sabato 22 dicembre 2012

Joakim Noah


Noah domina sui due lati del campo grazie ad una straordinaria presenza fisica e ad una delle meccaniche più incomprensibili e al tempo stesso efficienti della lega
Niccolò Coveri

domenica 16 dicembre 2012

Paranormal Activity 4

Quando scrissi sull'ultimo capitolo di questa saga, dissi: “non c’è il due senza il tre”, a questo punto mi pare evidente aggiungere che "il 4 vien da se”. Il problema è che se non veniva probabilmente era molto ma molto meglio.

In poche parole questo film è una boiata pazzesca. La struttura è sempre la stessa, videocamere sparse per casa, una presenza ad infestare l’abitazione e quando il film inizia a prendere vita scattano i titoli di coda. Nulla di nuovo, tutto trito e ritrito, tutto già visto, ora mai anche gli spaventi non ci sono più, tutto è citofonato.

A questo dobbiamo aggiungere una trama del tutto scadente e totalmente insensata.

SPOILER

Quale cazzo di famiglia al mondo installa un computer in cucina????? (questa volta per riprendere si usano le web cam), quale famiglia al mondo regalerebbe un pc ad un bambino di 6 anni e soprattutto glielo farebbe usare mentre si fa il bagno???? Ma il peggio deve ancora venire. Come cazzo è possibile che il bambino rapito dalla zia nel secondo film (Hunter), non stia più con la zia, ma venga adottato da un'altra famiglia???? E per quale ragione la zia ne diventa la vicina con un altro bambino che non si sa da dove cazzo esce????

In conclusione il peggiore della serie ed a questo punto speriamo non ce ne siano più.

sabato 8 dicembre 2012

Le Primarie del Centrosinistra


Chi mi conosce lo sa bene, non sono mai stato un elettore del PD, anzi, in parte l’ho sempre schifato, anche perché, essendo residente in Valle d’Aosta, il mio voto ha un peso diverso in campo nazionale (non sto a spiegarvi i motivi in quanto sarebbe un po’ lungo). Nonostante ciò, quest’anno mi sono trovato a partecipare alla votazione delle primarie (sarà l’aria della città che mi rende più borghese) e faccio subito outing… HO VOTATO MATTEO RENZI.

Queste sono state sicuramente le primarie più incerte nella storia del centrosinistra (per lo meno fino al primo turno). Sicuramente il merito di questa effervescenza politica va attribuita al Sindaco di Firenze che ha avuto il merito di smuovere un partito nato già vecchio, risvegliando, anche per paura, buona parte dell’elettorato ormai assopito e schifato.

Dalle urne di questo primarie escono 2 sconfitti certi. Ovviamente non parlerò di Tabacci e della Puppato (che peraltro ho apprezzato), che sono stati degli spettatori non paganti della competizione, ma di Nichi Vendola che, forse anche per colpa della situazione dell’Ilva, ha perso buona parte del suo elettorato e della sua base politica che lo aveva condotto alla trionfale elezione come Presidente della Regione Puglia ed ad aveva issato la bandiera arancione accanto alla Madonnina.

L’altro sconfitto è sicuramente il “Rottamatore” e i motivi della sua sconfitta sono chiari e molteplici.

Il primo motivo è di tipo socio-culturale, infatti, queste primarie hanno dimostrato che il popolo della sinistra italiana è molto conservatore e difficilmente propenso al cambiamento.

Ovviamente ci sono stati anche motivi politici, il più evidente dei quali è che il popolo della sinistra italiana non vuole un orientamento centrista ma preferisce una svolta a sinistra del proprio partito. A questo va aggiunto che molto è costato in termini di voti e di sostegno l’aver rescisso rapporti con giovani esponenti del PD, vedi Civati e Zedda, ed essersi circondato di persone che un elettore di sinistra difficilmente avrebbe visto di buon occhio, vedi Gori. Per il resto non credo ci siano stati grossi errori politici, poi si può essere d’accordo oppure no.

Sicuramente ci sono stati anche degli errori comunicativi, che ci vengono ben illustrati da Giovanna Cosenza insegnate di Semiotica dei Nuovi Media a Bologna:
"Non ho mai creduto alla vittoria di Matteo Renzi: bastava osservare con attenzione la macchina comunicativa che i suoi (Giorgio Gori in testa) gli hanno allestito per l'occasione. La comunicazione di Renzi era fuori target: troppo patinata, troppo smagliante, troppo televisiva, troppo copiata da quella americana, e perciò non adatta all'elettorato di centrosinistra italiano. Il frame della rottamazione era tanto potente quanto sbagliato. E perché mai, direbbe qualcuno, se è proprio grazie a quello, che Renzi è arrivato dove è arrivato? Perché la rottamazione era ed è rimasta fino alla fine un frame di contrapposizione e protesta, non di proposta”.
Ritengo però che le vere ragioni della sconfitta del sindaco di Firenze vadano ricercate in altri suoi comportamenti che hanno ben poco a che fare con la politica ma molto con l’immagine. Presentarsi ad un elettorato di centrosinistra frustrato da anni di berlusconismo, in un modo, seppur moderno, ma molto simile a quello del Cavaliere, ha fatto suonare gli allarmi di tutti, mettendo sotto la lente di ingrandimento ogni sua parola ed ogni sua azione. Per questo motivo una parte del suo passato ed alcuni suoi comportamenti non sono stati tollerati dell’elettore medio di centro sinistra.

Ecco che: la visita a Arcore, l’essere un ex democristiano, la difesa di Marchionne al tempo del referendum, l’aver chiesto il voto agli elettori delusi dal centrodestra, l’incontro con il mondo della finanza organizzata da un noto finanziere italiano residente alle Cayman, l’attacco alle regole delle primarie e l’aver velatamente millantato dei brogli ne hanno influenzato la possibile vittoria.

Detto questo, mi preme un piccolo ragionamento personale: secondo voi è lecito piegare la propria ideologia politica in modo da poter vincere e riuscire a fare almeno alcune cose di quelle in cui si crede? Mi spiego. Come ho detto ho votato Renzi, ma con più di una remora. Sicuramente la giovane età, la freschezza, l’innovazione e buona parte del suo programma mi ha attratto; ma un candidato premier di sinistra che non parla di redistribuzione del reddito, di abbattimento dei privilegi delle lobby e del clero e di tassazione dei patrimoni finanziari, mi ha lasciato con un po’ di amaro in bocca. Nonostante questo, ho fatto buon viso e cattivo gioco nella speranza che vincendo Renzi si scatenasse una rivoluzione politica con conseguente abbattimento della casta, sostegno ai giovani, ecc… Ecco, sicuramente ho fatto un scelta non proprio limpida, forse sbagliata, sicuramente opportunista, ma non saprei dire se sbagliata. Ovvio che non inserire nel Pantheon della sinistra Enrico Berlinguer è uno smacco ed una mancanza non di poco conto.

Chiuderò con due battute, una direttamente tratta da twitter:
“Finalmente Renzi ha fatto una cosa di sinistra…. ha perso”
Ed un'altra tratta da un mio conoscente:
“dopo aver sentito da chi sarebbe composto il Pantheon della sinistra ho capito che moriremo tutti democristiani”.

lunedì 26 novembre 2012

Riforma Forense - Parola ai Praticanti


Al Presidente della Commissione Giustizia del Senato
Ai Componenti della Commissione Giustizia del Senato
 Ai Presidenti dei Gruppi Parlamentari del Senato

Onorevoli Senatori,

con questo intervento è nostra intenzione portare alla vostra attenzione il grido appassionato di tantissimi giovani studenti di Giurisprudenza e di giovani Giuristi che in queste settimane si sono confrontati con il testo della riforma dell’ordinamento forense attualmente in discussione al Senato. Un confronto che ha coinvolto studenti di ogni regione d’Italia e di ogni appartenenza politica e che ha prodotto la seguente riflessione con la quale una intera generazione sottopone le proprie preoccupazioni alla vostra attenzione.

Non possiamo non concordare con la necessità di procedere ad una celere approvazione di una riforma dell’ordinamento forense finalizzata ad una maggiore liberalizzazione della professione, ma allo stesso tempo, siamo qui per esporvi le criticità che  sono emerse dal nostro lavoro di studio e di analisi. Criticità rispetto alle quali ci attendiamo una vostra pronta risposta, che si traduca in alcune modifiche mirate al testo normativo approvato dalla Camera, finalizzate a migliorare la Riforma ed in particolar modo ad aiutare le giovani generazioni nell’accesso e nell’esercizio della professione.

Le nostre perplessità riguardano innanzitutto le disposizioni contenute nel Titolo IV  relativo all’Accesso alla Professione Forense.

