giovedì 28 luglio 2011

3° edizione 3vs3 Atomico

Domenica 24 Luglio è andato in scena la terza edizione del torneo di basket 3vs3 organizzato dalla mia associazione sportiva, gli Atomic Flies Basket.



Rispetto all'anno scorso, quest’anno il torneo si è svolto al palazzetto dello sport di Chatillon. Abbiamo deciso di sacrificare l’atmosfera di un torneo all'aperto per far spazio alla sicurezza di svolgere il torneo. A tutti gli effetti la nostra scelta è stata premiata, infatti, abbiamo fatto il record di partecipanti al torneo (45).

Grazie al famosissimo “algoritmo di Berger” (in realtà utilizzando un programma del pc) abbiamo diviso le 12 squadre partecipanti al torneo, in due gironi. Le prime quattro di ogni girone avrebbero avuto accesso alle fasi eliminatorie.

Come tutti gli anni, oltre ad organizzare il torneo, ci ho partecipato con l’ormai consolidata Cupola (anche se quest’anno senza Rasta, sostituito da Vita). La prima partita del torneo è stata quasi una passeggiata per noi, ma da lì in avanti è stato un disastro. Rispetto agli altri anni scorsi abbiamo giocato veramente male, troppo individualmente, con troppa supponenza, in sostanza un disastro. Io in particolare non mi sono piaciuto, sono stato poco aggressive, in troppe occasioni ho calamitato il pallone senza giocare di squadra (solo ogni tanto ho illuminato con qualche assist), ma ancora peggio, non ho sostenuto e guidato la squadra emotivamente, non ho incoraggiato le mie bocche da fuoco, non ho sostenuto i miei compagni anche quando commettevano degli errori e sono stato poco umile (ovviamente il mio basso livello di gioco è stato sufficiente per rimettere in riga il Gatto di Marmo). Nonostante tutto ciò, abbiamo vinto 3 partite e ci siamo classificati terzi del girone accedendo alle fasi finali.

I quarti di finale sono stati la partita che meglio abbiamo giocato, nonostante fossimo nettamente inferiori, e forse anche per questo, abbiamo giocato con la giusta cattiveria ed abbiamo fatto sudare, un pochino, i Beppe, che poi arriveranno secondi.

Rivelazione del torneo sono stati i Cocks Bellavista, squadre che milita in CSI Open, che non solo si sono imposti nel girone B (l’anno scorso erano arrivati terzi) ma hanno battuto ai quarti i più blasonati Famigghia (con giocatori che militano o hanno militato in serie D e C) e si sono imposti anche nella finalina vincendo la medaglia di bronzo dimostrando intensità e voglia di vincere ed arrivando ad un soffio dal portarsi a casa anche l’Mvp del torneo.

La finale di quest’anno si è disputata tra la compagine casalinga dei Cick e Ciak (Rastelli, Lombard, Guzzon, Landry) e i blasonatissimi Beppe (tutti giocatori della serie D con l’aggiunta di Daniel Rossi Mvp dello scorso torneo). I Cick e Ciak, privi dell’assente Guzzon, sono riusciti ad imporsi per 24 a 20, grazie ad una prodezza del Mvp Landry, nella più bella finale di tutte le edizioni. Infatti, il primo anno nella finale non c’è stata storia, in quella del secondo abbiamo assistito ad uno scontro molto fisico, mentre in questa le due squadre hanno dato spettacolo alternandosi continuamente al comando.

Come già detto Mvp del torneo è stato nominato Landry vero matatore della competizione e della finale, dove ha illuminato il campo con assist spettacolari, con una difesa paurosa e con punti pesanti.

Come tutti gli anni non posso far altro che ringraziare tutti coloro che hanno partecipato alla manifestazione e tutti quelli che, facente parte o no della nostra associazione, ci hanno aiutato a realizzare una splendida giornata di basket. Non voglio star qui ad elencare tutti i nomi perché sicuramente ne dimenticherei qualcuno, ma un augurio speciale lo voglio fare alla nuova alta dirigenza che ha iniziato col botto ed al responsabile eventi, che alla sua prima esperienza si è dato molto da fare.

