deluso, anzi stra deluso è lo sponsor Nike ambulante, un giocatore che sembrava pronto a riscrivere le regole del gioco, che avrebbe dovuto riscrivere la storia, ma che alla resa dei conti è esploso come una bolla di sapone.

Che nessuno provi a campare per aria altre scuse, perché gli Heat erano e sono la squadra con il maggior talento che abbia mai solcato il parquet di tutto il mondo. Non c’è paragone con nessuno, non si possono paragonare con i Bulls di MJ/Pippen/The Worm, o con i Lakers di Karim e Magic o quelli del Mamba e Diesel o quelli di Kobe/Gasol/Artest. Non c’è paragone con gli Spurs di Dunca/Parker/Ginobili o con i Bad Boy di Detroit. Non sono neanche paragonabili con i Big Three in maglia verde… non provateci ed accettate la realtà. Un campione dimostra di poter far migliorare i compagni, di tenere in piedi la squadra in qualsiasi momento, di prendersi le responsabilità nel bene e nel male, in sintesi tutto quello che non è il grande L.


Con questo mio post non voglio sminuire la grandissima prova dei Mavs, che sono riusciti a sfatare il mito che in NBA si vince con due All Star (considerare Jasone ancora un All Star è eccessivo). Anzi sono molto contento per Dirk, un giocatore pazzesco che merita di aver raggiunto la vetta dell’Nba, per The Jet e per il già citato Kid, ma è ovvio che non si può non godere della sconfitta degli spocchiosi Heat e del perdente per eccellenza.

Come recita un gruppo su Fb: Per avere un anello James deve sposarsi.


E chi sa? magari la storia continuerà così :-D


Ps: che nessuno paragoni mai più l'Alieno, il Signore del Parquet, Sua Ariosità Mj a The loser One, the Predestined Loser, L(oser)BJ; perché anche qui le cifre parlano da sole. Guardateli a confronto nei loro primi 8 anni di carriera:

Michael Jordan
2 titoli NBA
4 medaglie d’oro
3  Mvp
2  Mvp delle finali
1 difensore dell’anno (200 recuperi 100 stoppate)
6 first team Nba

1 all stars Mvp
2 slam dunk contest
6 miglior marcatore Nba
2 volte miglior stealer
Massimo punti in stagione: 69
Massimo paly off: 63



Lebron James
0 titoli Nba
1 ore e 1 bronzo
2 MVP
0 MVP finali
0 difensore dell’anno
5 first team Nba
2 second team Nba
3 defensive team
2 all stars Mvp
0 slam dunk contest
1 miglior marcatore Nba
0 miglior stealer
Massimo punti stagione: 56
Massimo play off: 43

sabato 11 giugno 2011

Il quinto Si sta per: “Si vado a votare”

Con questo posto non voglio riassumere quanto detto in precedenza, ma voglio spiegarvi perché secondo me si deve andare a votare, a prescindere dal fatto che si voglia votare “SI” o votare “NO”.

Come tutti saprete il voto è un diritto ed un dovere. Vorrei soffermarmi sulla sua identificazione come diritto, in quanto non credo necessiti di delucidazioni la sua configurazione come dovere.

Il percorso che porterà alla possibilità di esprimere la propria opinione con un voto parte in Italia nel lontano 1848 e si concluderà nel 1946 con la prima votazione a suffragio universale (ovviamente di coloro che avevano raggiunto la maggiore età, all'epoca 21 anni). Ebbene in questi quasi 100 anni di storia, sono state numerose le lotte e le ribellioni, sono stati moltissime le persone che si sono sacrificate per permettere a tutti noi di esercitare questo diritto di assoluta importanza. Trovo avvilente e irrispettoso nei confronti di queste persone che hanno combattuto per noi il non andare a votare. Potrei dire frustrante.

Non solo, come tutti saprete, le varie votazioni costano e parecchio. Soldi che come contribuenti sarete comunque costretti a sborsare, anche se non andrete a votare. Quindi perché buttare via i nostri soldi.

E’ vero che la legge, con la barriera del quorum, equipara l’astensione al no, ma la trovo una cosa totalmente errata. Non deve essere equiparata l’indifferenza al dissenso/assenso, la democrazia va esercitata, non subita.

Odio gli indifferenti. Credo come Federico Hebbel che "vivere vuol dire essere partigiani". Non possono esistere i solamente uomini, gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.

