mercoledì 18 dicembre 2013

Letterina di Natale

"Caro Babbo Natale,
ti ricordi di me? Sono quel bambino che si sedeva sulle tue ginocchia al freddo dello stand che il comune allestiva in piazza, quando ancora la lista dei regali la si lasciava sul camino invece che nel carrello di Amazon. Quello troppo basso e troppo magro per la su età – e se te lo stessi chiedendo – qualunque età che ritenesse plausibile che un attempato e pingue signore lappone avesse allevato delle renne capaci di sfruttare la propulsione a curvatura. Col passare del tempo non ci siamo più sentiti perché la sospensione dell’incredulità mi si è inceppata, e pigro come sono, non ho mai voluto riparare il guasto. Ora però ho bisogno di te in tutta la tua panzitudine, sono anche disposto ad armarmi di antiruggine e chiave inglese, scendere nei polverosi meandri delle mie sinapsi e riavviare il tutto a ritmo di bestemmie creative (fossi in te, terrei conto del fatto che ho sempre scritto a te e non a Gesù bambino come mi suggeriva mia madre). A questo giro ti chiedo qualcosa di particolare, a tratti evanescente, che se da un lato è uno sbattimento capire come fare ad accontentarmi, dall’altro ti risparmi i cazzi con i sindacati di elfi e folletti, perché lo so io e lo sai tu, su questo punto Hermione è una palla chiodata elettrosaldata ai coglioni. Siccome sai tutto, non sto qui a spiegarti di quella malattia incurabile che mi tiene sveglio la notte e mi fa agitare sulla sedia di fronte allo schermo del pc (non la satiriasi, l’altra, quella della palla a spicchi); gli oltreuomini che sul parquet descrivono scene belle e confuse come i quadri di Chagall, sono anche spesso protagonisti di alcune delle storie più toccanti che animo umano possa mai sentire. E io in favore delle belle trame posso abdicare in qualsiasi momento, ma stavolta di Hemingway voglio solo i racconti pervasi dalla vis fisica e di spirito, dallo sprezzo del pericolo, non le sue pagine affilate sul nulla con cui la morte passeggia romantica al chiaro i luna. I playoff dello scorso anno sono stati uno stillicidio, e a Rubio devi voler bene anche tu, un occhio di riguardo; quel ginocchio di Pistol-Pete mi è stato solo raccontato, ma non vorrei vivere l’esperienza in prima persona; a proposito di Maravich, c’è un guerriero col viso da bambino nello stato dell’oro, che ogni volta che tira potrebbe emendare questo mondo di una delle sue brutture, potresti fare qualcosa per quelle caviglie swarovski? E infine, un ragazzo che a Chicago correva come un toro, ha dovuto inchiodare, per la seconda volta, davanti a un semaforo brutalmente rosso, come la casacca che veste, come il colore del fiore che ha per nome, fiore di bellezza e, purtroppo, delicatezza: quegli occhi tristi di Brandon hanno fatto male quanto basta, Yao avrebbe meritato delle articolazioni immuni da dolori, il ricordo di Tracy steso a terra col ghiaccio sulla schiena, che aspetta solo di rientrare in campo voglio resti tale, un déjà vu non lo sopporterei, come non potrei sostenere il ripetersi della vicenda di Penny Hardaway.
I regali sempre uguali stufano, sotto le colorate luci intermittenti dell’albero abbiamo già scartato troppi giocatori pieni di talento e poveri di salute. Magari sono tornato troppo bambino, e faccio i capricci, ma vorrei meno tragedia greca e più Disney. Caro Babbo Natale, per la rosa di Chicago c’è ancora speranza, prendi a cuore questa lettera e non farla appassire.”

(Cit. Buzzer Beater Blog)

martedì 22 ottobre 2013

Il Mozart dei canestri


Drazen Petrovic A 15 anni comincia la sua carriera da professionista nel Sibenik, a 16 anni è già titolare e a 18 anni ancora da compiere trascina la sua squadra alla finale di Coppa Korac persa contro il Limoges.

Passa al Cibona Zagabria nel 1984, squadra in cui milita suo fratello Aza: scudetto al primo anno e 112 punti dicasi CENTODODICI PUNTI in una partita contro l’Olimpia Lubiana. 43,3 punti di media in campionato, 2 Coppe dei Campioni nelle due stagioni successive, 4 scudetti, 1 European Cup, colleziona titoli di Mvp come Mike Bongiorno Telegatti. Gioca a basket, parla di basket, guarda solo il basket: è un amore maniacale.

Viene ingaggiato per una cifra stratosferica al Real Madrid dove, ovviamente, continua a dominare ogni singolo minuto sul parquet.

