mercoledì 30 novembre 2011

Renzi, novello Grillo, neo Berlusconi o nuovo che avanza?


Ora mai è un personaggio sulla bocca di tutti, sicuramente molto controverso e discusso che il comico Crozza rappresenta con molta ironia in questo modo:



Fino a qualche anno fa nessuno sapeva chi fosse Renzi, ma da qualche anno a questa parte la sua popolarità è letteralmente esplosa su tutti i media. Ma da dove nasce Renzi e, soprattutto, chi è e che cosa può rappresentare nella politica italiana???

Per rispondere alla prima domanda ci si può tranquillamente riferire all’utilissimo wikipedia che così parla della sua storia:

“Cresce a Rignano sull'Arno, dove i genitori abitano ancora, e studia a Firenze, prima al Liceo Ginnasio Dante e poi all'Università di Firenze, dove si laurea nel 1999 in giurisprudenza, con una tesi dal titolo “Firenze 1951-1956: la prima esperienza di Giorgio La Pira Sindaco di Firenze”. Ha una formazione scout ed ha diretto, firmandosi Zac, la rivista nazionale della branca R/SCamminiamo insieme. Ha lavorato con varie responsabilità per la CHIL srl, società di servizi di marketing (di proprietà della sua famiglia, e il cui nome è di ispirazione lupettara) di cui è dirigente in aspettativa, in particolare coordinando il servizio di vendita del quotidiano La Nazione sul territorio fiorentino con la diretta gestione degli strilloni. Quando era ancora diciannovenne, nel 1994, per cinque puntate consecutive partecipò come concorrente a La ruota della fortuna, vincendo 48 milioni di lire.”

Ok, direte voi, questa è la sua vita privata di cui poco ci importa, ma politicamente da dove arriva??? Ebbene per rispondere a questa domanda non si può non aprire l’armadio ed estrarre alcuni scheletri. E’ figlio di un ex democristiano, che voci non provate considerano ex massone, nel 1996 contribuisce alla nascita dei comitati Prodi e si iscrive al Partito Popolare Italiano (ex democrazia cristiana) di cui diventa segretario provinciale. Nel 2001 confluisce in “La Margherita Fiorentina” (ex democristiani fiorentini) di cui diventerà segretario provinciale nel 2003.

Tra il 2004 e il 2009 ricopre l’incarico di Presidente della Provincia di Firenze in rappresentanza di una coalizione di centro-sinistra. Durante il suo incarico comincia la sua lotta alla Casta diminuendo il numero del personale e dei dirigenti dell’ente fiorentino, ma d’altro canto sulla sua testa, e del resto dell’amministrazione provinciale, pesa una sentenza di primo grado del 2011 che lo condanna per danno erariale conseguente all’errato inquadramento di quattro persone assunte nel suo staff. In parole povere sembrerebbe che abbia fatto assumere 4 suoi amici/amiche classificandoli a livello massimo, anche se erano sprovvisti sia di laurea che di esperienza. I loro c.v., infatti, pare lasciassero molto a desiderare: «membro della commissione cultura della Diocesi di Fiesole», «hostess addetta alla reception», «responsabile del bar del Match Ball Tennis club», «hostess con compiti di accoglienza e guida per i visitatori della mostra…», «da giugno a dicembre 2003 impiegata alla gestione commerciale della clientela per l’azienda Tim spa», e così via. Ovviamente Renzi ha dichiarato che ricorrerà in appello sostenendo come linea difensiva l’errore di un funzionario. Si vuole, inoltre, chiarire che i 4 assunti dovevano formare il suo staff, quindi, i suoi sostenitori lo giustificano asserendo che non c’è nulla di male nel inserire nel proprio staff personale, persone di cui ci si fida (lo fanno gli allenatori di calcio), l’errore è stato solo quello della classificazione.


