venerdì 10 febbraio 2012

La Bufala del giorno: stupro di gruppo... niente carcere


Le mie intenzioni erano quelle di scrivere un altro post, un post che parlava delle liberazioni e nello specifico dell’abolizione dei tariffari per gli avvocati, ma visto le recenti notizie, mi sembra doveroso virare l’argomento verso altri lidi. Mi sembra doveroso fare un po’ di chiarezza.

Ovviamente mi riferisco alla notizia di qualche giorno fa che diceva, più o meno, così:

Cassazione: stupro di gruppo, niente carcere

Inizierei dicendo che io non scrivo questo post per difendere una o più sentenze, né tanto meno per difendere i giudici di Cassazione, in primis perché non hanno bisogno del mio aiuto, in secundis  perché non ne ho nessun titolo. Quello che voglio fare è cercare di chiarire alcuni punti e di dissipare, come direbbe la mia ex professoressa delle medie, la nebbia in val padana.

Il primo punto da chiarire è che noi viviamo in un sistema di Civil Law e non di Common Law, il che implica che le pronunce dei giudici non fanno diritto. Questo vuol dire che le decisioni dei giudici (giurisprudenza), anche se di Cassazione, non sono dei macigni inamovibili ed insuperabili, ma sono degli orientamenti interpretativi. La nostra storia e piena zeppa di dictat di Cassazione che sono state smentiti e modificate nel tempo, grazie alle critiche di studiosi e di altri giudici, mutando, così, l’orientamento e l’interpretazione. I giudici sono la bocca della legge, coloro che la interpretano e la “incollano” ai casi concreti.

Detto questo, passiamo ad analizzare, brevemente, la pronuncia della Suprema Corte. Ebbene, quello che si evince è molto distante da quello che è stato riportato sui giornali. La Corte di Cassazione ha stabilito, dando un'interpretazione estensiva ad una sentenza della Corte Costituzionale del 2010, che nei procedimenti per violenza sessuale di gruppo, il giudice non è più obbligato a disporre o a mantenere la custodia in carcere dell'indagato, ma può applicare misure cautelari alternative.

Questa interpretazione nasce in conseguenza della legge c.d. “di contrasto alla violenza sessuale” con la quale si impediva al giudice di applicare, per i delitti di violenza sessuale e di atti sessuali con minorenni, misure cautelari diverse del carcere. Secondo la Corte Costituzionale questa norma era in contrasto con gli articoli 3 (uguaglianza davanti alla legge), 13 (liberta' personale) e 27 (funzione della pena) della Costituzione. Per questo la Consulta ha detto sì alle alternative al carcere ''nell'ipotesi in cui siano acquisiti elementi specifici, in relazione al caso concreto, dai quali risulti che le esigenze cautelari possono essere soddisfate con altre misure''. La Corte di Cassazione, quindi, ha stabilito che i principi interpretativi che la Corte Costituzionale ha fissato per i reati di violenza sessuale e atti sessuali su minorenni sono in toto applicabili anche alla violenza sessuale di gruppo, dal momento che quest'ultimo reato presenta caratteristiche essenziali non difformi da quelle che la Consulta ha individuato per le altre specie di reati sessuali sottoposti al suo giudizio.

Occore specificare che cosa sono le misure cautelari. Esse sono misure di vario tipo e gravità che possono essere disposte prima di un procedimento o durante lo stesso. Nel caso in esame ci riferiamo a misure cautelari penali e personali, le quali consistono in una limitazione della libertà personale, prima di una sentenza definitiva (eccezione al principio: “innocente fino a prova contraria”). Queste misure richiedono per la loro applicazione due ordini di requisiti: i gravi indizi di colpevolezza ed la presenza di esigenze cautelari, che nello specifico sono o rischio di inquinamento delle prove o pericolo di fuga o rischio di reiterazione del reato. In assenza di questi due requisiti le misure cautelari non possono essere applicate.

Alla luce di questa spiegazione si può concludere che gli imputati di violenza sessuale di gruppo possono o no, a seconda della presenza dei requisiti esposti qui sopra, essere sottoposti a misura cautelare (questo accadeva già prima... un imputato per violenza sessuale di gruppo può e poteva restare libero, durante il processo). Dopo la legge citata l’unica misura applicabile era la carcerazione ed ora, secondo l’interpretazione Costituzionale della legge, le misure cautelari applicabili si estendono anche oltre la carcerazione (es: gli arresti domiciliari). Tutto quanto detto, nulla ha a che fare con la pena che il reo dovrà scontare una volta dichiarato colpevole.

Riassumendo, il dire che per lo stupro di gruppo non si finisce in carcere è una grandissima CAZZATA.