Ci sembra doveroso premettere che la disciplina dell’accesso alla professione prevista dal Titolo IV appare complessivamente orientata ad aggravare gli oneri in capo ai tirocinanti e contestualmente a rendere maggiormente difficoltoso l’accesso alla professione forense per i giovani laureati.

Al di là dell’insensatezza di un provvedimento finalizzato a ridurre le opportunità per i giovani laureati, riteniamo che, nell’ottica di una maggiore liberalizzazione della professione, non sia opportuna la creazione di ulteriori barriere all’accesso alla professione forense, tenuto conto del fatto che l’attuale esame di abilitazione alla professione di avvocato risulta essere il più complesso tra quelli previsti nel nostro ordinamento. Al contrario riteniamo che sia necessario favorire l’accesso dei giovani alla professione al fine di garantire una maggiore concorrenza.

A tal proposito ci sembra opportuno ricordare come una maggiore concorrenza non comporti soltanto una riduzione dei costi per i clienti, e di conseguenza per tutti i cittadini, ma altresì un miglioramento complessivo della qualità dei servizi offerti agli stessi. Tale apertura alla concorrenza sarebbe d’altronde coerente con lo spirito della riforma.

Per quanto riguarda le singole disposizioni contenute nel titolo IV, in particolar modo non possiamo non esprimere le nostre perplessità su quanto disposto dall’art. 43 della riforma nel quale viene indicato che il tirocinio debba consistere altresì nella “frequenza obbligatoria e con profitto, per un periodo non inferiore a diciotto mesi mesi, di corsi di formazione di indirizzo professionale tenuti da ordini e associazioni forensi, nonché dagli altri soggetti previsti dalle legge.”

A tal proposito, riteniamo poco opportuna la previsione di corsi di formazione obbligatoria innanzitutto per il fondato timore che tali corsi comportino degli oneri finanziari notevoli a carico dei tirocinanti ed altresì perché tali corsi rischiano di snaturare il periodo di tirocinio incidendo negativamente sul tempo che il praticante può trascorrere in studio e in udienza ed altresì, che spesso svolgono la loro attività a titolo totalmente gratuito.

Non comprendiamo allo stesso tempo le motivazioni che hanno portato allo stralcio dal disegno di legge in esame, della disposizione secondo la quale “l’Esame di Stato si svolge con periodicità semestrale” disposizione che appare quantomeno opportuna in relazione alla riduzione della durata del periodo di pratica a 18 mesi.

La Camera ha giustificato lo stralcio come a causa di una mancanza della copertura finanziaria necessaria per poter prevedere un doppio esame annuale (così come avviene per i dottori commercialisti). Ebbene, allora perché una volta che il candidato ha passato la prova scritta deve sostenerla nuovamente nel caso in cui non superi la prova orale? Non è un enorme dispendio di risorse economiche chiedere al candidato che ha superato la prova scritta di sostenerla nuovamente? La nostra proposta è quella di permettere ai candidati che hanno superato con esito positivo la prova scritta di non dover risostenerla nuovamente, per un periodo di 3 anni, in modo tale da diminuire il numero delle persone che ogni anno sostengono la prova scritta  e da rendere più veloci anche i tempi di correzione ed i costi sostenuti dallo Stato per l’organizzazione dell’Esame di Stato.

In subordine è in ogni caso opportuno che il testo della riforma indichi esplicitamente la cadenza periodica, semestrale o annuale, delle sessioni di esami.

Incomprensibile è altresì la previsione contenuta nel comma 7 dell’art 46 secondo la quale “le prove scritte si dovranno svolgere con i solo ausilio dei testi di legge senza commenti e citazioni giurisprudenziali” in quanto la redazione di un parere motivato non può prescindere da una puntuale citazione dei precedenti giurisprudenziali. La preclusione contenuta nel comma 7 avrebbe di conseguenza un duplice effetto negativo: da un lato costringerebbe i tirocinanti a sottrarre tempo alla pratica per dedicarlo ad uno studio mnemonico della più recente giurisprudenza della Corte di Cassazione, dall’altro avrebbe come inevitabile conseguenza quella di rendere impossibile il superamento dell’esame di abilitazione anche a brillanti laureati che hanno concluso con profitto il periodo di tirocinio.

Inoltre ci sembra opportuno sottolineare che chiedere  ad un candidato di redigere un parere motivato senza  il codice annotato con la giurisprudenza sarebbe come chiedere ad un chirurgo di “operare senza ferri”. La bravura di un giurista non sta solo nel trovare la norma adatta al caso concreto, sia esso da applicare al parere o atto giudiziario, ma nell’argomentare in maniera semplice, discorsiva e convincente, ancorandosi ad una giurisprudenza di legittimità recente, impossibile da sapere a memoria vista la vastità delle discipline oggetto di esame. Per far questo l’esaminando deve anche saper maneggiare i codici e la giurisprudenza più favorevole, soprattutto nella redazione di un parere dove gli orientamenti più recenti fanno la differenza.

Vogliamo altresì rilevare come il comma 3, dell’art. 46, inoltre preveda l’obbligatorietà per la prova orale di: ordinamento e deontologia forense, delle due materie sostanziali (civile e penale), delle due procedure, oltre ad altre due materie a scelta, senza tenere del conto del fatto che il tirocinante ha svolto il proprio tirocinio presso un professionista che spesso possiede una specializzazione per materie ben definite.

Complessivamente in riferimento alle disposizioni contenute nell’art. 46 del testo approvato dalla Camera, ci sembra opportuno che l’esame di abilitazione conservi le attuali modalità di svolgimento.

Allo stesso tempo desta in noi notevoli perplessità l’art. 21 comma 8 e 9 del testo approvato dalla Camera, nella parte in cui prevede che “l’iscrizione agli albi comporta la contestuale iscrizione alla Cassa Forense” e demanda ad un successivo regolamento della Cassa Forense la predisposizione di eventuali agevolazioni ed esenzioni.

A tal proposito ci preme rilevare come sia assolutamente necessario che sia la legge a regolamentare le agevolazioni per i giovani avvocati, e precisamente ci sembra opportuno che il testo di riforma venga emendato con l’aggiunta della disposizione secondo la quale “per i primi due anni i giovani avvocati siano esentati dal versamento di qualsiasi tipo di contributo alla Cassa Forense.

Infine, prevedendo l’obiezione secondo la quale le modifiche da noi proposte non possono essere accolte in quanto la modifica del testo approvato dalla Camera comporterebbe un ampliamento dei tempi necessari all’approvazione definitiva della Riforma, ci preme sottolineare come il disegno di legge approvato dalla Camera vada necessariamente modificato nella parte in cui prevede, all’art. 51,  l’istituzione dei consigli distrettuali di disciplina che possono essere considerati alla stregua di veri e propri giudici speciali, la cui istituzione è vietata espressamente dalla nostra Carta Costituzionale.

Alla luce di quanto esposto in questa nostra riflessione chiediamo che la Commissione proceda ad emendare il testo approvato dalla Camera, secondo quanto da noi suggerito, al fine di rendere la disciplina dell’accesso alla professione forense coerente con la volontà di liberalizzare la professione ed allo stesso tempo al fine di favorire l’ingresso dei giovani alla professione in linea con quanto accade negli altri paesi europei. A tal proposito ci sembra opportuno sottolineare come il fatto che nel nostro Paese ci siano troppi Avvocati rispetto ad altri paesi europei, non dipende assolutamente dalle norme relative all’abilitazione ma piuttosto dai limiti del nostro sistema formativo ed universitario, questo si, meritevole di una urgente riforma.

                  Agatino Lanzafame                                                  Erio Buceti                                            Marco Cuttone          
Presidente Ass. Archè                                   Capogruppo al CNSU                              Presidente Ass. Nike
         Studenti per la Libertà


Domenico Paternoster
 Rapprsentante al CUN
Studenti per la Libertà


Angela Fiorella    Maria Chiara Raimondi
Promotori del Gruppo NO alla RIFORMA FORENSE


venerdì 16 novembre 2012

Lettera di un genitore


Caro ministro Cancellieri,

Ho un figlio di 16 anni. Frequenta il terzo anno del liceo Mamiani di Roma. Adolescente, come tanti di quelli che mercoledì scorso sfilavano nelle strade di Roma e di molte altre città d’Italia. Nel suo liceo, come in tanti altri, protestano, covano rabbia, fanno autogestione, rivendicano futuro, fanno i ragazzi e non mettono la testa sotto la sabbia. Un adolescente normale che odia i blocchetti di porfido, non mette caschi (anche perché non ha motocicletta), fa sport e assemblee. Uno normale.