Il 29 settembre 2008 manifesta la volontà di candidarsi alle elezioni primarie del Partito Democratico, che ha vinto a sorpresa, con il 40,52% dei voti il 15 febbraio 2009. Il 9 giugno 2009 alle elezioni amministrative per il sindaco di Firenze, Renzi ottiene il 47,57% dei voti contro il 32% del candidato del centro-destra Giovanni Galli, con il quale va al ballottaggio. Il 22 giugno 2009 viene eletto sindaco di Firenze riportando il 59,96% dei voti. Successivamente entra a far parte della Direzione nazionale del Partito Democratico e nel 2010 è stato, secondo vari sondaggi, il sindaco più amato d'Italia.

Da qui in avanti la storia è nota a tutti: crea i Rottamatori, per rottamare la vecchia politica e sull’onda della sua popolarità crea il Big Bang con i suoi 100 punti per l’Italia e si lancia ufficiosamente alle primarie per la prossima presidenza del consiglio. Ancora una volta qualche scheletro salta fuori, infatti, pare, che le 100 proposte nascano dal pc di Gori, si avete capito bene, stiamo parlando di quel Gori che ha lobotomizzato gli Italiani con il Grande fratello e che è stato direttore di Italia Uno e Canale Cinque. Non solo, pare, che il nostro giovane rampante sia apertamente ed economicamente appoggiato da Comunione e Liberazione e dalla Fondazione Craxi.

Come avrete ben capito diventa molto complesso classificare Renzi... di sinistra? di destra? un nuovo politico? un vecchio politico?

Sicuramente nel suo passato ci sono alcune ombre, ma è altrettanto chiaro che Renzi è un politico di sinistra, anche se ha partecipato alla criticatissima cena ad Arcore, peraltro fatta per richiedere alcune cose per la sua città, ma non è un rappresentante della sinistra italiana. Chiunque di voi lo abbia sentito da Fazio avrà capito che il suo ideale politico è Kennedy, quindi più che uno di sinistra è un democratico in perfetto stile USA. Forse, per parlare di Renzi, si deve uscire dai canonici schemi citati dalla canzone di GG “Destra & Sinistra”, ma ci troviamo di fronte ad un nuovo politico che parla di politica ed agisce seguendo un suo programma, giusto o sbagliato, e che per questo spaventa l’ammuffita sinistra italiana e la destra che vede in lui un pericolo incombente in grado di sottrargli voti. Pensateci un po’, un Premier che non solo attrae voti dal suo polo, ma che li ruba anche agli altri, sarebbe un valore aggiunto da sfruttare e non un problema da eliminare.



Sicuramente non sono d’accordo con tutto quello che dice Renzi, anzi (vedi dichiarazioni si Marchionni), ma riconosco, d’altro canto, che alcuni suoi punti siano più che condivisibili. Non concordo con chi lo sostiene solo perchè è giovane, ma gli riconosco un certo carisma ed un certo fascino politico. Non so se in una sua eventuale candidatura sarò uno dei suoi sostenitori o no, come non posso sapere se sarà una bolla di sapone o una concreta realtà, quello che so di certo è che:

Matteo Renzi e agli antipodi dell’antipolitico e populista Grillo e soprattutto non è minimamente paragonabile all’imprenditore brianzolo che ha trasformato la res pubblica in res sua, ma è semplicemente un nuovissimo volto della politica che avanza, e come tutto quello che è nuovo e diverso spaventa

sabato 19 novembre 2011

C'era una volta la seconda repubblica


C’era una volta, tanto tempo fa, un regno fatto a forma di calzatura governato da due fazioni: una era composta da cavalieri con grossi scudi crociati guidata da un goblin di nome Ittoerdna, l’altra era il clan dei garofani rossi, il cui capo era un essere con il corpo da uomo e la testa da suino di nome Bottino. Queste due fazioni di furfanti si erano macchiati di impareggiabili crimini e sopprusi, fino a portare la popolazione del regno sul lastrico.

Disperati e affamati i contadini del regno si rivolsero a una compagnia di ventura conosciuta con il nome di “Pool di Mani Lavate”, che cominciò a dare la caccia a quei lestofanti per sconfiggerli uno dopo l’altro e riportare la pace nel regno.