Fatevi e facciamoci un applauso, perché quest’anno siamo stati quasi perfetti, talmente perfetti che senza imprevisti la giornata è stata fin troppo tranquilla e noiosa :-D. Certo qualche errore c’è stato, ma in pochi se ne sono accorti. Unico neo della giornata, il fatto che un paio di squadre si siano un po’ troppo lamentate con gli arbitri e che abbiano mostrato poca sportività.

Ovviamente non si può non fare i complimenti ai Cick e Ciack che ci hanno fatto soffrire, sognare ed infine gioire; mai come questa volta si è sentito lo spirito di un gruppo forte e coeso, in quei 15 minuti non c’eravate solo voi in campo ma anche noi a sostenervi. E’ stato bellissimo sentire quell'atmosfera elettrica che si respirava nel palazzetto spaccato in due, con gli Aostani a tifare i loro compagni ed il mondo Atomico a tifare i Cick e Ciack. Grazie veramente per le emozioni che ci avete fatto provare e soprattutto grazie per aver spostato, almeno per un giorno, la capitale del basket valdostano da Aosta a Chatillon.

Ps: ecco una piccola curiosità, il nome della squadra vincente deriva da questo video.

martedì 26 luglio 2011

10 anni Atomici

Sabato 9 Luglio, la mia società/squadra di basket ha festeggiato i suoi 10 anni di attività. Ovviamente era nelle nostre intenzioni fare una bella festa tra tutti coloro che avevano, in qualche modo, partecipato alla nostra attività associativa.

Dopo un lunghissimo giro di telefonate, siamo riusciti ad organizzare una partita tra gli Atomic Meteore (cioè tutti coloro che hanno almeno una volta indossato la mitica maglia degli Atomic Flies Basket) e gli Atomic Original (cioè tutti coloro che hanno giocato quest’anno).

La partita è stata suddivisa in 4 quarti da 20 minuti l’uno (non giocavamo con il tempo effettivo) ed è stata molto divertente e combattuta, infatti, abbiamo vinto (Atomic Original) di un punto allo scadere, ma soprattutto si è potuto intravedere del buon basket. Ovviamente per renderla più combattuta la partita, i primi 10 minuti gli Atomic Original hanno messo in campo una formazione che oserei definire imbarazzante. Infatti, il quintetto prevedeva Bonny Centro, Il Druido Ala Grande, Pivo Guardia Tiratrice, Alex Ala Piccola e Tzan Play; il che ha portato gli Atomic Meteore ad imporsi con un parziale di 20 a 4.

Finita la partita ci siamo tutti diretti a Perolle presso la sede degli Alpini, dove avevamo organizzato una grigliata con a seguire Dj Cic e Ciac :-D.

Finita l’ottima grigliata cucinata dagli chef Atomici ho fatto un piccolo discorso di ringraziamento nella qualità di ex vice presidente ed ho fatto una piccola battuta su ognuno degli Atomic presenti, in modo da farsi due risate (o per lo meno spero che sia stato divertente) e poi da buon rappresentante della vecchia dirigenza ho introdotto e presentato a tutti la nuova.

Finito il discorso ci siamo scatenati nelle danze, grazie ad uno strepitoso Dj Kev e come ciliegina sulla torta è arrivato l’ex presidente nonché attuale presidente onorario che ci ha comunicato che si sposerà. Sono rimasto veramente colpito da questa notizia, perché per me il The President è come un fratello maggiore che conosco da una vita e sono veramente molto felice per lui ed ovviamente anche per lei.



In conclusione di questo post mi preme ringraziare tutti i partecipanti alla festa, sono rimasto veramente colpito dal gran numero di adesioni, e la cosa mi ha reso felice, perché è come se un po’ di Atomic fosse rimasto dentro tutti. Mi sembra anche doveroso ringraziare tutti, ma proprio tutti, coloro che ci hanno permesso di creare questa società e di portarla avanti per 10 anni, perché senza di voi non ci saremmo mai riusciti, grazie a tutti voi siamo riusciti a trasformare una squadretta di basket in una vera e propria famiglia; è vero c’è stato qualche divorzio e qualche litigio, ma sempre di famiglia si tratta. Ovviamente spero che questo possa essere solo l’inizio e che grazie a voi e magari ad alcuni volti nuovi si possa continuare a far battere il cuore Atomic nel paese dei Castelli.