L'indifferenza è il peso morto della storia. E' la palla di piombo per il novatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti, è la palude che recinge la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde, meglio dei petti dei suoi guerrieri, perché inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e li decima e li scora e qualche volta li fa desistere dall'impresa eroica.
L'indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. E' la fatalità; e ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che si ribella all'intelligenza e la strozza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, il possibile bene che un atto eroico (di valore universale) può generare, non è tanto dovuto all'iniziativa dei pochi che operano, quanto all'indifferenza, all'assenteismo dei molti. Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia aggruppare i nodi che poi solo la spada potrà tagliare, lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. La fatalità che sembra dominare la storia non è altro appunto che apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo. Dei fatti maturano nell'ombra, poche mani, non sorvegliate da nessun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa. I destini di un'epoca sono manipolati a seconda delle visioni ristrette, degli scopi immediati, delle ambizioni e passioni personali di piccoli gruppi attivi, e la massa degli uomini ignora, perché non se ne preoccupa. Ma i fatti che hanno maturato vengono a sfociare; ma la tela tessuta nell'ombra arriva a compimento: e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia che un enorme fenomeno naturale, un'eruzione, un terremoto, del quale rimangono vittima tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. E questo ultimo si irrita, vorrebbe sottrarsi alle conseguenze, vorrebbe apparisse chiaro che egli non ha voluto, che egli non è responsabile. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi anch'io fatto il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, il mio consiglio, sarebbe successo ciò che è successo? Ma nessuno o pochi si fanno una colpa della loro indifferenza, del loro scetticismo, del non aver dato il loro braccio e la loro attività a quei gruppi di cittadini che, appunto per evitare quel tal male, combattevano, di procurare quel tal bene si proponevano.
I più di costoro, invece, ad avvenimenti compiuti, preferiscono parlare di fallimenti ideali, di programmi definitivamente crollati e di altre simili piacevolezze. Ricominciano così la loro assenza da ogni responsabilità. E non già che non vedano chiaro nelle cose, e che qualche volta non siano capaci di prospettare bellissime soluzioni dei problemi più urgenti, o di quelli che, pur richiedendo ampia preparazione e tempo, sono tuttavia altrettanto urgenti. Ma queste soluzioni rimangono bellissimamente infeconde, ma questo contributo alla vita collettiva non è animato da alcuna luce morale; è prodotto di curiosità intellettuale, non di pungente senso di una responsabilità storica che vuole tutti attivi nella vita, che non ammette agnosticismi e indifferenze di nessun genere.
Odio gli indifferenti anche per ciò che mi dà noia il loro piagnisteo di eterni innocenti. Domando conto ad ognuno di essi del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze virili della mia parte già pulsare l'attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c'èin essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano nel sacrifizio; e colui che sta alla finestra, in agguato, voglia usufruire del poco bene che l'attività di pochi procura e sfoghi la sua delusione vituperando il sacrificato, lo svenato perché non è riuscito nel suo intento. 
Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti..". (Antonio Gramsci)

Il quarto SI perché!!!

Veniamo ora alla nota più dolente dei referendum che si terranno fra pochissimi giorni, ovviamente sto parlando del legittimo impedimento.

Ecco, in questo caso sì, ci troviamo di fronte ad un vero e proprio referendum politico contro il governo Berlusconi, o come sarebbe meglio definirlo, un sondaggio sul governo Berlusconi. E' inutile nascondersi dietro un dito ed è meglio dire le cose come stanno. Ma andiamo con ordine.

I fautori di questo quesito si erigono a paladini dell’art 3 comma 1 della Costituzione italiana.

“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.”

In realtà, però, sbagliano e per muovere la massa danno un’interpretazione errata del principio di uguaglianza, infatti, dottrina maggioritaria e giurisprudenza consolidata (termini che fanno molto tema per il concorso di magistratura :-D) interpretano il principio di uguaglianza nel senso di trattare in modo uguale situazioni giuridiche uguali ed in modo diverso situazioni giuridiche diverse. Quindi, malgrado ce la stiamo a raccontare, il Presidente del Consiglio ed i Ministri sono in una posizione diversa da un normale cittadino; non per altro la Corte Costituzionale non ha dichiarato illegittimo l’intero testo di legge. In conclusioni sì, la legge è uguale per tutti ma non tutti sono uguali di fronte alla legge.