L’approdo, logico, nella Nba.

Sappiamo tutti che l’inizio della sua avventura americana è molto complicato, a Portland non gioca mai. E’ una Nba diametralmente opposta a quella di oggi: gli europei venivano impiegati come i congiuntivi nei talk show. Il passaggio ai Nets e l’esplosione. Gli americani cominciano a capire chi hanno di fronte. Tutti tranne un certo Vernon Maxwell degli Houston Rockets “Deve ancora nascere un bianco europeo in grado di farmi le scarpe”. Petrović lo saluterà con la manina a fine partita dopo avergli messo nella faccia 44 punti.

A New Jersey chiude le stagioni a oltre 20 punti di media ed ha una personalità talmente forte ed eccezionale che per lui sfidare Michael Jordan, Isiah Thomas o Magic Johnson è come giocare contro chiunque altro. Sarebbe pronto per andare in una franchigia da titolo e nell’estate del ’93 mezza Nba farebbe carte false per averlo. Ma non sapremo mai se sarebbe davvero approdato in un team da titolo, se avrebbe conquistato l’anello. Purtroppo.

L’uomo non c’è più, ma la sua memoria rimarrà per sempre fortissima.
“Mi sfidava, mi insultava in quattro lingue. Adoravo giocare contro di lui. Per me è il miglior tiratore che abbia mai visto” - Reggie Miller
(Cit. La Giornata Tipo)

lunedì 21 ottobre 2013

Eurobasket 2013

Non preoccupatevi, questo non è un post che mira a narrare gli Europei di Basket, né tanto meno ha lo scopo di spiegare l'Europeo di Sdeng e compagnia, anche perché sarei parecchio in ritardo.

Quello che mi preme raccontare è come l'avvento della Social TV abbia piacevolmente influenzato l’evento. Per chi non lo sapesse ancora la Social Tv  è l'attività di interagire attraverso i social network con i prodotti fruibili attraverso la Televisione. Nello specifico il social network maggiormente utilizzato per questa pratica è Twitter che grazie ai brevi cinguettii e ad un sistema di hastag più navigato consente una maggiore e migliore interazione.

Ebbene, grazie a questa divertentissima abitudine, durante gli Europei di Basket sono salite alla ribalta due "profili". Ovviamente mi sto riferendo a:"La Giornata Tipo" con l'hastag #eurobaskettipo e "Buzzer Bidder Blog" con l'hastag #BBBlive.

Grazie alla fantasia dei due creatori dei profili, che con la loro ironia sono riusciti a catalizzare l'attenzione di migliaia di cestisti, anche su Facebook, si è scatenata una vera e propria competizione alla battuta più bella e più irriverente che ha aggiunto quel qualcosa di speciale alla competizione.

Per chi si fosse perso qualche battuta, ecco quelle che ho trovato più divertenti:

mercoledì 18 settembre 2013

The Show Must Go On

Sono stato spinto a scrivere questo pezzo, dopo tanti mesi d’inattività, da quella che viene definita, e credo senza paura di smentite, la gara d’Ultra Trail più difficile del mondo. Ovviamente sto parlando del “Tor des Geants” (in italiano Giro dei Giganti).
Come forse qualcuno di voi avrà letto o sentito, durante la competizione uno dei partecipanti alla gara ha perso la vita, si presume per una commozione cerebrale a causa di una caduta dovuta alle intemperie che avevano reso il percorso scivoloso. Nonostante il decesso la gara è proseguita come se nulla fosse successo. Ora non eleggetevi a paladini moralisti gridando “è una gara estrema e chi vi partecipa è conscio dei rischi che corre”, perché il fatto di partecipare ad una gara o ad uno sport pericoloso non autorizza nessuna a sminuire la vita dei partecipanti, né tanto meno a gridare “se l’è cercata”, perché sarebbe un po’ come prendersela con le minigonne per gli stupri. Inoltre, il mio ragionamento vuole avere uno spettro d’analisi molto più ampio, un’analisi che dovrebbe portare la c.d. “questione morale” anche nello sport. In questi anni si sta assistendo a numerosi decessi in campo sportivo, vuoi per sfortuna, vuoi per imperizia o vuoi per mancanza delle minime condizioni di sicurezza e, in alcuni di questi casi, per fortuna non in tutti, non si è avuto la sensibilità di fermarsi.
Quello che non riesco a capire è come la vita di una persona possa essere piegata alle esigenze di uno sport, come la vita abbia perso così tanto significato da non valere di più di una gara. Perché ci commuoviamo per gli animali maltrattati o drogati nelle competizioni, ma non per la morte di un nostro simile. Perché nasce una forma di egoismo che porta tutti a guardare solo il proprio tornaconto. E' vero, a fine gara ci saranno le dediche, i minuti di silenzio, i ricordi e la commozione, ma quando si poteva onorare veramente la vita, si è preferito piegare l’umanità a discapito della gloria e degli onori.
Ebbene, io sono convinto che di fronte alla morte di un uomo ci si debba fermare a riflettere per riporre l’essere umano al centro di tutto, soprattutto ora che tutti i tipi di competizione sono spinte fino al limite dell’umana concezione.
Lo so, alcuni di voi potrebbero sostenere che il miglior modo per commemorare un decesso sportivo è onorare quell'atleta facendo ciò che maggiormente amava, ma ritengo che questa sia una giustificazione alquanto egoistica, che si limita a guardare nelle proprie tasche senza rendersi conto di tutto quello che c’è intorno, senza capire che il valore della vita umana va ben oltre qualsiasi traguardo, compenso o spettacolo.
Ecco, io ritengo che la vita di un uomo valga molto di più di una competizione, lo so, questo mio pensiero è opinabile, forse anche un po’ moralista e buonista ma per lo meno ho la coerenza di sostenerlo sempre, a prescindere dalla competizione e dalla gara, e non soltanto quando mi fa più comodo.