Sono onorato di aver solcato il campo con voi tutti, di aver sudato e lottato insieme a voi, di aver gioito e di essermi arrabbiato, di avervi guidato con allenatore e come capitano, di essere stato il vostro vice presidente ma sopratutto di essere vostro amico. E sono molto contento di essermi un pochino defilato per far avanzare il nuovo corso, per far nascere nuove idee e per crescere ancora una volta tutti assieme. Ma non preoccupatevi, perché come un vecchio marinaio innamorato del mare, non ho intenzione di abbandonare la nave e sarò sempre lì in dirigenza a consigliarvi ed in campo a sudare e lottare con voi.

Come conclusione mi sembra appropriato citare alcune frasi di commiato dell’ex presidente:

Lascio con l'orgoglio di chi ha creato qualcosa di importante a cui i più davano 2 anni di vita ed invece zitti con la coda tra le gambe ne hanno visti passare 10 vedendo creare manifestazioni ed altro. Lascio con serenità e consapevolezza di aver costruito qualcosa di importante e la fortuna e l'orgoglio di chi per strada a trovato persone speciali come voi che hanno reso possibile tutto quello che è stato fatto e che soprattutto sono diventati un gruppo di amici sempre unito ed affiatato nel bene e nel male.

mercoledì 20 luglio 2011

Grazie caro papà

Il primo pomeriggio di quel 23 maggio studiavo a casa dei miei genitori, preparavo l’esame di diritto commerciale, ero esattamente allo “zenit” del mio percorso universitario. Mio padre era andato, da solo e a piedi, eludendo come solo lui sapeva fare i ragazzi della scorta, dal barbiere Paolo Biondo, nella via Zandonai, dove nel bel mezzo del “taglio” fu raggiunto dalla telefonata di un collega che gli comunicava dell’attentato a Giovanni Falcone lungo l’autostrada Palermo-Punta Raisi.

Ricordo bene che mio padre, ancora con tracce di schiuma da barba sul viso, avendo dimenticato le chiavi di casa bussò alla porta mentre io ero già pietrificato innanzi la televisione che in diretta trasmetteva le prime notizie sull’accaduto. Aprii la porta ad un uomo sconvolto, non ebbi il coraggio di chiedergli nulla né lui proferì parola.

Si cambiò e raccomandandomi di non allontanarmi da casa si precipitò, non ricordo se accompagnato da qualcuno o guidando lui stesso la macchina di servizio, nell’ospedale dove prima Giovanni Falcone, poi Francesca Morvillo, gli sarebbero spirati tra le braccia. Quel giorno per me e per tutta la mia famiglia segnò un momento di non ritorno. Era l’inizio della fine di nostro padre che poco a poco, giorno dopo giorno, fino a quel tragico 19 luglio, salvo rari momenti, non sarebbe stato più lo stesso, quell’uomo dissacrante e sempre pronto a non prendersi sul serio che tutti conoscevamo.

Ho iniziato a piangere la morte di mio padre con lui accanto mentre vegliavamo la salma di Falcone nella camera ardente allestita all’interno del Palazzo di Giustizia. Non potrò mai dimenticare che quel giorno piangevo la scomparsa di un collega ed amico fraterno di mio padre ma in realtà è come se con largo anticipo stessi già piangendo la sua.

Dal 23 maggio al 19 luglio divennero assai ricorrenti i sogni di attentati e scene di guerra nella mia città ma la mattina rimuovevo tutto, come se questi incubi non mi riguardassero e soprattutto non riguardassero mio padre, che invece nel mio subconscio era la vittima. Dopo la strage di Capaci, eccetto che nei giorni immediatamente successivi, proseguii i miei studi, sostenendo gli esami di diritto commerciale, scienze delle finanze, diritto tributario e diritto privato dell’economia. In mio padre avvertivo un graduale distacco, lo stesso che avrebbero percepito le mie sorelle, ma lo attribuivo (e giustificavo) al carico di lavoro e di preoccupazioni che lo assalivano in quei giorni. Solo dopo la sua morte seppi da padre Cesare Rattoballi che era un distacco voluto, calcolato, perché gradualmente, e quindi senza particolari traumi, noi figli ci abituassimo alla sua assenza e ci trovassimo un giorno in qualche modo “preparati” qualora a lui fosse toccato lo stesso destino dell’amico e collega Giovanni.