Quella a cui avete assistito è una classica interpretazione giornalisitiche all’italiana delle sentenze, infatti non è la prima volta che accade. Vi ricordate la famosa notizia:

Impossibile commettere violenza carnale su una ragazza che indossa i jeans

Ebbene, anche questa è una mera distorsione della realtà, infatti, l’indossare i jeans era solo uno dei presupposti che ha portato all'assoluzione. Tra questi presupposti vi era che l’insegnate di scuola guida e la ragazza si frequentavano ed avevano rapporti sessuali consenzienti da un po’ di tempo, che poche ore prima della presunta violenza i due avevano avuto un rapporto sessuale consenziente (il che rendeva quasi impossibile provare scientificamente la violenza), che la ragazza non presentava ferite, ecc....

Detto, questo, non voglio dire che tutto quello che dice la Cassazione è oro colato, anzi, molte volte la Cassazione sbaglia (vedi sentenza Mills, un obbrobrio giuridico partorito ad hoc per non prescrivere il reato di Mr. B, ma in questo caso faceva comodo e nessuno l’ha criticata), ma non è giusto attribuirgli errori che non ha commesso sull'onda del populismo giustizialista ed allarmista.

Quindi, forse, prima di indignarsi sarebbe il caso di conoscere le situazioni, dopo di che, con cognizione di causa, siete comunque liberi di indignarvi e di criticare le leggi ed il sistema. E ricordatevi, il processo serve per ricercare la verità processuale e la giustizia... non serve come strumento di vendetta.

Per l’occhio per occhio, dente per dente, non rivolgetevi alle istituzioni giuridiche, ma alle vostre istituzioni di culto.


8 commenti:

  1. Vorrei una giustizia diversa... punitiva...tipo punitiva corporale, con fustigazioni e quant'altro per coloro colti in flagranza di reato, per i recidivi, per gli stupratori, per quelli che lo fanno da soli, per quelli che lo fanno in gruppo, per quelli che lanciano bambini nel fiume, per quelli che molestano, tormentano eppoi ammazzano le donne, ... per quelli che impiccano i cani agli alberi, per quelli che investono la gente eppoi scappano, per quelli che cadono accidentalmente nelle scialuppe durante i naufragi, per quelli che toccano i bambini... ne avrei una per ognuino di loro, una dose di giustizia sufficiente a pareggiare i conti, se così si può dire...dovrei solo dar libero sfogo alla fantasia. Prima passino da me, poi che gli diano pure i domiciliari...forse di alcuni di loro non ne rimarrebbe molto...ma vabbè, chi rompe paga, almeno nella mia fantasia. Ciao Pivo.

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    1. Quindi vorresti una giustizia violenta, che terrorizza che punisce a prescindere da tutto e tutti, che sevizia, che non rispetta i diritti, che agisce di istinto senza sapere se un è colpevole o no.... beh, c'è stata è si chiamava inquisizione...Inoltre non conti che tutto questo non sarebbe educativo, infatti, lo Stato è come un padre che da l'esempio, e come può dirti di non uccidere se è il primo a farlo???? Senza contare che gli studi criminologici dimostrano che sanzioni eccessiva ed ingiuste non fungono da deterrente, ma anzi stimolano la rivolta. Chiudo citando Beccaria "meglio un colpevole in libertà che un innocente in prigione", perché la giustizia può anche sbagliare.

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    2. Concordo in pieno con anonimo.

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  2. Lo stato è come un padre? Ti assicuro che il mio di padre non ha mai fatto sconti. Le repliche erano in vigore a casa mia o si rispettavano oppure eran volatili per diabetici credimi. Qualche volta le ho infrante, ma sapevo che la punizione sarebbe arrivata puntuale. Così non è in italia. La giustizia garantista per me non è giustizia. Hai sbagliato? paghi. E vai in galera. Tanto x cominciare. Soprattuto quando la tua colpevolezza è palese. beccaria sbagliava.

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    1. non trovo più rivoltante l'idea di un innocente in galera di un colpevole in libertà. Credo che il dolore che causino entrambe le situazioni sia tranquillamente comparabile. Perché una situazione dovrebbe essere più deplorevole dell'altra?

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    2. Per logica è meno grave un colpevole in libertà che un innocente il galera, perché è un torto inferiore. Ripeto, la giustizia non è vendetta, ma in Italia l'esecuzione penale serve a rieducare il reo per reintrodurlo nella società. E' vero, tu obietterai che ci sono soggetti che non meritano di essere rieducati, ma c'è qualcuno che lo merita e siccome le leggi sono generiche non si può fare altrimenti.

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    3. La punizione in Italia arriva, poi possiamo discutere sulla sua puntualità, ma questo è un problema molto ampio che andrebbe trattato a parte. Ricordo, infine, che la colpevolezza non è mai palese (perché sussista un reato devo presentarsi vari elementi, elementi di cui le persone normali non sono a conoscenza)

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  3. non dite stupidaggini, nelle società umane regole e sanzioni servono eccome, anche in Italia questo assioma è rispettato.
    Colpevolmente secondario che in Italia si creino millemile regole con ampia possibilità di interpretazione.
    Non lamentiamoci quindi che la società peggiori prograssivamente e aspettiamoci il punto di rottura che inevitabilmente arriverà. Con buona pace di buonisti e benpensanti.

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