domenica 15 settembre 2013

Il Poz




“Se tu mi facevi stare in panchina 2 minuti e mi facevi giocare 38 minuti per me erano 2 minuti persi di quel momento. E’ come se tu hai un rapporto sessuale con una donna e per 5 minuti se la fa un altro”

Trasferta a Bologna con Varese. Attorno alle 14 si fermarono a Parma dove c’era la “Fiera del formaggio”, ma Meneghin non poteva mangiare il formaggio: allora il “Menego” e Pozzecco si misero a bere litri di vino arrivando alla partita più rovinati di Gascoigne a capodanno, risultato? Il Poz fece 33 punti, mentre il Menego segnò il canestro della vittoria.


"Un consiglio a un giovane giocatore di basket? Fai tutto quello che non ho fatto io e vedrai che andrà tutto bene."

Coach Pozzecco va in stazione ad accogliere il neo acquisto Cefarelli, un giovane casertano. Poz non ha gradito la valigia troppo leggera di Cefarelli: “Dove sono le mozzarelle? Non le hai portate? Via! Risali sul treno” e gli butta la valigia sul vagone.

"Voglio ringraziare tutte le persone che in questi trent’anni mi hanno sopportato, hanno cercato di capirmi. Vi chiedo scusa per tutto quello che ho fatto di sbagliato, ma l’ho fatto per amore spasmodico per questo sport."

Pazzia, simpatia, personalità, passione e deficienza al servizio dello sport più bello del mondo, più semplicemente Il Poz.


(Cit. La Giornata Tipo)

domenica 8 settembre 2013

Beer2Peer




Ieri sera sono stato alla prima edizione del Beer2Peer, o più semplicemente festa della birra artigianale, nella suggestiva cornice del borgo medioevale. Bella festa ed ottima birra, impreziosita da un po’ di street food e da canti e balli di ogni genere e sorta. In sostanza un ottima scusa per scassarsi di birrette



domenica 1 settembre 2013

Some Love


Quando ero in terza elementare
Pensavo di essere gay
Perché ero bravo a disegnare, lo era anche mio zio
E perché tenevo la mia stanzetta in ordine
Lo dissi a mia madre, mentre le lacrime scivolavano sul mio viso
Lei disse “Ben ti piacciono le ragazze da ancor prima che andassi all’asilo”
Suppongo che avesse ragione, non è così?
Avevo nn mucchio di stereotipi in testa
Ricordavo di fare la matematica mentre dicevo
“Sì sono bravo a giocare a baseball”
Un’idea preconcetta di cosa significasse essere gay
Secondo cui tutti coloro che amano la gente dello stesso sesso hanno le stesse caratteristiche
I conservatori di destra pensano che sia una scelta
E che puoi essere curato con dei trattamenti o con la religione
Ma è andare contro una predisposizione
E prendersi gioco di Dio
Oh no, rieccoci
L’Amercia è coraggiosa
Ma ha ancora paura di quello che non sappiamo
E il verso “Dio ama tutti i suoi figli”
È stato in qualche modo dimenticato
Ma parafrasiamo un libro scritto
3500 anni fa
Non saprei

E non posso cambiare
Anche se ci provassi
Anche se lo volessi
E non posso cambiare
Anche se ci provassi
Anche se lo volessi
Amore mio, amore mio, amore mio,
Lei mi tiene al caldo