Quando la polvere si posò e le spade vennero rinfoderate dal campo di battaglia, emerse Il Cavaliere dall'armatura in doppio petto, con gli stivali rialzati e con un elmo su cui si issava una folta chioma. Questo Cavaliere negli anni addietro aveva ottenuto fama e gloria grazie ad un’arma magica che gli era stata donata dal comandante del clan dei garofani rossi: un piffero magico a forma di biscione, in grado di incantare le persone a suon di promesse e sogni. Questa arma si chiamava Mediaset.

Ovviamente, visto il subbuglio di quegli anni, il cavaliere ne approfittò subito per utilizzare la sua potentissima arma magica con cui incantò tutta, ma proprio tutta, la popolazione, erigendosi a nuovo re. Ovviamente era consapevole che non avrebbe potuto fare tutto da solo e quindi si scelse alcuni alleati molto potenti ma allo stesso tempo malleabili. Tra i suoi più fedeli alleati c’era un Orco del nord che si esprimeva con rumori gutturali, uno stregone trasformista di nome Sottile ed un chierico di bell’aspetto.

Con questo nuovo gruppo si sedette sul trono più alto del regno, ma dopo pochi anni fu costretto a lasciare il suo scrano dorato a causa di una lotta intestina con gli orchi del nord, suoi stessi alleati. Il Cavaliere brianzolo fu costretto, quindi, ad abdicare in favore di un vecchio e paffuto mago di nome Mortadellum che riuscì a disincantare, dagli effetti del piffero magico, una parte della popolazione.

Riappacificatosi con i verdi orchi del nord, il nostro piccolo protagonista (perché era alto due mele o poco più) mosse nuovamente guerra per la riconquista del suo trono e, grazie a una trionfale vittoria, si riprese la corona. Durante quegli anni il suo potere venne più volte scosso da alcuni subbugli interni, ma grazie alla sua potentissima arma mantenne saldamente il trono sotto le sue chiappe. Qualche anno dopo ancora una volta il Mago gli sbarrò la strada e gli strappò corona e scettro grazie all'appoggio dei popoli rossi. Il nostro Cavaliere errante non si diede per vinto e, formando un nuovo clan detto “Del Predellino”, in pochi anni riuscì a riottenere il potere e la corona, anche grazie all'aiuto di nuovi alleati acquistati al mercato dei voltagabbana, come il piccolo irrequieto Scilipotus. Potere che tenne saldamente tra le sue mani fino all'arrivo dei draghi, anche perché i suoi oppositori non erano assolutamente dei rivali all'altezza, infatti, né il marinaio coi baffetti, né il bradipo romano riuscirono a tenergli testa.

La popolazione stordita dai suoi incantesimi non si rendeva conto che il Cavaliere dall'elmo fulvo non aveva per nulla provveduto a loro come aveva sempre promesso, non era il Cavaliere impavido e sfavillante che tutti si immaginavano, ma era un Cavaliere oscuro dedito alla magia nera, che si era limitato a rimpinzare i suoi forzieri con l’oro della gente e a far lanciare, dai suoi servi, potentissimi incantesimi di protezione: le  famigerate “leggi ad personam". Questi incantesimi gli servirono a tener lontani i numerosissimi paladini che girovagavano per il regno a caccia della sua testa di negromante; tra questi paladini uno su tutti si rivelò essere il più agguerrito. Il suo nome era Testa Fiammeggiante, chiamata così per la sua chioma color sangue.