Si pone domande e attende risposte. Come gli altri 49.950 (su 50mila) che camminavano per Roma (e le centinaia di migliaia di persone in altre città d’Europa) chiedendo scuole migliori, vite migliori, prospettive più giuste.

Ecco, dopo quel che è successo a Roma, lui mi ha chiesto di rispondere a queste due domande che le giro. Perché di sua competenza. Sono semplici, ingenue forse. Ma ineludibili. E lei, sono certo, non farà finta di non sentirle.

La prima: “Perché la polizia si accanisce contro gli studenti? Perché quei poliziotti continuavano a manganellare quei ragazzi che erano già a terra sanguinanti?”.

La seconda: “Perché questi poliziotti italiani, anziché usare i manganelli come hanno fatto anche quelli spagnoli che hanno colpito anche un ragazzino di 13 anni, non si sono schierati accanto agli studenti come invece è avvenuto in Germania?”.

Insieme ai suoi compagni di scuola, mio figlio era a un centinaio di metri dietro le cariche avvenute sul lungotevere. Accanto a lui anche alcuni suoi prof, intorno a lui migliaia di altri ragazzi come lui. Senza casco e con slogan da gridare. Protesta civile.

La sera del corteo, io facevo il turno di notte nel mio tg, gli ho fatto leggere – per vedere la sua reazione e parlarne con lui – il pezzo scritto da una collega sui fatti avvenuti nel lungotevere e gli ho fatto vedere le immagini. E quelle due domande me le ha fatte mentre guardava con me il servizio.

Certo, “la violenza non è uno strumento di confronto”, ha detto la cancelliera Merkel. E anche lei, ministro, ha ammesso: “Punirò i poliziotti violenti, ma la piazza rispetti la legalità”. Giusto! Ma 50 studenti con i caschi su 50mila senza, non giustificano quelle immagini.

Posso aggiungere altre domande mie? Eccole: cosa c’entra con l’ordine pubblico e la legalità il lacrimogeno lanciato sul corteo dalle finestre del ministero della giustizia?

Signor ministro, non c’entra nulla con le esigenze di ordine pubblico quel poliziotto in borghese che dice “va’ ffan culo!” a una signora che sul marciapiedi del lungotevere protesta per quelle manganellate su un ragazzo per terra e grida in faccia all’agente: “Sono i nostri figli, sono i vostri figli! Abbiamo il diritto di protestare!” (la scena è andata in onda giovedì sera su la7 nel programma di Santoro). Il fatto che quell’agente fa una vita grama, guadagna mille euro al mese e ha di fronte anche figlio di benestanti che mettono il casco e lanciano sampietrini, non giustifica nulla: racconta un dramma e la sconfitta dello Stato.

Lo Stato, anche nei momenti di grave crisi e di tensione sociale, non ha il diritto di mandare a quel paese nessun cittadino. Lo Stato non ha diritto alla rabbia.

Io gliel’ho detto a mio figlio: la violenza di pochi rischia di cancellare, la legittima protesta di tantissimi. Ma la risposta, davanti a quelle scene, non ha soddisfatto neanche me stesso.

Quando lei, signor ministro, risponderà in Parlamento alle domande su quanto accaduto, non dimentichi di parlare alla stragrande maggioranza pacifica di quei cortei.

Antonio Roccuzzo

giovedì 15 novembre 2012

Troppi politici intralciano il nostro difficile ruolo di insegnanti

« L’altro pomeriggio ho sostato per dieci minuti, inebetita, davanti al manifesto antireferendario che recita: “Non andare a votare in democrazia è un diritto”. L’ho dovuto rileggere tante volte quell’infelicissimo slogan, inizialmente certa di aver capito male. Il primo augurio tra me e me è poi stato: speriamo che i miei alunni non leggano questo messaggio, loro che finalmente stanno raggiungendo i sospirati diciotto anni e sono emozionati all’idea di votare per la prima volta. Ma la mattina seguente, con lo sguardo pungente tra il deluso e l’arrabbiato, appena entrata in classe mi hanno messa con le spalle al muro: “Ma prof, non ci aveva detto che il diritto di voto è prezioso perché frutto di aspre conquiste? Non ci parlava di lotte che hanno visto scontrarsi i pochi potenti che nella storia hanno sempre fatto l’impossibile per conservare lo status quo, per detenere tutti i privilegi, e la massa convinta da due guerre mondiali a ritagliarsi finalmente un suo spazio politico?” A pormi la domanda è proprio quella alunna che tante volte mi aveva detto di non credere nella politica perché sostenuta sempre dai carrieristi e dai corrotti. Povera stella, è nata nel 1994 insieme al primo governo berlusconiano… Ma io, nel mio ruolo di educatrice motivata, non ho mai perso occasione per spiegarle che no, la politica ha anche una dimensione ideale, solo un po’ offuscata: si tratta di recuperare quella spinta etica al cambiamento che gli antichi filosofi greci ancora sanno indicarci. Ma ora che gli stessi politici danno addosso al mio già difficile ruolo d’insegnante, io scelgo di rinunciare alla mia consolidata linea diplomatica e a chiare lettere ti dico: cara la mia studentessa, quello slogan che ti invita a disertare le urne il 18 novembre è profondamente lesivo nei tuoi confronti di giovane alle prime esperienze di partecipazione politica e fortemente offensivo per noi cittadini tutti. E lo è ancor più nei confronti di noi donne che, cercando nella storia chiavi di lettura per il fosco presente, dobbiamo confrontarci col fatto che, mentre in Italia mia mamma e tua nonna hanno potuto votare solo dal 1946, le loro coetanee turche già ventanni prima… Allora sai che ti dico? Vai a votare il 18 novembre, cara ragazza, per poi verificare tu stessa che alle prossime elezioni quanti oggi ti invitano a startene a casa ti pregheranno in ginocchio di uscire. Ma tu non temere mai di esprimere il tuo libero pensiero critico, qualunque sia il prezzo che dovrai pagare. E invita con te tutti i tuoi amici, anche quelli che non vedessero l’ora di sniffare polveri sottili e di ammalarsi di cancro. Non impedire a tutti quanti, con la tua assenza, di raggiungere il quorum e di prendere quindi posizione, qualunque sia l’idea di ciascuno. Se non usi la testa qualcuno subito lo farà al tuo posto, ma attenta: come diceva Max Weber, dietro i leader carismatici si nascondono despoti mascherati. »
Daria Pulz, docente di Storia, Educazione civica e Filosofia presso il Liceo classico di Aosta

martedì 23 ottobre 2012

Diritto di Cronaca

In un ordinamento e in una società, che vivono e si sviluppano grazie al confronto delle idee, non può avere alcun riconoscimento l’invocato diritto di mentire, al fine di esercitare la libertà di opinione […]. L’affermato intreccio del dovere del giornalista di informare e del diritto del cittadino di essere informato merita rilevanza e tutela costituzionale se ha come base e come finalità la verità e la sua diffusione. Se manca questa base di lancio, se non c’è verità, ma calcolata e calibrata sua alterazione, finalizzata a disinformare e a creare inesistenti responsabilità e ad infliggere fantasiose condanne agli avversari, il richiamo a nobili e intangibili principi di libertà è intrinsecamente offensivo per la collettività e storicamente derisorio, beffardo per coloro che, in difesa della libertà di opinione, hanno sacrificato la propria vita. 
Suprema Corte di Cassazione, sentenza n° 41249

domenica 23 settembre 2012

Michael Jordan


"In ogni video che mi riguarda è impossibile vedere solo me. C’è sempre Scottie in tutto quello che ho vinto"
“Povero Scottie, avevo continuato a ripetergli quanto fosse difficile essere me. Adesso lo sa”
“Forse vi ho fatto credere che le mie azioni migliori cominciassero sulla linea del tiro libero, e non in palestra… Forse vi ho fatto credere che ogni tiro che mi sono preso fosse vincente, che il mio gioco fosse costruito sulla velocità e non sulla fatica… Forse è stato un mio errore che non vi siate accorti che ogni mio fallimento mi ha dato forza, e che il mio dolore è stato la mia motivazione… Forse vi ho lasciato credere che il BASKET è stato un dono di Dio, e non qualcosa per la quale ho lottato ogni singolo giorno della mia vita…
Forse ho distrutto il gioco…o forse state solo cercando delle scuse.”
“Avrò segnato undici volte canestri vincenti sulla sirena, e altre diciassette volte a meno di dieci secondi alla fine, ma nella mia carriera ho sbagliato più di novemila tiri. Ho perso quasi trecento partite. Trentasei volte i miei compagni mi hanno affidato il tiro decisivo e l’ho sbagliato. Nella vita ho fallito molte volte. Ed è per questo che alla fine ho vinto tutto.”
“Posso accettare la sconfitta, ma non posso accettare di rinunciare a provarci”
“Il talento ti fa vincere una partita. L’intelligenza e il lavoro di squadra ti fanno vincere un campionato”
 Michael Jordan


“A parte l’alba a Macchu Picchu mai visto niente di simile”
“Sul podio assieme ad Alì e Pelé, come miglior atleta del ventesimo secolo, oltre ad essere la miglior cosa successa nel basket da quando un professore di ginnastica canadese di nome Naismith decide di appendere due cestini di pesche a 10 piedi d’altezza.”
 Federico Buffa su Michael Jordan


“Ogni generazione ha i suoi campioni.Oscar Robertson e Jerry West, Magic Johnson e Larry Bird. Ma la generazione di Michael Jordan,pur avendo altri grandi,non può mettere nessuno al suo fianco”
Dan Peterson


“C’è Michael Jordan.E poi il resto,me compreso”
 Magic Johnson

lunedì 17 settembre 2012

Cosa hanno in comune gli iPad ed il Consiglio dei sindaci della Monte Cervino?