Se fossi gay
Penserei che l’hip-hop mi odiasse
Hai letto i commenti su youtube ultimamente?
“Questo è da gay”
Viene digitato ogni giorno
Siamo diventati così insensibili a ciò che diciamo
La nostra cultura è stata fondata dall’oppressione
Sì, noi non abbiamo approvazione per loro
Tra di loro li chiamano froci
Dietro i tasti di una tastiera telefonica
Una parola radicata nell’odio
Ma il nostro genere musicale ancora ignora il fatto
Che la parola gay è diventata sinonimo di infimo
È lo stesso odio che ha causato le guerre religiose
Di sesso e di colore della pelle
Per la carnagione della tua pelle
La stessa lotta che porta la gente a fare manifestazioni in strada e sit-in
I diritti umani valgono per tutti
Non c’è alcuna differenza
Vivi e sii te stesso
Quando andavo al catechismo
Mi insegnarono qualcos’altro
Se predichi l’odio
Quelle parole non sono consacrate
E l’Acqua Santa
In cui ti immergi
Si avvelena
Quando ognuno
È più a suo agio
Restando muto
Piuttosto che lottando contro gli umani
Che hanno rubato i loro diritti
Potrei non essere lo stesso
Ma non è importante
Non ci sarà libertà finquando non saremo uguali
Dannazione io supporto la causa
Non saprei

E non posso cambiare
Anche se ci provassi
Anche se lo volessi
E non posso cambiare
Anche se ci provassi
Anche se lo volessi
Amore mio, amore mio, amore mio,
Lei mi tiene al caldo

Premiamo play
Non premiamo pausa
Progresso, continua a marciare!
Con un velo sui nostri occhi
Voltiamo le spalle alla causa
Fino al giorno
In cui i miei zii potranno essere uniti dalla legge
I bambini stanno girando per il corridoio
Tormentati dal dolore nei loro cuori
È un mondo così pieno di odio
Che qualcuno preferirebbe morire
Piuttosto che essere chi è veramente
E un certificato ci carta
Non risolverà la cosa
Ma è pur sempre un punto di partenza
Nessuna legge cambierà il nostro stato
Noi dobbiamo cambiarlo
Qualunque sia il Dio in cui credi
Veniamo tutti dallo stesso
Sbarazzati della paura
Sotto la nostra pelle risiede lo stesso amore
È ora di alzarsi in piedi

L’amore è paziente, l’amore è gentile
L’amore è paziente (non piango alla Domenica)
L’amore è gentile (non piango alla Domenica)

venerdì 30 agosto 2013

Jordan vs Lebron

A:"Come si chiama tuo figlio"
M:"Si chiama Lebron"
A:"Lebron????"
M:"Si, l'ha scelto mia moglie, a lei piacciono le prime donne, non i veri vincenti come Michael"

giovedì 29 agosto 2013

Bye Bye T-Mac & The Answer


"Tutte le volte che ho sentito parlare di te ogni frase, ogni discorso, cominciava sempre con if only… if only… Alcuni campioni con l’anello al dito li avrei voluti vedere con la tua schiena, forse avrebbero lo stesso numero di anelli al dito, o forse no, è difficile avere la controprova. Hai presente Shaq con la tua schiena? Forse sarebbe riuscito ad andare in attacco chiedendo un passaggio ad un intercity. Probabilmente ti è mancata un po’ di cattiveria nel chiudere certe partite che contavano, a volte sei stato più morbido del pacco di Elton John dinanzi a Kate Moss, forse ti sei sempre ritrovato in un contesto non ancora pronto per vincere, un contesto che non sarebbe diventato vincente nemmeno con Jordan. Ma tu sei quello della rimonta agli Spurs, quello della “remix” nell’All Star Game, quello che se avesse avuto una schiena di un cristiano normale si sarebbe preso la lega per non mollarla più. Sei il più grande giocatore di sempre a non aver mai vinto una serie play off, San Antonio non vale, non ci hai giocato, contavi meno della dieta di Boris Diaw.  Già San Antonio, sempre lei. Ma perchè non ci sei andato prima cazzo????".