La mattina del 19 luglio, complice il fatto che si trattava di una domenica ed ero oramai libero da impegni universitari, mi alzai abbastanza tardi, perlomeno rispetto all’orario in cui solitamente si alzava mio padre che amava dire che si alzava ogni giorno (compresa la domenica) alle 5 del mattino per “fottere” il mondo con due ore di anticipo. In quei giorni di luglio erano nostri ospiti, come d’altra parte ogni estate, dei nostri zii con la loro unica figlia, Silvia, ed era proprio con lei che mio padre di buon mattino ci aveva anticipati nel recarsi a Villagrazia di Carini dove si trova la residenza estiva dei miei nonni materni e dove, nella villa accanto alla nostra, ci aveva invitati a pranzo il professore “Pippo” Tricoli, titolare della cattedra di Storia contemporanea dell’Università di Palermo e storico esponente dell’Msi siciliano, un uomo di grande spessore culturale ed umano con la cui famiglia condividevamo ogni anno spensierate stagioni estive.

Mio padre, in verità, tentò di scuotermi dalla mia “loffia” domenicale tradendo un certo desiderio di “fare strada” insieme, ma non ci riuscì. L’avremmo raggiunto successivamente insieme agli zii ed a mia madre. Mia sorella Lucia sarebbe stata impegnata tutto il giorno a ripassare una materia universitaria di cui avrebbe dovuto sostenere il relativo esame il giorno successivo (cosa che fece!) a casa di una sua collega, mentre Fiammetta, come è noto, era in Thailandia con amici di famiglia e sarebbe rientrata in Italia solo tre giorni dopo la morte di suo padre.

Non era la prima estate che, per ragioni di sicurezza, rinunciavamo alle vacanze al mare; ve ne erano state altre come quella dell’85, quando dopo gli assassini di Montana e Cassarà eravamo stati “deportati” all’Asinara, o quella dell’anno precedente, nel corso della quale mio padre era stato destinatario di pesanti minacce di morte da parte di talune famiglie mafiose del trapanese. Ma quella era un’estate particolare, rispetto alle precedenti mio padre ci disse che non era più nelle condizioni di sottrarsi all’apparato di sicurezza cui, soprattutto dolo la morte di Falcone, lo avevano sottoposto, e di riflesso non avrebbe potuto garantire a noi figli ed a mia madre quella libertà di movimento che negli anni precedenti era riuscito ad assicurarci.

Così quell’estate la villa dei nonni materni, nella quale avevamo trascorso sin dalla nostra nascita forse i momenti più belli e spensierati, era rimasta chiusa. Troppo “esposta” per la sua adiacenza all’autostrada per rendere possibile un’adeguata protezione di chi vi dimorava. Ricordo una bellissima giornata, quando arrivai mio padre si era appena allontanato con la barchetta di un suo amico per quello che sarebbe stato l’ultimo bagno nel “suo” mare e non posso dimenticare i ragazzi della sua scorta, gli stessi di via D’Amelio, sulla spiaggia a seguire mio padre con lo sguardo e a godersi quel sole e quel mare.

Anche il pranzo in casa Tricoli fu un momento piacevole per tutti, era un tipico pranzo palermitano a base di panelle, crocché, arancine e quanto di più pesante la cucina siciliana possa contemplare, insomma per stomaci forti. Ricordo che in Tv vi erano le immagini del Tour de France ma mio padre, sebbene fosse un grande appassionato di ciclismo, dopo il pranzo, nel corso del quale non si era risparmiato nel “tenere comizio” come suo solito, decise di appisolarsi in una camera della nostra villa. In realtà non dormì nemmeno un minuto, trovammo sul portacenere accanto al letto un cumulo di cicche di sigarette che lasciava poco spazio all’immaginazione.

