mercoledì 31 agosto 2011

Le mode col suffisso ING e non solo

Come ogni estate che si rispetti è tempo di mode, ma mentre fino a qualche anno fa si parlava soltanto di accessori da indossare al mare, in spiaggia e nelle calde serate di agosto; oppure di gergo e linguaggio, da qualche anno a questa parte, grazia ai social network, sono esplose altre manie, che si diffondono via web.

L’anno scorso vi avevo parlato dell’assurda, stupida e pericolosissima mania del Balconing; moda estremamente pericolosa nata in Spagna. Quest’anno abbiamo assistito a tre mode che spopolano sul web:

La prima nasce in Australia e si chiama Planking


La seconda nasce in America e si chiama Leisure Dive


La terza, e più recente e si chiama Owling


Andando con ordine, il planking consiste nel distendersi a pancia in giù e nello stare rigidi nei posti più disparati per farsi fotografare da amici e parenti. Il Leisure Dive consiste nel tuffarsi dai trampolini di una piscina simulando pose rilassate. Il più recente, l’Owling, consiste nel farsi fotografare appollaiati come Gufi.
Queste mode impazzano sul web di tutto il mondo, anche se, a dire il vero, in Italia il fenomeno è abbastanza irrilevante. Come succede da qualche anno a questa parte, tutto quello che nasce sul web, viene bollato come stupido, cretino, pericoloso, malvagio, ecc… (vi ricordate lo scandalo si youtube?).

Ebbene, io ci andrei con calma prima di giudicare. Non è paragonabile il saltare da un balcone verso uno specchio d’acqua al farsi fotografare in pose strane. Certo, voi obbietterete che a causa del Planking ci sono stati dei morti e dei feriti; questo è vero, ma anche in auto ci sono morti e feriti, ma non per questo si smette di guidare. Quello che conta è il giudizio e l’intelligenza di una persona ed anche nel Palnking, come nella vita, vale un vecchio adagio che recita così: “la mamma dei cretini è sempre incinta”. Il Planking, l’Owling o il Leisure Dive non sono per nulla pericolosi se fatti con giudizio. E’ molto più pericoloso andare in auto, in moto o semplicemente attraversare la strada, quindi consiglierei ai bacchettoni di farsela una cazzo di risata e di smetterla di bollare come pericoloso tutto ciò che esce dai canoni di normalità.

Ovviamente se vi state chiedendo che senso hanno queste mode la risposta è semplice: "Non hanno nessun senso", sono una moda guascona e divertente per scherzare e farsi due risate. Non tutto deve avere una logica, non tutto deve avere un significato; ci possono anche essere delle cose che si fanno tanto per fare.

Ovviamente sono anche io diventato un adepto del Planking mentre non mi sono interessato dell’Owling, che trovo meno simpatico e del Leisure Dive, perché non posseggo una piscina e quindi tutte le foto risulterebbero banali.

Ecco alcuni miei scatti che mi vedono come protagonista :-D



giovedì 25 agosto 2011

Teorie e Pratica

La teoria è quando si sa tutto ma non funziona niente. La pratica è quando funziona tutto ma non si sa il perché. In ogni caso si finisce sempre con il coniugare la teoria con la pratica: non funziona niente e non si sa il perché.
Albert Einstein

mercoledì 24 agosto 2011

Non è stato facile cadere così in basso


Non è stato facile cadere così in bassoNon è stato facile cadere così in basso by Flavio Oreglio
My rating: 1 of 5 stars

Sono rimasto tremendamente deluso da questo libro. Prima che possiate cominciare a brontolare, vi dico che so benissimo che Flavio Oreglio non poteva scrivere un best seller, ma io avevo iniziato la lettura di questo libro, come libro spensierato da treno, aspettandomi le sue solite poesie catartiche o cose simili.
Invece mi sono trovato di fronte ad una sorta di saggio di analisi introspettiva della nostra società... saggio per altro fatto anche malino, molto confusionario e soprattutto un pochino campato per aria.
Scrivendo queste cose non voglio di certo fare il sostenuto e lo snob, ma fidatevi che alcuni suoi ragionamenti (vedi quello sull'intelligenza) non si possono proprio leggere ed altri, per contrapposizione sono ovvi e scontati.
In sostanza un brutto libro di cui sconsiglio la lettura.