 "2 sono le cose che ho odiato di più in tutta la mia vita: la mia schiena e l’esser messo a sedere da qualcuno. Tu hai messo a sedere MJ. Non Pippen, non Rodman, non Grant Hill e nemmeno Crosariol,  Michael Jordan. Tu hai portato Matt Geiger dico MATT GEIGER, Tyrone Hill, George Lynch, Eric Snow e altri 7 cadaveri che senza di te non avrebbero vinto neanche la Legadue, a 3 vittorie dal titolo. Quando il 99,9% di noi era nella sua cameretta a sognare di essere come Magic e Larry Bird, a giocare con i Lego, a tirare il pallone nel cortile di casa, ad ammazzarsi di pugnette con Jenna Jameson, tu eri là in strada a guadagnarti da vivere, a respirare l’aria della galera, a stare attento a non far cadere delle saponette in doccia, e tu ne sei venuto fuori da solo e sei diventato ciò che sei diventato solo perchè ci hai sempre creduto, senza che nessuno ti desse mai una mano. E neanche la natura ti ha dato una mano quando ti ha regalato l’altezza di un impiegato del catasto e il peso di un bambino di terza media. Ok, sei tornato a Philadelphia quando avevi la condizione fisica di Adriano dopo il carnevale, sei andato in Turchia dove ti cercano ancora con la scimitarra, ma hai avuto una carriera straordinaria"


mercoledì 28 agosto 2013

T-Mac



Se solo quella maledettissima schiena avesse retto ora questo addio avrebbe tutt’altro saporo, ma si sa, gli dei del basket sono infingardi e l’unica cosa certa è che ci mancherai


The Answer



Il giusto tributo ad un piccolo grande giocatore il cui unico limite è stato essere The Answer



martedì 27 agosto 2013

Libri Game

Non mi traumatizzarono i libro-game ma mi insegnarono forse la lezione più importante della vita: imbrogliare con se stessi. Imbrogliavo ad ogni bivio, ad ogni richiesta di oggetto o abilità specifica, se crepavo non ricominciavo mai da capo ma fingevo di essermi sbagliato; e tutto questo tra me e me


Allen Iverson

Prendete un 33 giri, fatelo girare a 45, chiudete gli occhi e pensate al basket: Allen Iverson.
Nicolò Ciuppani


venerdì 12 luglio 2013

Wrestling

è come chi vedendo il wrestling in tv parte con la filippica “ma tanto è tutto finto…”: grazie per aver fatto capire al mio povero cervello che colpi che sarebbero potenzialmente mortali non se li danno sul serio, prometto di ricambiare alla tua gentile cortesia facendoti presente che quando nel tuo telefilm preferito l’auto del protagonista esplode, lui in realtà non muore veramente!
Giovanni Pantalone


La Politica

La cattiva politica è come il veleno: assunta in modiche quantità, col tempo, inizia ad essere tollerata
 Miltriade


mercoledì 26 giugno 2013

Atlante della corruzione by Alberto Vannucci

Atlante della corruzioneAtlante della corruzione by Alberto Vannucci
My rating: 3 of 5 stars

Come al solito mi sono dedicato ad una di quelle letture che quando hai finito senti uno strano vorticare nelle parti basse, non tanto per la perfetta fotografia della corruzione italiana, ma per il fatto che, se già non lo si sapesse, in un paese normale si PUO' vincere la corruzione (vedi Singapore, Hong Kong e persino la Georgia). Ecco, l’unica pecca è che, ovviamente, noi non siamo un paese normale.

Questo libro, non si presenta come una facile lettura, anzi, al suo interno vi ricorrono numerosi tecnicismi di non facilissima comprensione, ma una cosa appare chiara e lapalissiana: “la corruzione, in questo paese, è diventata pervasiva a tutti i livelli”. Noi non lo percepiamo per il semplice fatto che l'asticella della nostra percezione della corruzione è posta ormai talmente in alto da non considerare più come corruzione quelle piccole violazioni quotidiane della legalità a cui nessuno di noi riesce davvero a sottrarsi completamente, a meno di non porsi in una condizione di conflitto permanente con l'universo (lo scontrino non rilasciato, la ricevuta gonfiata dal tassista, ecc...).

Il libro esamina in modo approfondito, in capitoli dedicati e ben documentati con numerosi esempi e pezze di appoggio (intercettazioni, articoli...), tutte le dimensioni della corruzione: il “che cosa”, il “chi”, il “quanto”, il “perchè”, il “come”, il “dopo”...


Questo libro è la lapalissiana dimostrazione che Mani Pulite ha scalfito solo la sommità dell’iceberg  e che il sistema corruttorio ha semplicemente subito una evoluzione darwiniana sostenuta da una politica promiscua e accondiscendente.

In sostanza “Un libro che ogni grillino dovrebbe leggere prima di digitare scemenze sul web!