Numerosissimi furono i demoni che riuscì ad evocare con la sua magia nera, come ad esempio il diabolico goblin, lo gnomo malefico, il lupo throl, l’arpia urlatrice, il poeta paffuto, il fortunato a cui regalano reami, il pupo burattino, lo zombi che non sorride mai, l’uomo della provvidenza, la muffa umana ecc…

Ma i poveri abitanti del regno dovettero subire anche cose peggiori, infatti, il Cavaliere non si limito a rubargli i soldi favorendo i suoi amici fedeli ed agevolandone la formazione di sette segrete, ma aveva compiuto su tutta la popolazione un incantesimo terribile…. “LA DERISIONE”. A causa di questo terribile artificio, tutto il popolo del regno continuo ad essere irriso dagli altri regni. Punti focali di questo maleficio portarono a trasformare un reggente straniero in un minotauro, a  scolorire il cavaliere nero leader, delle armate più potenti del mondo, ad ironizzare sulla possenza e poca avvenenza della potentissima Vichinga, ad auto santificarsi o ad irridere la fame nei regni e le morti dei messaggeri.

Più la sua ricchezza cresceva e più il paese si affamava rendendo il regno fertile all'attacco dei Draghi e del loro potentissimo Spread. Non contento il Cavaliere amava circondarsi di giovanissime e bellissime cortigiane in modo da trastullarsi con loro mentre il suo regno cadeva in rovina. Tra di esse possono essere ricordate Bocca Infuocata, DD, Gioia, RubaCuori, Minne e molte altre. Non contento, alcune cortigiana vennero elevata al rango di cavaliere per il solo gusto di guardarle e per il dolce sapore dell’onnipotenza.  I draghi, visto il disfacimento e la moralità corrotta che permeava ovunque, si lanciarono all'attacco e iniziarono a smembrare il regno pezzo dopo pezzo indebolendo giorno per giorno il Cavaliere. Anche il suo fidato stregone lo abbandonò e gli si rivoltò contro.

Il Cavaliere si dimostrò non essere un abile stratega e per tutto il suo regno continuò a scegliersi alleati sbagliati che, uno dopo l’altro, cominciarono a cadere sotto la scure della giustizia, tant'è che si cominciò a vociferare che portasse sfortuna.

I grandi draghi costrinsero il nostro Cavaliere alla fuga, infatti, il suo piffero magico nulla poteva contro il potentissimo Spread. Ora il trono vacante viene occupato dal Cavalier Bocconi detto Tecnocrate, il mezzo sangue, metà umano e metà drago. Per questo motivo una domanda aleggia nell'ombra di questa favola: “riuscirà Tecnocrate a scacciare i potentissimi draghi oppure ci concederà a loro?”

Come avete potuto tutti capire questa storia narra la fine di un’era ma non è una classica favola a lieto fine e quindi non ci sarà il classico “e vissero tutti felici e contenti”…. Beh, felici no, ma un po’ contenti si…

FINE
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mercoledì 16 novembre 2011

I Governi Tecnici

I governi cosiddetti amministrativi o tecnici sono sempre stati i governi più seriamente e pericolosamente politici che il paese abbia avuto. Il loro preteso agnosticismo è servito sempre e soltanto a coprire, a consentire od a tentare le più pericolose manovre contrarie alle necessità e agli sviluppi di una corretta vita democratica.
Palmiro Togliatti, discorso alla Camera del 9/7/1963 sulla fiducia al governo Leone I.

martedì 15 novembre 2011

I Filosofi

La vita contemplativa va bene per i filosofi e i pigri, persone che non si rendono conto che stare troppo tempo a pensare non li rende migliori ma solo noiosi, cazzoni e monotoni
Surplus Killing

domenica 13 novembre 2011

Paranormal Activity III


Come mi diceva spesso la mia nonna: “non c’è il due senza il tre” ed infatti dopo aver visto Paranormal Activity 1 e 2 non potevo esimermi dal guardare anche il terzo capitolo della saga. Inizierei citando un blog di cinema che leggo sovente 3>1>2. In parole più spicce e meno matematica il terzo film fa più paura del primo, il quale a sua volta, faceva più paura del secondo.

Ebbene sì, per la prima volta posso ritenermi soddisfatto dalla visione di questo film, che, per chi mi conosce, vuol dire: "me la sono discretamente fatta sotto". Il terzo capitolo è il prequel dei precedenti episodi, la chiave di volta per svelare il mistero (modo abbastanza consolidata in quel di Hollywood ultimamente), infatti, vediamo le due protagoniste dei primi capitoli nella loro infanzia.