Dopo quello che fu tutto fuorché un riposo pomeridiano mio padre raccolse i suoi effetti, compreso il costume da bagno (restituitoci ancora bagnato dopo l’eccidio) e l’agenda rossa della quale tanto si sarebbe parlato negli anni successivi, e dopo avere salutato tutti si diresse verso la sua macchina parcheggiata sul piazzale limitrofo le ville insieme a quelle della scorta. Mia madre lo salutò sull’uscio della villa del professore Tricoli, io l’accompagnai portandogli la borsa sino alla macchina, sapevo che aveva l’appuntamento con mia nonna per portarla dal cardiologo per cui non ebbi bisogno di chiedergli nulla. Mi sorrise, gli sorrisi, sicuri entrambi che di lì a poche ore ci saremmo ritrovati a casa a Palermo con gli zii.

Ho realizzato che mio padre non c’era più mentre quel pomeriggio giocavo a ping pong e vidi passarmi accanto il volto funereo di mia cugina Silvia, aveva appena appreso dell’attentato dalla radio. Non so perché ma prima di decidere il da farsi io e mia madre ci preoccupammo di chiudere la villa. Quindi, mentre affidavo mia madre ai miei zii ed ai Tricoli, sono salito sulla moto di un amico d’infanzia che villeggia lì vicino ed a grande velocità ci recammo in via D’Amelio.

Non vidi mio padre, o meglio i suoi “resti”, perché quando giunsi in via D’Amelio fui riconosciuto dall’allora presidente della Corte d’Appello, il dottor Carmelo Conti, che volle condurmi presso il centro di Medicina legale dove poco dopo fui raggiunto da mia madre e dalla mia nonna paterna. Seppi successivamente che mia sorella Lucia non solo volle vedere ciò che era rimasto di mio padre, ma lo volle anche ricomporre e vestire all’interno della camera mortuaria. Mia sorella Lucia, la stessa che poche ore dopo la morte del padre avrebbe sostenuto un esame universitario lasciando incredula la commissione, ci riferì che nostro padre è morto sorridendo, sotto i suoi baffi affumicati dalla fuliggine dell’esplosione ha intravisto il suo solito ghigno, il suo sorriso di sempre; a differenza di quello che si può pensare mia sorella ha tratto una grande forza da quell’ultima immagine del padre, è come se si fossero voluti salutare un’ultima volta.

La mia vita, come d’altra parte quella delle mie sorelle e di mia madre, è certamente cambiata dopo quel 19 luglio, siamo cresciuti tutti molto in fretta ed abbiamo capito, da subito, che dovevamo sottrarci senza “se” e senza “ma” a qualsivoglia sollecitazione ci pervenisse dal mondo esterno e da quello mediatico in particolare. Sapevamo che mio padre non avrebbe gradito che noi ci trasformassimo in “familiari superstiti di una vittima della mafia”, che noi vivessimo come figli o moglie di ….., desiderava che noi proseguissimo i nostri studi, ci realizzassimo nel lavoro e nella vita, e gli dessimo quei nipoti che lui tanto desiderava. A me in particolare mi chiedeva “Paolino” sin da quando avevo le prime fidanzate, non oso immaginare la sua gioia se fosse stato con noi il 20 dicembre 2007, quando è nato Paolo Borsellino, il suo primo e, per il momento, unico nipote maschio.

Oggi vorrei dire a mio padre che la nostra vita è sì cambiata dopo che ci ha lasciati ma non nel senso che lui temeva: siamo rimasti gli stessi che eravamo e che lui ben conosceva, abbiamo percorso le nostre strade senza “farci largo” con il nostro cognome, divenuto “pesante” in tutti i sensi, abbiamo costruito le nostre famiglie cui sono rivolte la maggior parte delle nostre attenzioni come lui ci ha insegnato, non ci siamo “montati la testa”, rischio purtroppo ricorrente quando si ha la fortuna e l’onore di avere un padre come lui, insomma siamo rimasti con i piedi per terra. E vorrei anche dirgli che la mamma dopo essere stata il suo principale sostegno è stata in questi lunghi anni la nostra forza, senza di lei tutto sarebbe stato più difficile e molto probabilmente nessuno di noi tre ce l’avrebbe fatta.