Questo referendum è un sondaggio politico per la semplicissima ragione che la Corte Costituzionale si è già pronunciata abrogando gli articoli della legge che risultavano nefasti per la giustizia. E'stato abrogato l'articolo che prevedeva che il legittimo impedimento potesse essere autocertificato da Palazzo Chigi e che obbligava i giudici a concedere un rinvio di 6 mesi ed è stato parzialmente abrogato quello che impediva al giudice di valutare la legittimità dell’impedimento. Quindi quello che da molti era considerato lo scudo del Cavaliere, non c’è già più.

Allora vi starete chiedendo: “Perché votare si?”… la risposta è semplice: io voterò si per esprimere un giudizio, questa volta sì, politico. Ritengo che si debba votare si per far capire all'attuale governo che smetta di occuparsi dei problemi personali di Berlusconi e si metta a governare risolvendo i problemi dei cittadini. Voterò sì perché sono stufo di veder sbandierati problemi di un sol uomo, voterò sì perché in più di 60 anni di Repubblica italiana nessun governo si è mai posto il problema del legittimo impedimento, voterò sì perché credo che i nostri rappresentanti debbano essere i primi a dare l'esempio.

Sono, però, fermamente convinto che questo sia l’anello debole dei quesiti referendari e che a causa di questo quesito i sostenitori di Berlusconi, che avrebbero votato sì agli altri quesiti, non andranno a votare come segno di sostegno verso il loro leader.

In sintesi:

VOTARE SI PER DIRE NO

venerdì 10 giugno 2011

Il terzo “Si” perché!!!

Parliamo oggi del quesito sul nucleare, il quesito che più di tutti è il traino del referendum, il quesito che potrebbe portare al raggiungimento del quorum. Premetto che il referendum viene fatto in un periodo un po’ infelice, perché qualsiasi decisione presa sull’onda dell’emozione non è mai sicura e che quindi non considererei le votazioni sul nucleare assolutamente attendibili. Ma il referendum è ora quindi…

Inizierei subito col dire di non farvi prendere per il naso, infatti, il referendum ha, nonostante il tentativo del governo, ancora senso. La Corte Costituzionale ha, infatti, stabilito che la legge approvata dal governo è ambigua, non ponendo fine all'idea del nucleare in Italia, ma semplicemente rimandandola ha data da destinarsi. Oltre a questo, non fidatevi di tutti coloro che, basandosi sulla semantica, vi dicono che abrogando la legge attuale si da il via al nucleare; perché quello che conto è la volontà referendaria iniziale.

Io personalmente sono contro il nucleare, non come sostengono in molti, per la sua intrinseca pericolosità, ma per una serie di elementi che cercherò di illustrarvi brevemente.

Il primo è puramente pratico. Il treno del nucleare è passato già da un bel po’ di anni ed ora tutto il mondo sta cercando delle alternative al nucleare, visto il notevole numero di inconvenienti che si porta dietro. Ora sta partendo il treno della ricerca e delle energie alternative e noi cosa vogliamo fare partire ora con il nucleare rimanendo ancora una volta indietro rispetto al resto del mondo.

Il secondo è puramente economico. Con le centrali nucleari si sostituisce la dipendenza da carbone e petrolio con quella da uranio, spostando l’assetto del potere dal Nord Africa all'Asia. Iniziando ora a costruire una centrale, potrà entrare in funzione tra circa 40 anni, quando saranno già in uso le centrali di nuova generazione, trovandoci così con delle centrali obsolete. Come se non bastasse, alcuni studi dimostrano che le riserve di uranio dureranno ancora per una cinquantina d’anni. Infine le centrali in Italia andranno a coprire il 2% del fabbisogno elettrico, quindi di cosa stiamo parlando????

Il terzo è puramente sociale. E’ inutile che ce la smeniamo, sappiamo benissimo come siamo fatti, costruiamo scuole con la sabbia di mare, tiriamo su edifici che crollano per il vento, non eseguiamo un controllo che sia uno, ecc… e voi mettereste in mano a delle persone così delle bombe atomiche??? In più non sottovalutiamo un fenomeno molto diffuso nel nostro paese, le mafie.

Il quarto punto è puramente ecologico. Ai giorni nostri non esiste al mondo un solo sito sicuro per stoccare le scorie nucleari, inoltre noi già non sappiamo deve mettere l’immondizia normale. Siamo così sicuri di voler lasciare alle nuove generazioni un mondo radioattivo???