Vi ricordate qualche anno fa una famosa pubblicità che sponsorizzava la nostra ridente regione dallo slogan “Cambia Isola, vieni in Valle d’Aosta”? E vi ricordate quell’altro spot che vedeva un ragazzino, probabilmente in preda alla LSD, correre per i prati e giocare con un vitello? (e chi non vorrebbe giocare con un vitello!!!). Ebbene, questi spot dipingono, al mondo, la VdA come un’isola felice, un’isola sotto una campana di vetro, un’isola dove nessun male può nuocere ai suoi abitanti.

Infatti, nonostante il momento terribile dell’economia mondiale, parole come “crisi”, “spread”, “calo dei consumi”, ecc… non hanno minimamente toccato i valdostani…. Ah… non è così??? Il turismo è in calo? I commercianti hanno ridotto gli introiti? Le famiglie sono in difficoltà????

Eppure a guardar bene come stanno le cose un’isola felice ed intoccabile in VdA c’è. Un posto dove le parole spending review, tagli alla politica, odio per la casta non hanno avuto alcun effetto. Ovviamente mi riferisco ai palazzi del potere valdostano dove, trincerandosi  dietro un finto bilinguismo, al grido di: “Tour Eiffel, Metrò, Ullalah, Zidan, Escargot, Thuram”(perché ammettiamolo questo è il francese che utilizza il 95% della popolazione valdostana) se ne sbattono delle politiche statali e con un secco “no grazie, facciamo quello che vogliamo” continuano a spendere e spandere come nulla fosse.
 
L’ultima in ordine di tempo arriva dalla Comunità Montana Monte Cervino dove il consiglio dei sindaci, con nove presenti, nessun astenuto e nove favorevoli, ha optato per l’acquisto di 13 iPad2 con Wi-Fi + 3G con 64 GByte di memoria per un totale di 14.000 € (€ 1078 € cad). Gli apparecchi elettronici saranno consegnati uno per consigliere, a tre dirigenti ed ad un funzionario “al fine di capirne il funzionamento e analizzare gli applicativi da acquistare ed installare”.

Ora qualcuno me lo deve proprio spiegare!!! Partendo dal presupposto che gli iPad, bellissimi gingilli elettronici, hanno una scarsa utilità lavorativa, all'infuori di alcune professioni, qualcuno mi dice che cazzo se ne fa un consigliere del Consiglio dei Sindaci della Comunità Montana???? Come potrebbe un iPad migliorare la sua funzione pubblica ed il suo lavoro per la comunità? Qualcuno me lo deve proprio spiegare, perché io da solo non ci arrivo.

Forse li acquisteranno per allietare le noiose riunioni giocando ad Angry Bird oppure per instagrammarsi tra di loro in posizioni buffe come perfetti Hipster, chi può dirlo!!!! La cosa più bizzarra, però, è quel tredicesimo iPad acquistato per capirne il funzionamento ed analizzare le app da comprare…. Cioè, volete dirmi che ci va un tecnico per spiegare ai nostri consiglieri come si usa l’iPad e quali sono le app utili???? Ma stiamo scherzando!!! Lo comprano perché dovrebbe servirgli, ma non sanno come si usa e quali sono le app che gli servono???? Non so se ridere o piangere.

Come se quanto già detto non bastasse (la chicca delle chicche l’ho lasciata per il finale), fra tre anni, cioè quando torneremo alle urne per le elezioni comunali, i consiglieri potranno diventare definitivamente proprietari dell’iPad con una svalutazione del 90% e un esborso di 83,60 euro. Direi praticamente perfetto, la comunità spende 14.000 €, ne incassa 1.086,8 ed ovviamente dovrà ricomprarne altri per i nuovi eletti…. Direi un  perfetto capolavoro di spending review.

Siccome in VdA nessuno vuole essere meno degli altri e tutti vogliono sfruttare al massimo la candidatura politica, dalla serie “quando mi ricapita”, anche la famosissima Riviera delle Alpi ha optato per acquistare 5 iPad (assegnati a Sindaco, Vicesindaco ed Assessori) per la modica cifra di € 3.127,39, cifra che, con un po’ di demagogia, la minoranza ha specificato che poteva essere utilizzata per comprare 1.600 kg di pane sufficienti per 32.000 razioni di una mensa scolastica, oppure 1.800 kg di mele per 4.500 merende di altrettanti bambini.

Ma alla fine a noi che ce ne frega, tanto parliamo francese “Oh Oui Oui”

domenica 16 settembre 2012

Charles Barkley


Parlano di Champagne e Mercedes, ma il più grande prodotto di sempre di importazione europea è Dirk Nowitzki
“Ringrazio Dio per Dennis Rodman, perchè mi fa apparire come un santo”
Charles Barkley

martedì 11 settembre 2012

La rivoluzione delle tasse



My rating: 5 of 5 stars

Come si cambia la mentalità di persone per cui i modelli da imitare sono commercianti privi di scrupoli, banchieri dediti all’usura, imprenditori arricchitisi con lo sfruttamento dei lavoratori?

Parte da questa domanda il volume La Rivoluzione delle tasse, a firma Bruno Tinti, magistrato fino al 2008, editorialista de il Fatto Quotidiano, esperto di reati finanziari e autore, del best seller Toghe Rotte (2007) e de La Questione Immorale (2009).

Nella sua riflessione-inchiesta, l’analisi di Tinti si snoda partendo da un dato di fatto portato dalla freddezza dei numeri, un dato che fa storcere il naso a molti. Se il 93% del totale del gettito tributario lo pagano i lavoratori dipendenti e i pensionati, gli evasori vanno ricercati nel c.d. popolo dell’iva, popolo che viene protetto dalla classe politica (condoni ogni 4 anni, abolizione del falso in bilancio, ecc…) perché i loro voti fanno la differenza tra vincere e perdere.

Il libro è molto ben fatto e di facile lettura, senza contare che tocca un argomento molto attuale. Anche se non tutti saranno d’accordo con le sue teorie, più per tornaconto personale che per senso civico, ne consiglio vivamente la lettura e, solo dopo, di criticare le sue idee e la rivoluzione che sogna un giorno si avveri in Italia.

Non sono un grande conoscitore della materia, ma sono rimasto piacevolmente colpito dalla “sua” riforma tributaria (rivoluzione) e mi piacerebbe molti discuterne, con chi ne capisce un po’ di più, per sapere se si tratta di un sogno utopico o è una cosa realizzabile.

“In giro ci sono 160 miliardi di euro evasi. Andarli a riscuotere si può, basta volerlo”



lunedì 3 settembre 2012

Una voce, tante voci

Una voce, tante vociUna voce, tante voci by Marco Galli
My rating: 1 of 5 stars

“Una voce tante voci” è l’opera prima di Marco Galli, speaker e DJ storico di Radio105 che con il suo “Tutto Esaurito”sbanca ogni mattina in etere. Il libro si suddivide in 10 capitoli, un viaggio, fatto in ascensore, dove attraverso la sua voce e il confronto/scontro tra il suo vero io e quello del personaggio del Capitano in contropartita alle voci dei suoi ascoltatori.

Radiofonicamente conosco Galli da 4 o 5 anni e sono un fedele ascoltatore, in quanto apprezzo in globalmente il suo modo di fare radio e la sua trasmissione. Con questo libro, invece, ho provato una profonda delusione, in quanto non tratta minimamente la vita radiofonica, e non, del “Capitano” più famoso della radiofonia; non dice nulla di nulla, da l’idea di essere un libro senza capo ne coda atto solo a sfruttare la popolarità del DJ senza trasmettere nulla.

