C'era una volta la seconda repubblica


C’era una volta, tanto tempo fa, un regno fatto a forma di calzatura governato da due fazioni: una era composta da cavalieri con grossi scudi crociati guidata da un goblin di nome Ittoerdna, l’altra era il clan dei garofani rossi, il cui capo era un essere con il corpo da uomo e la testa da suino di nome Bottino. Queste due fazioni di furfanti si erano macchiati di impareggiabili crimini e sopprusi, fino a portare la popolazione del regno sul lastrico.

Disperati e affamati i contadini del regno si rivolsero a una compagnia di ventura conosciuta con il nome di “Pool di Mani Lavate”, che cominciò a dare la caccia a quei lestofanti per sconfiggerli uno dopo l’altro e riportare la pace nel regno.

Quando la polvere si posò e le spade vennero rinfoderate dal campo di battaglia, emerse Il Cavaliere dall'armatura in doppio petto, con gli stivali rialzati e con un elmo su cui si issava una folta chioma. Questo Cavaliere negli anni addietro aveva ottenuto fama e gloria grazie ad un’arma magica che gli era stata donata dal comandante del clan dei garofani rossi: un piffero magico a forma di biscione, in grado di incantare le persone a suon di promesse e sogni. Questa arma si chiamava Mediaset.

Ovviamente, visto il subbuglio di quegli anni, il cavaliere ne approfittò subito per utilizzare la sua potentissima arma magica con cui incantò tutta, ma proprio tutta, la popolazione, erigendosi a nuovo re. Ovviamente era consapevole che non avrebbe potuto fare tutto da solo e quindi si scelse alcuni alleati molto potenti ma allo stesso tempo malleabili. Tra i suoi più fedeli alleati c’era un Orco del nord che si esprimeva con rumori gutturali, uno stregone trasformista di nome Sottile ed un chierico di bell’aspetto.

Con questo nuovo gruppo si sedette sul trono più alto del regno, ma dopo pochi anni fu costretto a lasciare il suo scrano dorato a causa di una lotta intestina con gli orchi del nord, suoi stessi alleati. Il Cavaliere brianzolo fu costretto, quindi, ad abdicare in favore di un vecchio e paffuto mago di nome Mortadellum che riuscì a disincantare, dagli effetti del piffero magico, una parte della popolazione.

Riappacificatosi con i verdi orchi del nord, il nostro piccolo protagonista (perché era alto due mele o poco più) mosse nuovamente guerra per la riconquista del suo trono e, grazie a una trionfale vittoria, si riprese la corona. Durante quegli anni il suo potere venne più volte scosso da alcuni subbugli interni, ma grazie alla sua potentissima arma mantenne saldamente il trono sotto le sue chiappe. Qualche anno dopo ancora una volta il Mago gli sbarrò la strada e gli strappò corona e scettro grazie all'appoggio dei popoli rossi. Il nostro Cavaliere errante non si diede per vinto e, formando un nuovo clan detto “Del Predellino”, in pochi anni riuscì a riottenere il potere e la corona, anche grazie all'aiuto di nuovi alleati acquistati al mercato dei voltagabbana, come il piccolo irrequieto Scilipotus. Potere che tenne saldamente tra le sue mani fino all'arrivo dei draghi, anche perché i suoi oppositori non erano assolutamente dei rivali all'altezza, infatti, né il marinaio coi baffetti, né il bradipo romano riuscirono a tenergli testa.

La popolazione stordita dai suoi incantesimi non si rendeva conto che il Cavaliere dall'elmo fulvo non aveva per nulla provveduto a loro come aveva sempre promesso, non era il Cavaliere impavido e sfavillante che tutti si immaginavano, ma era un Cavaliere oscuro dedito alla magia nera, che si era limitato a rimpinzare i suoi forzieri con l’oro della gente e a far lanciare, dai suoi servi, potentissimi incantesimi di protezione: le  famigerate “leggi ad personam". Questi incantesimi gli servirono a tener lontani i numerosissimi paladini che girovagavano per il regno a caccia della sua testa di negromante; tra questi paladini uno su tutti si rivelò essere il più agguerrito. Il suo nome era Testa Fiammeggiante, chiamata così per la sua chioma color sangue.

Numerosissimi furono i demoni che riuscì ad evocare con la sua magia nera, come ad esempio il diabolico goblin, lo gnomo malefico, il lupo throl, l’arpia urlatrice, il poeta paffuto, il fortunato a cui regalano reami, il pupo burattino, lo zombi che non sorride mai, l’uomo della provvidenza, la muffa umana ecc…

Ma i poveri abitanti del regno dovettero subire anche cose peggiori, infatti, il Cavaliere non si limito a rubargli i soldi favorendo i suoi amici fedeli ed agevolandone la formazione di sette segrete, ma aveva compiuto su tutta la popolazione un incantesimo terribile…. “LA DERISIONE”. A causa di questo terribile artificio, tutto il popolo del regno continuo ad essere irriso dagli altri regni. Punti focali di questo maleficio portarono a trasformare un reggente straniero in un minotauro, a  scolorire il cavaliere nero leader, delle armate più potenti del mondo, ad ironizzare sulla possenza e poca avvenenza della potentissima Vichinga, ad auto santificarsi o ad irridere la fame nei regni e le morti dei messaggeri.

Più la sua ricchezza cresceva e più il paese si affamava rendendo il regno fertile all'attacco dei Draghi e del loro potentissimo Spread. Non contento il Cavaliere amava circondarsi di giovanissime e bellissime cortigiane in modo da trastullarsi con loro mentre il suo regno cadeva in rovina. Tra di esse possono essere ricordate Bocca Infuocata, DD, Gioia, RubaCuori, Minne e molte altre. Non contento, alcune cortigiana vennero elevata al rango di cavaliere per il solo gusto di guardarle e per il dolce sapore dell’onnipotenza.  I draghi, visto il disfacimento e la moralità corrotta che permeava ovunque, si lanciarono all'attacco e iniziarono a smembrare il regno pezzo dopo pezzo indebolendo giorno per giorno il Cavaliere. Anche il suo fidato stregone lo abbandonò e gli si rivoltò contro.

Il Cavaliere si dimostrò non essere un abile stratega e per tutto il suo regno continuò a scegliersi alleati sbagliati che, uno dopo l’altro, cominciarono a cadere sotto la scure della giustizia, tant'è che si cominciò a vociferare che portasse sfortuna.

I grandi draghi costrinsero il nostro Cavaliere alla fuga, infatti, il suo piffero magico nulla poteva contro il potentissimo Spread. Ora il trono vacante viene occupato dal Cavalier Bocconi detto Tecnocrate, il mezzo sangue, metà umano e metà drago. Per questo motivo una domanda aleggia nell'ombra di questa favola: “riuscirà Tecnocrate a scacciare i potentissimi draghi oppure ci concederà a loro?”

Come avete potuto tutti capire questa storia narra la fine di un’era ma non è una classica favola a lieto fine e quindi non ci sarà il classico “e vissero tutti felici e contenti”…. Beh, felici no, ma un po’ contenti si…

FINE
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