Mi piace pensare che oggi sono quello che sono, ossia un dirigente di polizia appassionato del suo lavoro che nel suo piccolo serve lo Stato ed i propri concittadini come, in una dimensione ben più grande ed importante, faceva suo padre, indipendentemente dall’evento drammatico che mi sono trovato a vivere.

D’altra parte è certo quello che non sarei mai voluto diventare dopo la morte di mio padre, una persona che in un modo o nell’altro avrebbe “sfruttato” questo rapporto di sangue, avrebbe “cavalcato” l’evento traendone vantaggi personali non dovuti, avrebbe ricoperto cariche o assunto incarichi in quanto figlio di …. o perché di cognome fa Borsellino. A tal proposito ho ben presente l’insegnamento di mio padre, per il quale nulla si doveva chiedere che non fosse già dovuto o che non si potesse ottenere con le sole proprie forze. Diceva mio padre che chiedere un favore o una raccomandazione significa mettersi nelle condizioni di dovere essere debitore nei riguardi di chi elargisce il favore o la raccomandazione, quindi non essere più liberi ma condizionati, sotto il ricatto, fino a quando non si restituisce il favore o la raccomandazione ricevuta.

Ai miei figli, ancora troppo piccoli perché possa iniziare a parlargli del nonno, vorrei farglielo conoscere proprio tramite i suoi insegnamenti, raccontandogli piccoli ma significativi episodi tramite i quali trasmettergli i valori portanti della sua vita.

Caro papà, ogni sera prima di addormentarci ti ringraziamo per il dono più grande, il modo in cui ci hai insegnato a vivere.

MANFREDI BORSELLINO

(La testimonianza del figlio del giudi chiude il libro “Era d’estate”, curato dai giornalisti Roberto Puglisi e Alessandra Turrisi- Pietro Vittorietti editore)


venerdì 15 luglio 2011

3vs3 Ponte-Saint-Martin

Domenica scorsa ho partecipato ad un altro torneo 3vs3 di basket, questa volta a Ponte Saint-Martin, anche se ero parecchio provato dalla festa e dalla partita per i dieci anni degli Atomic Flies Basket (ma di questo scriverò più avanti).

Tornando al torneo devo dire che la manifestazione era molto più amichevole di altri tornei a cui ho partecipato. Il torneo si è svolto nella piazza principale di Ponte su dei campi fatti alla buona, che, però, mi hanno comunque permesso di divertirmi.

Io ho giocato con Bonny e Landry, mentre Kev ha giocato con altri due, in modo da riuscire a fare 6 squadre, per poter fare un girone all'italiana con solo le andate. Il torneo non prevedeva né fasi finali ne premi, in sostanza si giocava per l’onore e per la gloria :-D

La prima partita l’abbiamo vinta abbastanza facilmente, in quanto nessuno degli avversari era in grado di marcarmi in post basso e perché ho annullato il mio diretto avversario (stoppato 3 volte). La seconda è stata leggermente più combattuta, ma con l’aiuto dei miei compagni di squadra l’abbiamo portata a casa.


La terza partita vinta è stata, invece, la più ostica. I nostri avversari erano di tutto rispetto e ci hanno messo notevolmente in difficoltà e siamo riusciti a spuntarla solo all'ultimo tiro. In questa partita il mio marcatore (Andrea Frison) mi ha letteralmente fatto impazzire, ogni canestro doveva essere un’invenzione e per contenerlo ho dovuto impegnarmi al massimo. La quarta vittoria è quasi esclusivamente merito dei miei compagni di squadra che l’hanno vinta quasi da soli.