Invece, ho apprezzato l’idea di riportare alcuni sms degli ascoltatori e di lasciare le ultime pagine del libro in bianco, in modo che ogni lettore potesse annotarci i propri pensieri, prima di regalarlo e prestarlo ad un amico, creando così un presupposto di continuum comunicativo e dando l’idea che il libro è fatto dai suoi stessi lettori…. Dopo la Storia Infinita, il Libro Infinito che racconta un pezzo di vita di ogni lettore, una socializzazione antica ai tempi di Facebook.

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Si fa presto a dire pirla


Si fa presto a dire pirlaSi fa presto a dire pirla by Paolo  Rossi
My rating: 3 of 5 stars

Con l’arrivo dell’estate, ovviamente inizia il periodo delle letture impegnate ;-D. Quest’anno, invece di buttarmi in libreria alla ricerca di un nuovo “libri da spiaggia”, ho preferito cercare in soffitta ed ho trovato questo libro di un centinaio di pagine dalla firma Paolo Rossi, ed essendo un fan del comico ho deciso di portarlo in vacanza con me. La lettura è stata piacevole e divertente. Che altro dire. Difficile recensire quella che in fondo è solo una raccolta di monologhi di un comico. Senz'altro una lettura divertente e leggera, rimango comunque dell'idea che è meglio vedere il cabaret dal vivo, in teatro o almeno in televisione.


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domenica 2 settembre 2012

Jordan vs Lebron

Lebron è un leader e un giocatore pazzesco… Ma Michael Jordan è il più forte di sempre
Wade

venerdì 17 agosto 2012

Fahrenheit 451


Fahrenheit 451

My rating: 3 of 5 stars

Le vicende del romanzo sì svolgono quasi per intero in una città, della quale non è indicato il nome. Gli avvenimenti del romanzo accadono in un tempo futuro, sul quale però non si danno indicazioni precise; mancano, in effetti, nel libro date e ogni tipo di indicazione cronologica.

In questa città ci si sposta o mediante la metropolitana o in automobile; agli automobilisti si impone di guidare sempre a grande velocità e chi viene trovato a procedere lentamente può essere arrestato. I pedoni sono visti come dei soggetti irregolari degli anticonformisti che è bene sopprimere.  Tutto questo accade perché il sistema vuole solo gente sempre occupata, sempre di corsa, sempre in tensione, affinché non abbia il tempo per pensare e porsi delle domande.

Fahrenheit 451 descrive una società totalitaria che bandisce la cultura in quanto veicolo di propagazione di idee "sovversive" dell'ordine che questa società vuole mantenere con la forza, per cui, tutti i libri vengono bruciati dai pompieri, che appiccano i roghi invece di spegnerli (Fahrenheit 451 è la temperatura del lanciafiamme utilizzato dalle guardie per bruciare i libri). Le persone non comunicano veramente tra loro, non producono idee, sono marionette sterili.

Il tema della cultura diventa fondamentale per ciò che riguarda la libertà personale, il diritto ad avere un'informazione libera ed imparziale, ad avere un' identità propria radicata nella storia del proprio popolo. La conoscenza trasmessa attraverso i libri e la libertà.

Questo è un libro affascinante e anche se scritto nel 53 tratta temi molto attuali (società soggiogata dai mezzi di comunicazione), ma non posso non evidenziare una certa somiglianza con il capolavoro di Orwel, 1984, il che rende il libro un po’ scontato. Nel complesso è un buon libro che non mi ha eccessivamente appassionato, in quanto ho nettamente preferito “1984”.

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giovedì 2 agosto 2012

La Strage di Bologna


l 2 agosto 1980, 32 anni fa, alle 10,25, la sala d’aspetto della stazione di Bologna si trasformava in un mattatoio. 20-25 chilogrammi di esplosivo Compound B di tipo militare, compresso in una cassetta e inserito in una valigia di tipo normale, distruggeva un’intera ala della stazione uccidendo 85 persone e ferendone altre 200

martedì 31 luglio 2012

La più grande partita di basket (che nessuno vide)

Ecco un estratto di Pink Jesus di Federico Buffa sull'unico e vero Dream Team nel ritiro preolimpico a Montecarlo

Non crederete che passare indenni un mese di collegiale col Jordan del '92 fosse possibile? Decisamente non lo era. M.J. passava la giornata andando da Bird e Magic apostrofandoli più o meno così: "A te nero ti porto a scuola, a te biondo al doposcuola". Queste erano dispensate nelle giornate di bonaccia, poi c'erano quelle nei giorni di burrasca: "Biondo, entro al Garden e guardo tutti quei vostri stendardi e penso: che peccato, finché gioco io non ne vinceranno più. Nero adesso non mi diverto più a vincere al Forum, sono ciclo-turistiche, pensa che oramai porto anche i miei figli come fosse una vacanza. Certo, se tornassi a giocare tu, ne porterei uno solo". Un perfido artista della provocazione che sapeva chi il trono di spade adesso era suo.

Un giorno the two & only dissero basta. Squadra: Magic, Larry, Barkley, Robinson, Drextler, Mullin, contro MJ, Ewing, Pippen, Stockton, Malone e Laettner, colleggiale a bottega dai maestri. All out, come a gara 7 delle finals. Chuck Daly, il Coach, contrarissimo agli eventi, chiede a Myke Krzyzewski, il vice, di arbitrare. Anche no. Da qui dobbiamo fidarci di Josh Rosenfled, all'epoca PR internazionale della NBA, uno dei pochi testimoni oculari. The wild thing, selvaggia.
Squadra di Magic avanti 14 a zero o 14 a 2, secondo un altra versione. Barkley, storica rana dalla bocca larga, irride MJ. Magic: "...Imbecille, stai zitto che tra l'altro non lo marchi tu". Daly non riesce più a guardare  perchè teme che stia per saltare qualche ginocchio. Coach K finge di allenare incitando tutti. Tornando a Jordan, Magic: "Siamo a Montecarlo, non al Chicago Stadium, perchè tutti i fischi sono per lui?". Tzunami Jordan con aggiunta di "...Sono gli anni '90, i vostri '80 sono finiti". Per i soli finali: 36-30 per i jordanaires.
La più grande partita che nessuno (o quasi) abbia visto.

Che altro dire se non..... I LOVE THIS GAME

lunedì 30 luglio 2012

Il Basket senza Il Poz

I pagliacci, si sa, hanno un lato marcatamente triste. E nonostante il Poz abbia sposato la filosofia del sorridere alla vita sempre e comunque, quando viene a mancare ciò che ti ha permesso di sfogare tutta la tua indole da vero “idiota”, nonostante quello fosse il tuo lavoro, un velo tristezza ti accompagnerà per tutta la vita. Al Poz manca il basket, gli manca più di ogni altra cosa al mondo. E lo stesso vale per il basket. Clonate Pozzecco, la pallacanestro senza di lui è molto più noiosa
Raffaele Ferraro - Twitter @parallelecinico

giovedì 19 luglio 2012

Per non dimenticare


La lotta alla mafia, il primo problema da risolvere nella nostra terra bellissima e disgraziata, non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti e specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità

mercoledì 11 luglio 2012

Juve storia di un grande…

Da tempo, in molti aspettavano l’annuncio ufficiale, nel bene e nel male, e da tempo, in molti aspettavano il mio post sull'argomento…ora che l’inchiostro è ancora fresco, è tempo per la mia testiera di ricominciare a lavorare.

Per chi non avesse ancora capito a che cosa mi sto riferendo, vi butto lì un paio di cifre:

600.000,00 € 2012 – 800.000,00 € 2013 – 800.000,00 € 2014

Quelli sopra elencati sono i soldin,i coi rispettivi anni, che Mamma Regione verserà alla Vecchia Signora del calcio italiano. Cifre di una certa rilevanza, soprattutto in un momento di crisi come il nostro, e soprattutto per la permanenza non prolungatissima degli juventini in Valle d’Aosta (nel 2012 solo 15 giorni).

Ma il vero dramma è che le spese non finiscono qui, infatti, il comune di Chatillon ha accantonato in bilancio circa 80.000 € per il ritiro della Juve, che dovrebbero servire alla costruzione del campo di calcio a 5 su sabbia, allestimento dei bar, predisposizione degli impianti elettrici, imbiancamento degli spogliatoi ecc….

La domanda che pare logico porsi è: ha senso spendere tutti questi soldi?