Per la prima volta  rispetto ai precedenti capitoli il film ha una sua logica. Perché si usano le telecamere? Perché il compagno della mamma di Katie e Kristie per lavoro gira filmini di matrimonio. Accade qualche cosa di strano!!!! Prima accendo la luce, non mi porto dietro la telecamera e vado a vedere che succede, la casa è infestata??? Me ne vado, ecc… Anche se, ad essere sinceri, questa logicità svanisce nelle fasi finali del film, ma, per fortuna, grazie alla concitazione degli ultimi minuti non viene lasciato il tempo allo spettatore perché possa riflettere sulle assurdità di quegli attimi.

Un altro aspetto positivo è che questa volta non si  aspetta ore senza che succeda qualche cosa, anzi, il clou del film inizia quasi subito e le varie fasi di attesa per far crescere la tensione sono disseminate dei classici “BUH” all'improvviso. In più sono stati evitati tutti quei trip psicologici e riflessi di difficile percezione da parte dello spettatore, lasciando meno spazio all'osservazione maniacale dei dettagli in favore di una maggior azione.

Nonostante tutto ciò, un po’ di amaro in bocca resta, perché malgrado vengano spiegate molte cose, molte altre restano inspiegate o soltanto abbozzate (non voglio fare spoiler quindi lascerò a voi  capire a cosa mi riferisco).

Non posso non evidenziare, infine, due chicche geniali. La prima l’aver piazzato una videocamera su un ventilatore che lentamente va da destra a sinistra e viceversa, dando meno staticità al film e creando una tensione quasi snervante. La seconda e non aver inserito nel film la scena dei vari trailer. Sono stato tutto il film ad aspettarmi quelle scene ed invece sono sempre stato sorpreso in un altro modo.



In sintesi un film horror che merita di essere visto, anche se sarebbe preferibile osservarlo in una casa buia, piuttosto che in una sala affollata di spettatori.

sabato 12 novembre 2011

Il Sesso

Ipotesi: è inverno, è sera, fuori ci sono due gradi sotto zero, in salotto fa freddo ma riesci comunque a stare al caldo grazie alla coperta che hai accuratamente avvolto attorno al tuo corpo, i genitori di lei sono a letto a guardare la televisione, tu stesso stai guardando assieme a lei un film che ti piace e del quale vorresti scoprire il finale, sei stanco dopo una dura giornata di lavoro e desideri solo stare al caldo sotto quella cazzo di coperta a guardare la televisione con lei accanto.
All’improvviso lei si gira verso di te e inizia a mordicchiarti il collo.
Il primo pensiero, e bando ai falsi eccessi di machismo, è sicuramente qualcosa del genere “non stasera, tu non hai fatto un beneamato cazzo tutto il giorno mentre io sono stanco e ho freddo e voglio guardare il film”.
Lei insiste, tu cerchi di frenarla ma senza darlo a vedere per timore di sembrare una checca, ma alla fine dopo qualche riluttanza accetti di prendere parte ai preliminari e in capo a qualche minuto ti ritrovi con le sue caviglie tra le mani e il pisello incappucciato e in azione.
A questo punto, cosa pensi?
Ovviamente pensi che ne è valsa la pena. Anche quando non sembra, ne vale sempre la pena. E’ uno dei lati positivi del sesso: non si rimane mai delusi. E’ un guadagno sicuro, un’esperienza che paga.
by surpluskilling.blogspot.com

domenica 6 novembre 2011

La mela caduta


Lo so, ora mai la notizia non è più nuova, anzi, per un mondo come la rete e vecchia ed ammuffita, ma, a causa del mio momento frenetico, non ho avuto tempo per sedermi al computer e scrivere questo pezzo prima d'ora, il che mi impedirà di vederlo pubblicato sui siti blog con cui collaboro. Come recita un vecchio adagio, “non tutto il male viene per nuocere”, infatti, forse, scrivere questo post a bocce ferme, rubando una metafora al mondo sportivo, è un valore aggiunto per porre le basi ad una riflessione senza essere guidato dalle emozioni.