Poi, per concludere il torneo sono arrivate due sconfitte consecutive. La prima per colpa mia, infatti, mi sono trovato a marcare un lungo, ma lungo lungo, con una mano eccezionale dalla distanza, cosa che mi ha completamente spiazzato. Come se non bastasse a metà partita le mie ginocchia sono entrate in sciopero e quindi la capitolazione era inevitabile. L’ultima sconfitta l’abbiamo patita con la squadra più forte del torneo. Anzi, sarebbe meglio parlare di umiliazione piuttosto che di sconfitta, infatti, la stanchezza e la superiorità tecnica degli avversari non ci hanno permesso di entrare mai in partita.


Finito il torneo, stremati dalla fatica e dal caldo è scattato il momento del gelato e dopo essermi “lavato” alla buona, dritti alla stazione a prendere il treno in direzione casa.

Nel complesso una bella giornata di basket ed un bel torneo, anche se alla buona, con la soddisfazione di aver vinto 4 partite su 6

lunedì 11 luglio 2011

Youngball Adunata Internazionale

Tre settimane fa, grazia all’informazione datami da uno dei miei compagni alla SSPL di Torino, ho avuto il piacere di partecipare ad un torneo di basket 3vs3 organizzato dalla palestra popolare Youngball di Collegno.

Il torneo si è svolto nel parco Generale dalla Chiesa, in quella che viene comunemente chiamata il Vascone, e si 
è svolto in due giorni, con il sabato dedicato alle fasi eliminatorie e la domenica alle fasi finali. Inoltre vi era la possibilità di campeggiare nel parco e di assistere ad un concerto nella notte tre sabato e domenica.

Quindi come da programma siamo partiti, io ed i miei compagni di avventura (Ga, Il  Barone ed il Druido), da Chatillon in tarda mattinata.

Arrivati nel luogo dove si svolgeva il torneo ci siamo scassati una bella piadina e ci siamo preparati per iniziare le partite. Non avevamo molte aspettative, eravamo lì per divertirci. Ovviamente siamo stati dei fortunelli e ci siamo beccati il girone più difficile dei 4. Nonostante ciò abbiamo vinto tutte le partite con tranquillità, tranne due, una che abbiamo vinto ai tiri liberi, perché il punteggio era in parità allo scadere del tempo, ed una vinta con tiro allo scadere di Diego. Posso tranquillamente affermare che abbiamo dominato la prima fase esprimendo un ottimo basket corale ed individuale e dimostrando la nostra superiorità tecnica, in pratica abbiamo messo in campo il miglior basket del torneo.

Finite le prime fasi abbiamo preferito dirigerci verso la mia casa di Torino, visto che non ci sembrava il caso di campeggiare in un parco presidiato dagli squatter e perché necessitavamo di una doccia. Quindi dopo esserci lavati siamo andati a mangiare una pizza ed abbiamo avuto la brillante idea di andare in Vodkeria.

Siamo entrati come dei Duca-Conti, chiedendo informazioni sulla vodka e facendo alcuni assaggi, ma ovviamente, poco dopo ci siamo fatti riconoscere. Infatti, nella serata ad ogni drink veniva assegnato un numero la cui estrazione permetteva di vincere un biglietto per assistere alla performance di CarlCox. Ovviamente, con molta fortuna, abbiamo vinto il primo biglietto, e dopo aver scoperto che CalrCox era un dj tecno ci siamo rivenduti il biglietto in cambio di un giro di bevute. Non contenti abbiamo ordinato ancora da bere e siamo riusciti a vincere un altro biglietto, che ancora una volta, abbiamo barattato in cambio di chupito. Per concludere la serata siamo andati al Margò a bere ancora una giro, dove sono riuscito a farmi cazziare da un balcone perché facevo troppo casino.

Il giorno dopo, un po’ intontiti, ci siamo diretti verso Collegno per le fasi finali. I quarti di finale, nonostante la vodka in corpo, sono stati abbastanza facili, mentre le semifinali le abbiamo vinte con maggiori difficoltà, affrontando una delle squadre più forti del torneo, menomata da infortuni. In finale invece ci siamo trovati di fronte alla squadra che si era piazzata seconda nel nostro girone, ma con in più un altro rinforzo.