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sabato 8 giugno 2013

Dennis Rodman


"Io Bosh lo avrei tenuto a bada come un bambinello qualunque"
"LeBron negli anni 90 sarebbe stato un giocatore normale"
“La gente chiede: come si fa a scavare una buca di 15 metri? Scavando. Come si fa a prendere un rimbalzo offensivo? vado sotto il dannato canestro. Faccio il lavoro che nessuno vuole fare”
Dennis Rodman

giovedì 30 maggio 2013

Game of Thrones

Cavalieri, regine, briganti, zombie, draghi, intrighi, sesso e tette. Toglieteci la noia del Signore degli anelli e rimpiazzatela con la violenza e i dialoghi di Tarantino (l’ho detta grossa). Ecco che ne esce fuori il Trono di Spade.

Questa serie era una bomba sotto tutti gli aspetti fin dall’inizio, soprattutto se affrontata con una minima preparazione stupefacente di base. Ore di discorsi arzigogolati su come quel re potesse fottere quell’altro re uccidendogli la cugina di terzo grado che avevano mostrato nuda nella scena precedente mentre faceva l’amore con il figlio del lord che aveva combattuto contro otto cavalieri sette anni prima per difendere l’onore della sorella della regina.

Roba del genere sembra noiosa sulla carta ma funziona in questa serie, che prende il tipico fantasy-fan, gli tira quattro schiaffi in faccia e gli urla contro SVEGLIATI STRONZO FRODO ERA UNA MAMMOLETTA, e se il fantasy-fan ancora non capisce gli mostra Emilia Clarke nuda così il fantasy-fan inizia ad annuire e corre a scaricarsi le puntate.

surpluskilling


sabato 25 maggio 2013

Unionista eri e Unionista ritornerai

Siamo alla porte dell'elezione che in molti considerano la più combattuta degli ultimi anni, quella che porta con se il miraggio del ballottaggio. Elezione che vede contrapposti i Rollandeniani (chi prima e chi dopo) e gli anti-Rollandeniani capeggiati dall'Union Valdoteine B (i progressisti).

Quindi, sintetizzando, per chi non fosse a conoscenza delle dinamiche politiche valdostani, ci troviamo di fronte ad uno scontro tra due correnti del medesimo partito accompagnate da raffazzonati compagni di ventura.

Rimango ancora sconcertato dal fatto che molti anti-unionisti abbiano improvvisamente preso coscienza del loro cuore rosso nero abbracciando la causa dei Progressisti, neanche fossero le reincarnazioni di Pertini, Berlinguer e Moro. Non mi capacito di questa amnesia politica che ha cancellato i volti dei progressisti dagli autori della mala gestio e della politica clientelare caratterizzante gli ultimi ventanni. Sono sconcertato dall'ottusità dell'elettorato che non realizza le similitudini e le uguaglianza tra l'Imperatore ed i vari Vierin, Caveri, ecc…

E,  in questo colossale papocchio politico è naufragata anche l'Alpe, partito prossimo all'estinzione politica per il quale non ho mai nascosto una simpatia, che per  vincere è stata disposta ad abbassare il capo ed allearsi con i c.d. arcinemici, neanche fossimo all'interno della saga di Hokuto. Ebbene si, a mio modestissimo parere, l'Alpe ha accantonato alcuni concetti ferrei della sua politica per abbracciare coloro che rappresentano quello che in tanti comizi è stato indicato come il male assoluto. E' vero, quest'unione è fatta per sconfiggere un male superiore, come è vero che la politica è fatta di compromessi e che per cambiare le cose si deve governare, ma è altrettanto vero che non si può rinnegare un percorso ed un ideale, ma soprattutto non si può sputare in faccia ad un elettorato che aveva visto nell'Alpe una vera alternativa.

Ma si sa, la parabola del figliol prodigo è sempre di moda quando si parla di potere e gli ex unionisti che hanno contribuito a fondare l'Alpe non hanno resistito al richiamo di Mamma Regione.

Quindi ci aspetta un fine settimana di lotta fratricida, di resa dei conti e di unionismo allo stato brado, con il grosso rischio di detronizzare un Imperatore per innalzare un Principino.

mercoledì 15 maggio 2013

Trent'anni

Io mi divertivo ad avere trent’anni, io me li bevevo come un liquore i trent’anni. Sono stupendi i trent’anni, ed anche i trentuno, i trentadue, i trentatre, i trentaquattro, i trentacinque!Sono stupendi perche’ sono liberi, ribelli, fuorilegge, perchè è finita l’angoscia dell’attesa, e non è cominciata la malinconia d…el declino. Perchè siamo lucidi, finalmente, a trent’anni! Se siamo religiosi, siamo religiosi convinti; se siamo atei siamo atei convinti. Se siamo dubbiosi, siamo dubbiosi senza vergogna.