Un mese fa è morto Steve Jobs, meglio conosciuto da tutti come Mr Apple, ed a poche ore dalla sua morte si è scatenato il tan tan di cordiglio su internet e su tutti i Social Network. Con il crescere di quest’onda d’addolorati è nata anche una corrente secondaria, che potremmo definire indignati che si sono lamentati per la mobilitazione per la morte del Signor Jobs in rapporto ad altre morti più o meno illustri.

Ho assistito e partecipato ad alcune discussioni molto interessanti su fb e sono arrivato ad una semplicissima conclusione. I pecoroni erano presenti in entrambi gli schieramenti.

Io sono stato uno dei primi a stupirsi per questa fiumana d’epitaffi on-line, ma, quello che mi ha colpito maggiormente è stato lo stravolgimento delle situazioni a causa del buonismo posticcio che regna nella società moderna. Ho letto una miriade di commenti che hanno classificato Mr Apple come un grand uomo, un illuminato, un novello Gandhi o Martin Luther King, beh a questo non ci sto.

Capisco ricordare Mr Jobs, sopratutto perché, come hanno detto in molti, è stato l’ultimo “vero” inventore del nostro secolo; capisco il ricordo dei funs, ma mi sembra che si sia andati troppo oltre. Steve Jobs è sicuramente stato un grande inventore ed un gran venditore, ma non si deve dimenticare che è stato uno degli imprenditori più spietati del nostro secolo. Non si devono dimenticare le accuse che gli sono state mosse dagli organi internazionali per lo sfruttamento del lavoro e per la distruzione ambientale. Non venitemi ha dire che ha fatto anche molta beneficenza, perché quello era semplicemente marketing per ripulire il proprio marchio dalle nefandezze compiute per costruire i vostri e nostri gingilli elettronici.

Il fatto che nessuno ricordi queste cose è la palese dimostrazione che Mr Apple prima di essere un grandissimo inventore è stato un grandissimo venditore che è riuscito a trasformare un marchio ed un prodotto in uno stile di vita, ma cosa ancora più importante, oltre a vendere i suoi prodotti è riuscito a vendere il suo personaggio costruito ad arte e fatto di frasi ovvie ma d’impatto.

Sia ben chiaro, la mia non è un’accusa nei suoi confronti, lui si è limitato a fare il suo lavoro e l’ha fatto anche molto bene, facendo profitti a palate e rivoluzionando il mondo dell’informatica prima e della telefonia poi. La mia accusa è rivolta a tutti coloro che non lo hanno ricordato come un grande inventore, ma come un grande uomo, come una persona che in realtà non è mai stato. E suvvia, siamo onesti la definizione di grande uomo è assolutamente oggettiva.

La mia critica va a tutti quei pecoroni che vivendo in una società fondata sull'apparire e sulla massa si sono uniti al cordoglio senza neanche sapere il perché ma per il solo gusto di partecipare e di dire io c’ero, per il solo gusto di omologarsi ed aggregarsi con la sola ragione di fare il perbenista. Ovviamente anche la “fazione opposta” pullulava di soggetti che trincerandosi dietro un finto solidarismo si sono inerpicati sulla finta pianta dell’indignazione rivendicando maggiore giustizia sociale, senza poi vedere le loro bacheche riempirsi di commemorazioni per i morti in Turchia, per l’alluvione, ecc…

La conclusione del mio discorso è semplice, Steve Jobs era un grande inventore, ma non un grande uomo, come Henry Ford ha rivoluzionato il modo di fare le auto ma  era un razzista sfruttatore e come Sigmund Freud è stato il padre della psicologia moderna ma era anche notoriamente un maniaco.

Mi spiace ricordarlo, ma i grandi uomini sono altri, e siccome non hanno avuto la possibilità di vendere la propria immagine non vengono quasi mai ricordati come si deve.