La mia risposta è assolutamente NO….negli anni l’esperienza dovrebbe averci insegnato che l’incremento degli introiti per i commercianti e gli albergatori castilionesi e dei paesi limitrofi non è mai stato stratosferico, le mie fonti parlano di un incremento del 10/15 %. Questo anche perché molti tifosi arrivano dalla vicinissima Torino con il c.d. pranzo al sacco e se ne tornano a casa loro dopo aver visto la squadra. Inoltre c’è da presupporre che quest’anno, visto la crisi battente, la benzina alle stelle e la mancanza dei nazionali, saranno ancora meno i tifosi che raggiungeranno il paese dei castelli.

A quanto pare, la storia non ha insegnato un bel nulla alla nostra classe politica, non hanno capito che il business dei ritiri delle squadre di calcio non porta nessun beneficio all'infuori di un battage pubblicitario, battage che potrebbe essere utile per pubblicizzare qualche cosa di nuovo e turistico, ma questo “qualche cosa” attualmente non c’è, a meno che non si voglia indicare le nuovissime Terme di Saint-Vincent come questo “qualche cosa”. Se così fosse ricadremmo ancora di più nell'assurdo di una politica senza visione, perché le Terme, a quanto mi dicono, son ben lungi dal seguire lo standard Pré-Saint-Didier, ma si instaurano in un contesto di maggior élite che poco si amalgama col movimento calcistico, che chiamarlo popolare gli si fa un favore.

Quindi perché la regione spenderà tutti quei soldi per poi negarli ai comuni o alle strutture che necessitano di reali aiuti economici per stare in piedi (vedi gli asili nido), oppure per finanziare progetti di maggiore utilità per la popolazione valdostana (vedi ferrovie) o meglio ancora, ma perché hanno fatto chiudere moltissime stazioni sciistiche prima del tempo per mancanza di fondi, per poi trovarli d’improvviso per darli alla Juve? Mi pare un’assurdità quella di castrare il gigantesco turismo invernale della Valle d’Aosta per un presunto turismo calcistico….

Perché il Comune spende quei soldi e poi è costretto a mettere all’asta beni demaniali, non riqualifica zone del paese che sarebbero molto più utili alla popolazione, non aiuta le persone in difficoltà ecc…? e poi per risparmiare consorzia i servizi col Comune di Saint-Vincent e di Pontey.

E non venitemi a dire che comunque sono soldi ben spesi per rilanciare il turismo in Valle d’Aosta, perché guarda caso sto scrivendo questo post sul treno nella famosissima tratta Torino-Aosta, tratta che dovrebbe e potrebbe essere percorsa da molti tifosi, tratta che mi ha fatto cambiare a Chivasso e a breve mi farà cambiare ad Ivrea, con l’ovvia incognita che aleggia sulle teste di tutti i passeggeri: “ma la coincidenza ci aspetterà?”. Tratta percorsa anche oggi da un discreto numero di possibili turisti che inorriditi e spaventati non si capacitino dell’immensa odissea che gli aspetta per compiere poco più di 100 km.

Beh, forse a guardar bene il motivo che ha spinto la regione a tirare fuori questi soldi non è così difficile da trovare. Come anzi detto quella della Juve è una gigantesca manovra pubblicitaria che però nello specifico non pubblicizza nulla, ma a guardar bene le cose QUALCUNO sarà ampiamente pubblicizzato e conosciuto in tutta la Valle d’Aosta… e guarda caso nell'imminenza delle elezioni regionali…le coincidenze alle volte….

Molti di voi potrebbero criticare il mio pensiero, soprattutto alla luce delle interviste sui giornali dove vengono sproloquiati applausi al grido di “tutto esaurito”, ma guarda caso molti degli albergatori intervistati si potrebbero definire schierati e pronti ad alimentare l’immenso flusso pubblicitario ad personam. E soprattutto leggete anche quei giornali dove masse di tifosi si lamentano per l’eccessivo costo preteso per vedere gli allenamenti e che, a causa di ciò, minacciano di disertare.

Sia chiaro siete voi e non io che state pensando che più che ad un ritiro di una squadra di calcio stiamo assistendo ad una campagna elettorale con soldi pubblici…non pensate sempre male… anche la storia ce lo insegna, con i passati ritiri della Juve non è mica successo nulla, non sono mica stati arrestati personaggi di spicco, non sono mica volate mazzette per tutto l’arco alpino… su smettetela di pensare male e tornate nel vostro limbo a gridare “Viva l’UV” per la paura di perdere quei piccoli privilegi che vi fanno sentire importanti ed al sicuro, senza rendervi conto che intorno a noi il mondo sta marcendo e che quando la bolla di sapone esploderà sarà troppo tardi per alzare la testa e la voce.

martedì 10 luglio 2012

Shaquille O’Neil


La prima volta che ho visto Shaquille Rashaun O’Neil, a Barton Rouge con la maglia di LSU, ho capito che sarebbe stato necessario aggiornare la mia idea di “grande e grosso”
Federico Buffa

giovedì 28 giugno 2012

Italia vs Germania

“1 a 0: la Merkel dichiara “Niente Eurobond e smetteremo anche di mandare i pezzi di ricambio per le Volkswagen” a rischio anche i possessori di Bimby”
“2 a 0: la Merkel ha smesso di parlare e ha chiesto a Monti, se ha qualcosa da dirle, di rivolgersi direttamente ai suoi avvocati”
"La Merkel, alla notizia che Monti si chiama come quello che gli ha segnato due pere, ha approfittato della ripresa per chiamare Napolitano. “Era meglio il nano”, sembra abbia detto."

giovedì 21 giugno 2012

Omosessualità nello sport

Sono fermo sostenitore dei matrimoni gay perché, da uomo di colore, odio ogni forma di discriminzaione. Quello dell’omofobia nello sport è un grosso problema. Le due squadre in cui militavano giocatori gay? Hanno vinto. Avevamo cameratismo e chimica nello spogliatoio. E mai nessuno ha tirato fuori l’argomento come un problema né allora né dopo. I presunti timori di essere a disagio sotto la doccia o negli spogliatoi, per quella che è stata la mia esperienza non esistono. Nessun ragazzo si metterebbe in quella situazione all’interno di uno spogliatoio di professionisti: nessuno mi ha mai fatto avance e non mi sono mai sentito a disagio quando un ragazzo gay mi marcavo o dovevo marcarlo io. Sono stanco del luogo comune che i giocatori professionisti sono omofobi e vi dico che i giocatori gay non si pongono alcun problema a riguardo.
Stimo la ESPN, fanno un ottimo lavoro, ma ogni 2-3 mesi ti chiamano a raccolta e ti dicono come rispondere a qualche ragazzo gay.
Tutti i giocatori, al college o nel professionismo hanno giocato con giocatori gay e chi lo nega è semplicemente un ottuso. Mi dà molto fastidio quando sento qualche giornalista o qualche atleta andare in televisione e dire ‘Nessun gay può uscire allo scoperto in uno sport di squadra perché avrebbero vita impossibile.’ Signori, è meglio un ragazzo gay che può giocare che uno etero che non può!!
Sir Charles Barkley

giovedì 7 giugno 2012

Una partita da EX (Atomic Flies vs Eagle)

Le scorse due settimane sono state, come di consueto, le settimane di chiusura del basket indoor per lasciare spazio alla c.d. summer league ed ai 3vs3. Ma quest’anno, quelle due settimane, per me, hanno rappresentato anche qualche cosa di più, un qualche cosa che è difficile da descrivere, ma che può essere facilmente rappresentato con questa foto:



Anche se, un’immagine non può rappresentare appieno le sensazioni e le emozioni che ho provato nelle due amichevoli svolte tra la mia ex squadra gli “Atomic Flies Basket” e la mia nuova squadra torinese gli “Eagle Co.Pro.Ma.” (ex Bella Storia). Una foto non può esprimere quello che ho provato ricalcando il campo che per 10 anni ho chiamato casa, non può rappresentare le sensazioni di giocare contro i miei ex compagni in quella che ora chiamo casa. Queste due partite sono state uniche, intense, gioiose, emozionanti, faticose e chi più ne ha più ne metta.

Nei giorni che hanno preceduto il mio ritorno al Palabortoletto il mio unico desiderio era quello di giocare al meglio e di provare a vincere, perché ritenevo e ritengo che quello sarebbe stato l’unico modo per onorare al meglio la mia ex maglia. Forse grazie alla concentrazione l’emozione non ha preso il sopravvento, infatti, mentre stavo entrando nel palazzetto il cuore mi batteva a mille, ma appena sono sceso in campo tutte le emozioni erano sparite, non era importante affrontare per la prima volta da avversari, i miei compagni di tante battaglie, l’unica cosa che contava era onorare la maglia che indossavo. Questa concentrazione forse non mi ha permesso di vivere a pieno tutte quelle emozioni e sicuramente non mi ha permesso di vivere quella esperienza in modo gioioso, ma mi ha permesso di onorare al massimo la mia vecchia casacca.