Non temiamo le beffe dei ragazzi perchè anche noi siamo giovani, non temiamo i rimproveri degli adulti perchè anche noi siamo adulti. Non temiamo il peccato perchè abbiamo capito che il peccato è un punto di vista, non temiamo la disubbidienza perchè abbiamo scoperto che la disubbidienza è nobile. Non temiamo la punizione perchè abbiamo concluso che non c’è nulla di male ad amarci se c’incontriamo, ad abbandonarci se ci perdiamo: i conti non dobbiamo più farli con la maestra di scuola e non dobbiamo ancora farli col prete dell’olio santo. Li facciamo con noi stessi e basta, col nostro dolore da grandi.

Siamo un campo di grano maturo a trent’anni, non più acerbi e non ancora secchi: la linfa scorre in noi con la pressione giusta, gonfia di vita. E’ viva ogni nostra gioia, è viva ogni nostra pena, si ride e si piange come non ci riuscirà mai più. Abbiamo raggiunto la cima della montagna e tutto è chiaro là in cima: la strada per cui scenderemo un po’ ansimanti e tuttavia freschi. Non succederà più di sederci nel mezzo a guardare indietro e avanti e meditare sulla nostra fortuna

(cit. Anonimo)


martedì 26 marzo 2013

L’Italia non è un paese normale


Che l’Italia non fosse un paese normale forse già lo sapevamo. Siamo gli unici ad aver pareggiato due guerre mondiali, ad aver esportato la malavita organizzata in tutto il mondo pur negandone l’esistenza, abbiamo definito eroi dei malavitosi, facciamo diventare famosi chi commette un reato e siamo quelli dagli slogan “va tutto di merda ma zitto che ora inizia la partita” e “Armiamoci e partite”. Però, forse, questa volta abbiamo esagerato, siamo riusciti a pareggiare, e non solo a parole ma anche con i numeri,  le elezioni politiche più importanti degli ultimi anni.

Noi non siamo un paese normale, perché nei paesi normali non succede che un Professore si ricicli in una lista dal forte odore rosso crociato, con una politica made in Europe, promettendo l’abolizione di tasse appena introdotte e strizzando l’occhiolino alla parte di popolazione che maggiormente si è colpito durante il governo. Per fortuna agli italiani quel fare da secchioncello snob non va giù e quindi abbiamo assistito ad un centro che fagocita se stesso col solo Casini a mettersi in salvato, grazie ad un posto nella lista “Scelta per Monti” in Molise.

Noi non siamo un paese normale, perché nei paesi normali non succede che un Dandy millanti due lauree ed un master diventando così un giornalista talmente affermato da creare un partito. Ma soprattutto non accade di venire incensati, dopo essere stati presi con le mani nella marmellata, per aver fatto quello che era normale fare. E soprattutto in un paese normale non si mente sulla partecipazione ad un vecchio concorso canoro per bambini, così, giusto per sparare una minchiata.

Noi non siamo un paese normale, perché nei paesi normali non succede che un P.M. decida di dico questo da sostenitore di Ingroia, da elettore che avrebbe volentieri abbracciato il suo progetto).
lanciarsi in politica a pochi giorni dalle elezioni costituendo l’unico vero movimento di sinistra ma candidandoci al suo interno personaggi di dubbia appartenenza politica, come un altro ex magistrato politicamente morto a causa degli scandali (

Noi non siamo un paese normale, perché nei paesi normali un partito che governando ha portato lo Stato alla rovina, che si e ci ha reso ridicoli di fronte al mondo, che ha trasformato la res pubblica in res privata e che ha ammorbato il sistema Italia come un virus, non può, per l’ennesima volta, catturare il consenso di quasi il 30% degli italiani. In un paese normale non bastano due sparate degne di un giornale di quart’ordine (lo spread non esiste, vi restituisco l’imu, ecc…) a cancellare il bunga bunga, le tangenti, le condanne che fioccano come la neve a Natale e gli anni di scandali e di mala gestio. In un paese normale non vince chi la spara più grossa, chi dice tutto ed il contrario di tutto fino ad arrivare a negare se stessi.

Noi non siamo un paese normale, perché nei paesi normali se ti è già capitato una volta, con “la Gioiosa Macchina da Guerra”, non cadi di nuovo nello stesso errore. Senza contare che in un paese normale nessuno direbbe “se ci fosse stato Renzi”, perché con il senno di poi sono tutti bravi, e soprattutto “dove cazzo eri tu quando Renzi ha perso le primarie?”. Per non parlare del fatto che in un paese normale il rinnovamento lo fai prima delle elezioni e non dopo averlo preso bellamente in quel posto, perché vincere le primarie non vuol dire vincere le elezioni e la campagna elettorale si fa calcando la mano su alcuni argomenti che fanno presa sulla gente e non ci si mette a smacchiare ghepardi. In fine, mi spiace dirlo, ma in un paese normale un segretario di partito che perde una partita già vinta deve lasciare spazio.

