Goodbye


Oggi, per la prima volta in 10 anni, non prenderò parte al primo allenamento della stagione Atomica; oggi, per la prima volta dopo quel giorno in via Martiri della Libertà, non solcherò i campi con i bianco blu (o blu bianco che dir si voglia); oggi, per la prima volta dopo le riunioni all’Irish pub, non prenderò il via al campionato Atomico; oggi, per la prima volta in 10 anni la maglia numero sette resterà piegata nell'armadio.

Ebbene sì, prima o poi doveva succedere, ho tenuto duro fino a che ho potuto, ma quest’anno i miei studi mi hanno portato lontano dalla casacca castiglionese. Quest’anno non potrò solcare i parquet del Piemonte con i colori degli Atomic sulle spalle, non potrò provare quell’emozione che contraddistingueva ogni mio ingresso nella tana delle Mosche Atomiche. Quest’anno non potrò portare in alto i colori di una maglia che è come una seconda pelle; maglia che ho contribuito a rendere grande.

E’ difficile cercare di descrivere 10 anni della mia vita in poche righe, perché questi 10 anni sono stati anni di sangue e sudore, di gioie e di delusioni, di vittorie e di sconfitte…

10 anni…

Un ginocchio rotto, un numero indefinito di lividi, qualche distorsione e tantissimo sudore… 10 anni di lavoro sporco con qualche stoccata di fioretto… 10 anni di rimbalzi, gomiti alti e stoppate (prese e date)… ma anche 10 anni di punti pesanti, assist e giocate decisive… in sostanza 10 anni da Atomic.

10 anni in cui non mi sono limitato a scendere in campo insieme a voi perché in moltissime partite ho anche avuto il privilegio di guidarvi dopo aver risposto all'arbitro “Cristiano, 7, Capitano”. Ma non solo, perché per alcuni anni sono stato, addirittura, fregiato dall'onore di sedermi sulla panchina Atomica come Head Coach. E’ per questo e per molti altri motivi che un velo trasparente mi appanna gli occhi mentre scrivo queste poche righe.

Con voi e grazie a voi ho macinato record su record, sono cresciuto cestisticamente e nella vita, sono stato in grado di superare momenti difficile e di vivere appieno quelli felici, perché quella che per molti è una squadra e per altri un gruppo di amici, per me è una famiglia.

Di aneddoti ne avrei molti da raccontare, ma preferisco custodirli gelosamente così, quando ripenserò a tutti voi, sarà un po’ come essere lì in quei 28 metri con il mio numero 7 sulle spalle. Perché come ha detto una volta un mio saggio amico “AF lo si è per sempre”.

Mi mancherete uno ad uno, mi mancherà tutto, gli scherzi, le risate, gli attimi di tensione e le esplosioni di gioia. Solo una cosa mi consola in queste ore buie ed è la speranza che questo sia solo un

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