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martedì 9 agosto 2011

Violenza non giusta, ma forse giustificata

Vorrei iniziare chiedendo scusa a tutti coloro che potranno sentirsi offesi da questo mio post, spero che non ve la prendiate e che interpretiate le mie parole nel modo giusto. Prendetelo come uno di quei discorsi filosofici fatti da quei ben pensanti a pancia piena; solo che nel mio di ragionamento di “buono” c’è molto, ma molto poco.

Prima di continuare a scrivere voglio rassicurarvi dicendovi che sono un convintissimo “non violento”, non ho mai fatto a botte con nessuno, né gesti violenti di rappresaglia; quindi calmatevi e riflettete dopo aver letto quello che scriverò, e non gridate subito al Black Block, Squatter, Anarchico, ecc… o al termine che utilizzate di solito in questi casi.

Per scrivere questo post ho preso spunto da quello che sta accadendo ed è accaduto nel nostro paese. Giustamente voi vi starete chiedendo a cosa mi riferisco, visto che nel paese della pizza, degli spaghetti e del mandolino succedono moltissime cose. Beh in particolare mi riferisco alle proteste dei Book Block e dei No Tav. Ma andiamo con ordine.

Ritengo che la nostra sia una società puritana e perbenista, ma soprattutto ipocrita e falsa. Non vengono mai analizzate le situazioni nel loro complesso, ma ci si limita a ragionare per stereotipi e per etichette. Tutto ciò che viene etichettato come sbagliato, resta sbagliato a prescindere da tutto (magari il gesto in sé è pure sbagliato, ma andrebbe analizzato nella sua complessità e nelle sue possibili giustificazioni).

Fatemi spiegare meglio. La nostra società classifica come “male” tutto ciò che è violenza o reazione fisica, tanto è vero che per non sconvolgere l’opinione pubblica anche la guerra ha cambiato nome ed ora la si deve chiamare “missione di pace”. Io sono perfettamente d’accordo che la violenza pura e cruda, la c.d. legge della giungla, sia sbagliata e vada punita, contenuta e nel limite del possibile eliminata (vedi ultras alle partite). Ma non ritenete che in alcuni casi la violenza, anche se non giusta, possa essere giustificata?

Tutti ci ricordiamo gli scontri di piazza tra gli studenti e la polizia ed ancora più vive nelle nostre menti sono le immagini dei No Tav che assaltano le forze dell’ordine. Tutti abbiamo provato sdegno per il lancio di san pietrini e di bottiglie, tutti siamo inorriditi vedendo ragazzi coperti da caschi e giacche da moto lanciarsi contro la polizia. Siamo rimasti così tanto terrorizzati e paralizzati che ci siamo dovuti subito inventare una giustificazione…. “Si sono infiltrati i Black Block”….

Mi spiace deludervi, ma nelle piazze o sulle montagne della Val Susa non c’erano fantomatici anarchici del nord Europa, ma ragazzi italiani che non ne possono più di non essere ascoltati; quegli stessi ragazzi che vedete a spasso con il cane, a far colazione al mattino, o seduti vicino a voi in mensa. Pensate non si vero quello che sto dicendo? Leggete le dichiarazioni riportate dai giornali o guardatevi i video. Io in particolare sono stato colpito dalla frase pronunciata da una signora sulla sessantina, quando i ragazzi della Val Susa si sono scagliati contro la polizia:

“Andate ragazzi… fategli il culo”.