In sintesi
VOTARE SI PER DIRE NO

mercoledì 8 giugno 2011

I primi due SI perché!!!

In questi pochi giorni prima del referendum voglio fare dei post a puntate, uno per ogni quesito referendario. Ovviamente cercherò di fare dei piccoli flash esprimendovi la mia opinione nel modo più semplice possibile; un po’ per cercare di fare chiarezza ed un po’ perché sono convinto che chi fosse interessato potrà sicuramente rintracciare maggiori informazioni su altrove.

Partiamo con i primi 2 quesiti che molti chiamano “contro la privatizzazione dell’acqua”. Comincerei col dire che non si tratta di privatizzazione del bene acqua, ma di una privatizzazione della rete idrica di distribuzione. Infatti, votando “SI” si abrogheranno gli articoli della legge che “obbligano” le società pubbliche, che gestiscono la rete idrica, a cedere almeno il 40% delle loro quote ai privati.

I sostenitori della privatizzazione si fanno forti dei numeri forniti dell’Istat, secondo i quali il nostro obsoleto sistema di distribuzione dell’acqua perde circa il 47% dell’acqua che trasporta e che quindi si deve ricorrere al capitale privato per investire e modernizzare il sistema.

A parole direi che sembra tutto giusto, ma ci sono un sacco di MA…

Il primo è che in tutti gli altri sistemi in cui si è assistito ad una privatizzazione non si sono avuti notevoli miglioramenti (Alitalia, FS, Poste Italiane, ecc…) quindi va smontato il mitico vademecum “pubblico = cattivo, privato = buono”.

Il secondo “MA” riguarda la pericolosità di assoggettare il bene acqua alle regole del mercato. Queste regole, infatti, prevedono che più si vende e più si guadagna e che minore è l’offerta rispetto alla domanda e maggiore sarà il prezzo di vendita. Queste regole applicate ad un bene importantissimo e limitato come l’acqua potrebbero creare delle situazioni a dir poco catastrofiche.

Il terzo ed ultimo “MA” è molto semplice. Chi vuole la privatizzazione del sistema di distribuzione dell’acqua mira a risolvere gli sprechi della Pubblica Amministrazione. Ma non sarebbe più sensato sostituire gli amministratori incompetenti invece che vendere ai privati??? Ma non solo, più che di vendita si dovrebbe parlare di svendita, infatti, le società pubbliche essendo obbligate a cedere il 40% delle loro quote si pongono sul mercato come dei contraenti debolissimi il che difficilmente porterà ad otterranno grossi guadagni da queste cessioni.

In sintesi:
VOTARE SI PER DIRE NO

giovedì 2 giugno 2011

Dei delitti e delle pene



Dei Delitti E Delle Pene
by Beccaria

My rating: 3 of 5 stars






Ovviamente con la professione che voglio fare questo è un libro che andava per forza letto. Per anni ho rimandato, ma alla fine mi sono deciso. Ovviamente è un libro di non facilissima lettura, sia per i temi trattati che per la modalità di scrittura, essendo un libro scritto nella seconda metà del 1700.

Non voglio annoiarvi nel raccontarvi chi fosse Cesare Beccaria, perché chiunque di voi, con una rapida occhiata su wikipedia, potrà farsi un’idea. Sicuramente questo libro è, per chi, come me, vede nella sanzione penale una funzione rieducativa, un punto fermo ed inamovibile del suo pensiero. Non deve, però, esserne sottostimata la lettura da tutti coloro che sostengono un orientamento diverso, in quanto da questa lettura potrebbero ricavarne un confronto ed una critica al loro modo di pensare. Nonostante si possano muovere delle critiche a Beccaria, alcuni punti del suo trattato sono assolutamente indiscutibili.

Altro aspetto di rilevante importanza é scoprire l'attualità di questo saggio, che acquista, in molti puniti, un valore significativo anche ai giorni nostri e che potrebbe fornire utili consigli sul come riformare la nostra mastodontica macchina giuridica.

"perché ogni pena non sia una violenza di uno o di molti contro un privato cittadino, dev'essere essenzialmente pubblica, pronta, necessaria, la minima delle possibili nelle date circostanze, proporzionata a' delitti, dettata dalle leggi"

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