Nella partita di ritorno, invece, ho provato a godermi maggiormente il momento, a ridere e scherzare, perché l’incontro/scontro tra passato e presente, tra ex compagni e nuovi compagni, tra vecchi amici e nuovi amici,  può e deve essere goduta al massimo. E forse per questo, o a causa dello Spriz pre-partita, ho giocato una partita orrenda ma infinitamente più “INTENSA”.

I due scontri si sono chiusi con una netta vittoria per gli  Atomic  in casa e con una vittoria più di misura fuori casa. Gli Atomic hanno dimostrato di essere una squadra superiore sia come collettivo che, in molti punti del campo, anche individualmente. L’unico punto a favore di noi Eagle è stato il dopo partita, perché “Onorato” batte nettamente il Palazzetto :-D

Ovviamente nonostante abbia provato a nascondermi dietro la concentrazione o l’ironia le emozioni hanno sempre preso il sopravvento, infatti, essere marcato da Ga, da Rasta o da Tzan, giocatori ed amici che mi hanno aiutato a crescere cestisticamente e non solo; cercare di capire le intenzioni di Bonny, con il quale sono cresciuto come allenatore o con cui o condiviso molti successi; cercare di limitare Kev colui che ho sempre individuato come il nostro trascinatore e colui che ha in moltissime occasioni armato la mia mano; provare a non far armare Il Druido, perché quel tiro da 3 ho imparato a conoscerlo ed a crederci; vedere il ragazzino (Marco) essere diventato adulto ed il giocatore che ho sempre pensato potesse diventare; vedere che si può sempre ritornare e fare la differenza (Ghepa, Joyeu e Jean parlo di voi); vedere l’impegno e la voglia di vincere dei Rookies (Friz, Mich, Cece); sentire gli incitamenti di Vita, perché anche da avversario il nostro legame è troppo forte; ebbene, tutto questo e stato troppo, immenso… infatti, in più di un’occasione, anche se molti di voi non se ne sono accorti, i miei occhi si sono riempiti di emozione.

Emozione che ha riempito il mio cuore d’orgoglio e di gioia quando o capito che nonostante le perplessità di molti siete una vera squadra che può portare ancora più in alto i colori atomici, un team che può raccogliere la mia eredita e di tutti coloro che hanno indossato quella maglia, un’eredità lunga 10 anni che ha portato un gruppo di amici a trasformarsi in una squadra competitiva e vincente e che ora, grazie a voi, può puntare a fare sempre meglio.

In chiusura mi sembra doveroso ringraziare anche i miei nuovi compagni che, insieme agli Atomic, per permettere di realizzare un mio sogno si sono impegnati e “sbattuti”, quindi grazie a Roby, Gianlu, Paolino, Walzer, Nico, Scanu, Simo, Max, Marco, Bull, Max e Jack

Io non so cosa sarà del mio futuro cestistico, ma quello di cui sono certo è che posso “abbandonare” gli Atomic senza rimorsi perché so che sono in ottime mani… e poi chissà, la storia degli Atomic è costellata di tristi addii ma anche di trionfanti ritorni, quindi mai dire mai…

sabato 2 giugno 2012

Ti spiego l’IMU… no, te la spiego prima io!!!


Come molti di voi ormai sapranno, il gruppo consigliare di minoranza del Comune di Chatillon aveva organizzato per mercoledì 23 maggio una “conferenza” nella saletta della Biblioteca di Chatillon, con relatore il Dott. Commercialista Pivato Walter (non, non è questione di omonimia),  con l’obiettivo di informare la popolazione sul calcolo ed il pagamento dell’IMU. Incontro che, mi dicono, essere andato molto bene, tant'è che il relatore è stato chiamato anche a Carema a fare lo stesso intervento.

Come molti di voi sapranno, fino al 21 maggio, chiunque si fosse presentato all'ufficio tributi del Comune di Chatillon chiedendo informazioni sull'IMU, veniva rimbalzato, senza ottenere nessuna informazione (o per lo meno è quanto mi è stato detto).

Ma, guarda caso, non appena in Comune si sono resi conto dell’iniziativa (in quanto i manifesti di pubblicizzazione dell’incontro sono stati timbrati, per l’affissione, in Comune) è scattata una corsa contro il tempo per non farsi superare dalla minoranza. Infatti, si è provveduto subito alla redazione di una lettera informativa, nella quale si pubblicizzava la possibilità di chiedere informazioni all'ufficio tributi e si facevano alcuni esempi per spiegare il tributo, esempi che gli esperti mi dicono essere non precisi (la fretta gioca brutti scherzi a volte).

Non solo, visto l’urgenza e la necessità di primeggiare sulla minoranza si è deciso di spedire le lettere ad ogni famiglia, per un costo di € 0.60 a busta  (lascio a voi il calcolo della spesa complessiva). Pensate che i cantonieri del Comune sono stati utilizzati per imbustare le lettere per riuscire a spedirle il prima possibile (questo è quello che mi ha detto un uccellino).

Penso che quello che è accaduto si commenti da solo e che forse, invece di buttare via soldi e tempo sarebbe stato più sensato contattare la minoranza, complimentarsi per l’idea ed unirsi estendendo l’iniziativa.

Ma si sa, il DELIRIO DI ONNIPOTENZA tira brutti scherzi

lunedì 28 maggio 2012

Alex, grazie di tutto


Lo so, mi sono sempre definito un simpatizzante del calcio e mai un tifoso, quindi vedermi scrivere un post sul calcio potrà sembrare strano a molti; ma questo posto più che di calcio parla di un uomo, di uno sportivo, di un campione, di un simbolo che a prescindere dai vostri colori di appartenenza deve essere stimato ed apprezzato. Ovviamente sto parlando di Alessandro Del Piero.

Non potevo non parlarne perché il mio interessamento al calcio è nato con la nascita della sua gloriosa carriera, quando da ragazzino guardavo le partite più per sembrare grande che per il reale interesse che suscitavano in me.

Non potrò mai dimenticare quell’ormai famosissimo Juve vs Fiorentina 3-2, perché ero allo stadio e mi rimarrà sempre impressa quella prodezza con cui hai fatto esplodere lo stadio, come non posso dimenticare i fumogeni che i tifosi della Fiorentina hanno iniziato a lanciare sulle tribune, ma questo è un altro discorso, è uno dei motivi per cui seguo il calcio solo da simpatizzante; e non ne voglio parlare in questo momento.


Come non posso dimenticare le delusioni, che mi hanno fatto vacillare, come i gol sbagliati agli Europei, tutti quei mesi a segnare solo su rigore, ecc… ma tu da grande uomo hai cercato di dimostrare a tutti che l’importante è rialzarsi e lottare per ciò in cui si crede.

E in egual maniera non posso non stimarti come uomo e come professionista che non ha mai fatto un gesto fuori posto o una polemica (due sole espulsioni in 19 anni di Juve), che hai creduto e rispettato la maglia che indossi anche quando si è inzozzata di fango, lottando con tutte le tue forze.

Alex sei un esempio come sportivo e come campioni, hai vinto tanto, quasi tutto (ed è inutile nascondercelo, il pallone d’oro a Sammer doveva essere tuo), ma soprattutto sei un esempio come UOMO, perché come ha detto Caressa: “quando uno sportivo diventa un esempio per i figli dei propri tifosi ha raggiunto il suo massimo in carriera”…

Anche se da alcuni anni non seguo più assiduamente il mondo del pallone lo ammetto, la tua ultima partita di campionato l’ho guardata ed al tuo saluto mi sono commosso.