E’ vero, in mezzo ad una manifestazione ci sarà sempre qualche scalmanato che vuole solo fare casino, ma la stra grande maggioranza sono persone come me o come te che stai leggendo. Forse prima di condannare tutto e tutti a spada tratta non sarebbe il caso di domandarsi come si è arrivati a tutto questo???? Non pensate sia normale che delle persone che per anni ed anni non sono mai state prese minimamente in considerazione, nonostante tutto quello che hanno fatto, reagiscano in modo violento per farsi ascoltare. Non pensate che l’incapacità della nostra politica che sfocia in un dissenso mai ascoltato trasformi automaticamente questo dissenso in violenza???? Credete che voi non fareste lo stesso???? Chiunque posto di fronte all'indifferenza abbandonerà il sentiero del lecito… CHIUNQUE… E’ l’evoluzione naturale delle cose, se stando nel giusto, nessuno mi ascolta proverò altre strade.

Lo so, quello che sto dicendo può essere molto pericoloso, perché può incitare chiunque a farsi valere a suon di botte, ma non siate così vili e ristretti, contestualizzate le mie affermazioni in tutto il corpo del discorso. Non sto generalizzando, ma mi riferisco a due "categorie" che le hanno provate veramente tutte, prima di esplodere in quei moti di violenza. Ripeto, non credo che la violenza possa essere giusta, ma che possa essere giustificata sì.

Datemi pure del folle, del visionario, del violento, ma ricordatevi che le più grande rivoluzioni, i più grandi mutamenti della storia, sono iniziati da un gesto violento. Non mi sembra che la rivoluzione francese sia stato un grande comizio e neppure la guerra d’indipendenza Americana; non mi sembra che Che Guevara fosse un filosofo ben pensate che predicava dalla sua poltrona di velluto rosso; non credo che il movimento sessantottino si basasse su delle pacche sulle spalle o che le recentissime ribellioni del nord Africa siano state dei dibattiti. Potrei continuare, ma mi sembra inutile e prolisso.

Dove volevo arrivare con questo post? Beh, di preciso non lo so neanche io, il mio voleva semplicemente essere uno spunto, una riflessione, un modo per far capire che il mondo non è solo bianco e nero, ma c’è anche il grigio.

giovedì 4 agosto 2011

L'arte della guerra

Tutte le guerre sono basate sull’inganno, quindi, quando possiamo attaccare dobbiamo sembrare incapaci, quando usiamo le nostre forze dobbiamo sembrare passivi, quando siamo vicini dobbiamo far credere al nemico di essere lontani, quando siamo lontani dobbiamo fargli credere di essere vicini, lanciate l’esca per attirare il nemico, fingete scompiglio e schiacciatelo.
San Tzu - L’arte della guerra

martedì 2 agosto 2011

24 ore di basket

Venerdì scorso ho preso parte a quella che avrebbe dovuto essere una 24 ore di basket organizzata da alcuni ragazzi ad Ivrea. Dico: “avrebbe dovuto essere”, per due semplici ragioni; la prima è che la manifestazione era “abusiva”, nel senso che non erano state chieste le autorizzazioni necessarie, ma forse sarebbe più corretto definirla una serata/giornata di basket fra amici.

Non vi preoccupate, a noi è andata molto meglio rispetto alla manifestazione dei No TAV, nessuno è venuto a manganellarci. L’unico inconveniente sono state le zanzare che mi hanno massacrato.

Il secondo motivo per cui utilizzo il condizionale passato è che in realtà abbiamo giocato solo, si fa per dire, 9 ore, dalle 18.30 alle 03.30.

La manifestazione si è svolta in modo del tutto informale ed amichevole, non c’era quasi nulla di programmato e si è dato libero spazio all'improvvisazione. Tutti i partecipanti sono stati divisi in due grandi squadre le quali a rotazioni formavano dei quartetti per le partite, in modo che si giocasse sempre con persone diverse. 