I nostri avversari hanno cominciato a giocare a pugni e non a basket. Si limitavano ad eseguire fallo sistematico in ogni situazione di possibile canestro ed a menare duro su ogni possesso. Noi saremmo potuti scendere al loro livello, ma eravamo lì per divertirci ed abbiamo preferito lasciar perdere lasciandoli vincere.

Nel complesso è stato un bellissimo torneo, molto ben organizzato, l’unica pecca sono stati gli orari, infatti, le fasi preliminari si sono giocate dalle 14 alle 18 e le finali dalle 12 alle 15… veramente troppo caldo.

martedì 5 luglio 2011

Esiste il carcere a vita?

In una recente cena con degli amici, ci siamo trovati a parlare dell'ergastolo, e mi sono reso conto che in materia c'è molta confusione, quindi mi sembra giusto cercare di fornire una piccola spiegazione di quest’istituto di diritto penale tanto discusso.

“La pena dell’ergastolo è perpetua ed è scontata in uno degli stabilimenti a ciò destinati, con l’obbligo di lavoro e l’isolamento notturno. Il condannato all’ergastolo può essere ammesso al lavoro all’aperto” (art 22 c.p.).

Particolarmente complessa è la controversa compatibilità dell'ergastolo con i principi Costituzionali ed in particolare con il principio della rieducazione del reo espressa dall’art 27 comma 3 Cost. La Corte Costituzionale lo ha ritenuto legittimo in base alla motivazione che la funzione della pena non è solo quella del riadattamento sociale dei delinquenti, ma pure la prevenzione generale, la difesa sociale, e la neutralizzazione a tempo indeterminato di determinati delinquenti.

Anche a causa di queste problematiche non sono molti, nel nostro ordinamento i reati puniti con la pena dell'ergastolo, uno su tutti il sequestro di persona che provoca la morte del sequestrato.

La natura perpetua dell’ergastolo è andata sempre più ridimensionandosi, per cui il problema della sua costituzionalità si è sdrammatizzato.

Il condannato può essere ammesso alla liberazione condizionata dopo aver scontato 26 anni di pena (art. 176, comma 3 c.p.) e l’ammissione a tale beneficio è da considerarsi “dovuta” a seguito dell’avvenuta giurisdizionalizzazione dell’istituto.

Gli art. 14 e 18 della L. 663/86 hanno esteso agli ergastolani la semilibertà e la liberazione anticipata. La stessa legge consente che ai fini del computo dei vent’anni di pena espiati che fanno da presupposto per l’ammissibilità al regime di semilibertà, possano venire detratti 45 giorni per ogni semestre di pena scontata se il condannato partecipa alla rieducazione.

Dopo 10 anni sono concedibili permessi premio per non più di 45 giorni l’anno. Ora siccome il nuovo art 53 bis dell’ord. pen. stabilisce che il tempo trascorso in permesso è computato ad ogni effetto della durata della pena espiata, può accadere che un ergastolano venga rimesso in libertà dopo 15 anni avendo già beneficiato dei 255gg di permesso e venga libertà condizionalmente dopo 19 anni e sei mesi avendo già usufruito di 428 giorni di permesso.

La Corte Cost. ha stabilito che l’ergastolo non è ammissibile per i minori. Un altro problema di costituzionalità si ha per quanto riguarda il principio espresso dalla suprema corte in base al quale “le sanzioni fisse non appaiono in armonia col volto costituzionale”. Si tratta quindi di verificare se le attuali previsioni normative risultino prive d’elasticità proporzionante o congrua rispetto all’intera gamma dei fatti tipizzati nella fattispecie sanzionata con la massima pena.

Ecco quindi perché nella pratica sono pochi i detenuti a scontare la pena del carcere a vita, ma vi ricordi che il nostro sistema penale si basa sulla rieducazione del reo e non sulla mera punizione del condannato.

Ps: per dovere di cronaca mi sembra giusto evidenziare che il nostro ordinamento penale prevede una sanzione ancora più gravosa dell'ergastolo, e cioè l'ergastolo con isolamento diurno a cui possono essere applicate tutta una serie ulteriori di restrizioni per quanto riguarda i colloqui, l'ora d'aria, ecc...