GRAZI DI TUTTO CAPITANO

In chiusura voglio aprire una piccola parentesi e lasciarvi con un quesito che mi saltella in mente, perché in fondo sono un Rompiscatole e questo post era troppo imperniato di buonismo. In molti hanno sostenuto che una proroga di un anno si poteva anche fare, utilizzandolo come quest’anno, tanto, e cito :”Del Piero non è uno che rompe i coglioni se sta in panchina e gioca 10 minuti a partita”. Ma siamo sicuri che Del Piero avrebbe voluto fare un altro anno così? Siamo così sicuri che non ci sia stato un divorzio consensuale per permettere ad Alex di andare a giocare dove avrebbe trovato più spazio e più minuti? Dove avrebbe ancora fatto notevolmente la differenza e dove si sarebbe tolto ancora molte soddisfazioni? Siamo così sicuri che la società non abbia voluto passare come la cattiva per tutelare il campione e l’uomo?

mercoledì 23 maggio 2012

Giovanni Falcone


Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini

giovedì 17 maggio 2012

Kobe Bryant sul Flop

Ho imparato da gente come Pippen e Bird: loro non cadevano, non accentuavano, non simulavano. Io dico che se oggi dopo 16 lunghe stagioni, sono ancora qui è anche perché non ho mai cercato di ottenere falli cadendo intenzionalmente a terra al solo scopo di ottenere un fischio dagli arbitri. C’è una grande differenza tra subire uno sfondamento e ‘floppare’ e tutti la conosciamo. Siamo arrivati al punto di vedere ragazzi che, pur se non realmente colpiti, si agitano come pesci fuor d’acqua. I don’t flop! (Io non simulo!) Se lo fai è perché non hai le palle e se pensi ancora di farlo allora dovresti prendere in considerazione di giocare nella WNBA.
Kobe Bryant

lunedì 14 maggio 2012

Alessandro Del Piero

Finisce in gloria anche l’epoca di Del Piero. È stato tutto molto commovente nella cerimonia del dopo partita, ma non c’è lato oscuro. Del Piero se ne va perché vuol continuare a giocare e vuole farlo più di adesso. Resterà ragazzo per un altro po’ di tempo. Giocare a calcio è la cosa più bella del mondo, Del Piero vuole continuare a regalarsela. Perché piangere? Nella Juve sarebbe stato un monumento non più un giocatore. Lo aveva capito anche lui. Tornerà e quello sarà il vero momento difficile. Vorrà fare il Nedved o il Boniperti? La differenza di questa Juve è che per la prima volta c’è un Agnelli operativo, Boniperti lo fa già Andrea. Se perderà un po’ di timidezza, Del Piero potrà però perfino andare oltre. È tempo che un calciatore prenda in mano il calcio. L’ha mancato Rivera, ha scelto altre strade Vialli, è inadatto Totti. Del Piero potrebbe, ma per ora comanda ancora il profumo dell’erba.
Mario Sconcerti

domenica 6 maggio 2012

Lebron vs Jordan e Kobe

Più volte abbiamo provato a fare un confronto tra LBJe MJ e il confronto tra i primi anni di NBA di MJ e i primi di LBJ rimane piuttosto impietoso (anche limitandoci ai primi 6 anni in cui anche i Bulls non avevano vinto nulla), con MJ che vince su tutta la linea. Sicuramente più avvantaggiato LBJ è in un confronto con Kobe Bryant che però nei suoi primi 6 anni di NBA aveva già vinto 3 titoli NBA.

venerdì 20 aprile 2012

Diaz, non pulire questo sangue


Qualche sera fa ho visto il film sull'irruzione della polizia nella scuola Diaz durante il G8 a Genova. Su questo G8 si è già scritto tanto ed in molti si sono espressi, ma trovo molto importante che, grazie al film, un minimo se ne ritorni a parlare, perché ritengo che per questo triste avvenimento della nostra storia recente valga una frase che si utilizza per molti altri drammi.

“NON DOBBIAMO DIMENTICARE”


Per sgombrare sin da subito il campo da ogni dubbio e per farvi capire in modo diretto come la penso mi sono sottoposto alcuni piccoli quesiti sull’evento più grave di quei giorni… “la morte di Carlo Giuliani”

Carlo Giuliani era a Genova per protestare pacificamente? NO
Carlo Giuliani era un Black Block? Probabile
Carlo Giuliani era un ragazzo “per bene”? Non credo
Carlo Giuliani se l’è cercata? Forse
Carlo Giuliani meritava di morire? Assolutamente NO

Detto questo tornerei a parlare del film che narra “La più grave sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale” che ha portato alla condanna di 25 su 28 imputati, tra dirigenti e poliziotti (di questi, più di 300, solo di pochissimi si è potuto procedere al riconoscimento) ed a 44 condanne per i fatti avvenuti nella caserma di Bolzaneto. Condanne che, per i 44 di Bolzaneto, sono già state falcidiate dalla prescrizione e che, per la Diaz, cadranno nel 2014, a causa della mancanza del reato di tortura in Italia.

Per evitare qualsiasi polemica sterile, derivante da un’eventuale faziosità del film, vi comunico che i fatti narrano quanto è stato scritto dai giudici della Terza Sezione della Corte d’Appello di Genova.

Non mi vergognassi tremendamente di quelle immagini e fossi totalmente irrispettoso, potrei dire che “Diaz, non pulire questo sangue” è un bellissimo film, con una struttura particolare, incentrata sul lancio di una bottiglia, che permette di analizzare le storie dei vari interpreti sbalzando avanti ed indietro nel tempo senza diminuire la tensione e la drammaticità degli eventi; ma non solo, anche la decisione di non utilizzare una risoluzione eccezionale crea meno stacco tra le scene del film ed i video reali, dando una perfetta visione di insieme.

Devo ammetterlo sono rimasto profondamente turbato dalla visione del film, probabilmente perché quei momenti gli ho vissuti “in prima persona” davanti ai Tg ed al computer, probabilmente perché, visto il mio desiderio professionale, sento un grandissimo senso di giustizia e di appartenenza allo Stato e forse perché vedere rappresentato sullo schermo quello che si era solo letto ha un impatto maggiore. Durante tutta la proiezione ho sentito la rabbia, il disprezzo e la vergogna crescere in me, nessun film prima di questo, mi aveva provocato quella sensazione di disagio che quasi mi ha portato ad abbandonare la sala. Alla fine del film, però, ho capito che non ero l’unico ad aver provato quelle sensazioni, perché, all’accendersi delle luci tutti gli spettatori sono defluiti verso l’uscita in un silenzio irreale ed immagino che un solo pensiero aleggiava nella testa di tutti (o per lo meno nella mia, come già mi accadde all'epoca degli eventi): “Mi vergogno di essere italiano

Ora si potrebbe dire e scrivere molto, potrei alzarmi sul pulpito ed urlare parole colme di indignazione e di rabbia, potrei urlare tutta la mia incredulità di fronte a tutti coloro, sopratutto appartenenti alle forze dell'ordine (per fortuna non tutti), che ancora giustificano e proteggono gli autori di questi misfatti. Non è pensabile che i soggetti predisposti alla nostra protezione, addestrati a far rispettare la legge e “paladini” della legalità si schierino a favore di beceri animali in divisa. Neanche se all'interno della Diaz vi fossero stati solo black block un simile pestaggio e la seguente tortura in Bolzaneto sarebbero stati giustificabili. Invece di fare tutto questo, invece di lasciarmi trasportare dalle emozioni preferisco riportare alcuni passaggi della sentenza di primo e di secondo grado sulla scuola Diaz:

“la perquisizione venne disposta in presenza dei presupposti di legge. Ciò che invece avvenne non solo al di fuori di ogni regola e di ogni previsione normativa ma anche di ogni principio di umanità e di rispetto delle persone è quanto accadde all’interno della Diaz Pertini […] In uno stato di diritto non è invero accettabile che proprio coloro che dovrebbero essere i tutori dell’ordine e della legalità pongano in essere azioni lesive di tale entità, anche se in situazioni di particolare stress”.

“Difficilmente in un processo è dato riscontrare un complesso di elementi probatori orali (deposizioni testimoniali) e documentali (riprese audio e video, tabulati telefonici, registrazioni di telefonate) tanto nutrito come quello che in questo processo documenta la fase di esecuzione dell’operazione di perquisizione nelle scuole Pertini e Pascoli […] E ciò è tanto vero che tranne un solo difensore [...], nessuno degli imputati pone in dubbio che l’esito dell’operazione sia stato l’indiscriminato e assolutamente ingiustificabile pestaggio di quasi tutti gli occupanti, come del resto ritenuto dal Tribunale. Ne è ulteriore conferma la constatazione che le difese non si incentrano sulla negazione dell’accadimento dei fatti di lesione, ma sull’attribuzione ad altri della responsabilità di tale illecita condotta”.

Ma siccome è del film che sto parlando in questo post, come chiosa, trovo molto più appropriato uno dei discorsi finali del film:

Poliziotto: “Vecchio che cosa ci facevi in mezzo a tutte quelle zecche comuniste
Pensionato: “Cosa??? io stavo dormendo… lo vedi quel ragazzo??? Lui è un giornalista del  Corriere di Bologna che, se non sbaglio, è un giornale di destra… AVETE FATTO UN ENORME CAZZATA”.

Ps: Per dovere di cronaca mi pare giusto aggiungere che tutti i fermati alla Diaz sono stati prosciolti e rilasciati e lo Stato italiano gli ha risarcito i danni.