Questo poteva essere da un lato positivo, soprattutto per i ragazzi di Ivrea che bene o male si conoscevano tra loro, ma è stato un male per me ed i miei tre compagni di avventura, che non conoscevamo nessuno e che avremmo preferito giocare insieme.

A causa di questo tipo di regole, non so dirvi chi ha vinto, ma posso sicuramente dirvi che mi sono molto divertito e molto stancato ed alle 3 di notte sono tornato a casa. Ad onor del vero gli organizzatori dopo aver sospeso le partite alle 3, sono rimasti al parco a giocare a Risiko ed hanno ricominciato al mattino seguente.

Il motto della serata è stato Punani (troppo lungo spiegarvi il perché), ed assoluto matatore della giornata è stato Landry, autore di una serie di perle meravigliose del tipo:

Marcato da una donna:
“se vieni ancora più vicino ti do un bacio”
Guardando il suo marcatore:
occhio alle caviglie
Dopo non aver fatto vedere boccia per tutta la partita al suo avversario ed averlo marcato anche mentre questo si legava le scarpe (per metterlo sotto pressione, mentre si legava le scarpe Landry si è abbassato anche lui ed ha continuato a fissarlo negli occhi):
“Credeva di essere Lebron James, così ho alzato un po’ il livello per fargli vedere come si gioca nei pro”.

Per quanto riguarda la mia prestazione individuale, ho giocato molto meglio dell’ultimo torneo, anche se ho litigato un po’ con canestri che non conoscevo ed ho faticato un pochino in difesa perché nessuno giocava da lungo, ma sono stato molto più aggressivo e concreto, fino a che il fisico mi ha supportato. Mi sono tolto comunque qualche soddisfazione giocando bene contro avversari che pare militino in serie D o C, anche se come ha detto Bonny: “qualcuno sembrava più da CSI”, e piazzando qualche stoppata, anche se meno del Druido, che in questa manifestazione si è rilevato il Mutombo di Pontey.

Nel complesso è stata una bella giornata di basket, anche se credo che la formula delle 24 ore si adatti al gioco della pallacanestro solo in presenza di numerosissime squadre.

lunedì 1 agosto 2011

La Malapianta

La malapiantaLa malapianta by Gratteri Nicola
My rating: 4 of 5 stars

Questo libro è strutturato come un’intervista fatta da Antonio Nicaso a Nicola Grattieri.

In quest'intervista, grazie alle precise risposte del magistrato si mette sotto i riflettori una delle mafie meno "pubblicizzate": La ndrangheta.

Sono rimasto molto colpito ed appassionato da questo libro che mi ha fatto conoscere, sin dalle sue origini, la c.d. mafia che non spara, una delle organizzazioni criminali che maggiormente ha puntato sull'economia dell'illecito e che si è strutturata come una vera e propria multinazionale.

Ovviamente, come tutti i libri sul genere, viene trattato il rapporto che la ndrangheta ha con il potere politico, ed ancora una volta viene insinuato il dubbio, anche se ormai, a mio parere, il dubbio non c'è più, che la guerra alle Mafie non la si voglia vincere. Il tutto viene ovviamente giustificato analizzando l'attuale sistema legislativo anti mafia e le future leggi che si vogliono approvare.

Come se non bastasse viene ottimamente illustrato il motivo per cui le mafie abbiano tanto potere, infatti, il magistrato spiega che le mafie si pongono in contrapposizione allo Stato, si sostituiscono ad esso dove non c'è e sono più efficienti dove esso è presente.

Chiudo questo post citando un passo del libro che trovo molto significativo:

"Hans Kelsen, un grande giurista, diceva che il singolo non può mai raggiungere la felicità individuale, perché l'unica felicità possibile è quella collettiva. La felicità sociale si chiama giustizia, che non è qualche cosa di già dato, ma qualche cosa che bisogna costruire giorno per giorno. Questa tensione verso la giustizia caratterizza tutta la vicenda umana, senza questa idea di giustizia non può esistere la libertà, non può esistere la felicità, non può esistere il progresso."


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