Noi non siamo un paese normale, perché nei paesi normali un comico ed un vaneggiatore non creerebbero mai un partito autoritario ed autocratico mascherato da movimento diventando, così, la prima forza politica in Italia. Nei paesi normali non si vince con un programma fatto di slogan, con dei volti nuovi (n.d.r. non sempre gli aggettivi nuovo e giovane equivalgono a bravo e capace) sapientemente burattinati da un leader che parla di democrazia liquida ma che mette al bando chiunque osi solo pensare di contraddirlo. Nei paesi normali non si elegge un gruppo di parlamentari assolutamente impreparati, abituati solo a dire “NO” ma non in grado di costruire una politica seria, non si sostiene di dover governare senza avere i numeri per farlo, ma soprattutto non s’individua come nemesi assoluta un costo (quello della politica) che pesa in modo infinitesimale sulla vera causa della crisi, il nostro immenso debito pubblico.

Ma siccome, come detto, noi non siamo un paese normale ci troviamo di fronte ad una situazione di stallo perché, a quanto pare, i grillini non voteranno la fiducia a nessun governo che non sia il loro. Non solo, ci troviamo di fronte ad un movimento che ha sempre gridato all’inciucio ed al mercato delle poltrone, ma ora pretende cariche, tra cui quella del questore e della vigilanza Rai (strana richiesta per chi considera la tv uno strumento di comunicazione morto), che adotta come portavoce dei blogger che indicono conferenze stampe a cui non si possono fare domande e che invece di pensare a portare a termine i loro punti programmatici preferiscono andare a nuove elezioni facendoci spendere altri soldi (bel modo di ridurre le spese).

La situazione è critica, ma esistono alcune possibili vie d’uscita, e non sto parlando del governo delle grandi intese; possibilità che piazzerebbe una bella croce di legno sul centro sinistra italiano. Io credo che sia possibile formare un governo c.d. “All Stars”, con Bersani disposto a fare un passo indietro e puntando su alcune riforme forti come la legge elettorale, la legge anti-corruzione, ecc… e magari, con un po’ di fortuna, su una riforma costituzionale che spezzi l’insulso ed obsoleto  bicameralismo perfetto. Fatto ciò, dritti a nuove elezioni e Grillo faccia un po’ quello che vuole assumendosi, però, la responsabilità delle sue scelte. Quello che molti non hanno ancora capito è che la linea politica attualmente tracciata da Grillo è finalizzata al mantenimento del peso politico acquisito. Infatti, l'unica ancora di salvezza per l’insetto urlante è il c.d. governissimo (PD-PDL), in quanto solo così dimostrerebbe di aver sempre avuto ragione ed acquisirebbe un egemonia elettorale quasi totalitaria. Mentre se si tornasse a votare perderebbe i consensi di coloro che gli attribuiscono la responsabilità dell’instabilità politica, ed invece se si proseguisse la legislazione, il PD, non farebbe altro che accogliere quelle istanze che muovono dalla pancia del grillismo erodendo tutto il potere elettorale del m5s.  Ecco quindi, cosa sta dietro al “No” ad ogni governo.

Però una cosa deve essere chiara... il PD non deve mettere in atto prove di lecchinaggio politico, vedi quella parte del gruppo politico che improvvisamente è diventata "NO TAV", ma deve sfidare il m5s su argomenti e concetti concreti (un po' come fatto per l'elezione dei due presidenti), perché altrimenti si cadrebbe nel ridicolo rafforzando l'impatto dei grillini.

In chiusura è necessario fare un piccolo accenno alle accuse di “occupazione delle istituzioni” da parte della sinistra, sollevate dal PDL. Ebbene, mi spiace dirlo ma è sempre stato così, chi vince si porta a casa la presidenza della Camera e quella del Senato (vedi Fini e Schifani), quindi di che cosa stiamo parlando????

Vorrei chiudere questo post citando Sgarbi, personaggio che non ammiro per nulla ma che ha detto una grande verità riferendosi alla democrazia via internet.
“se a parlare tra loro ci sono due capre, le decisioni che prenderanno saranno sempre delle stronzate anche se prese attraverso la rete”

martedì 5 marzo 2013

Solo l’U.V. può battere l’U.V.

Dovevano essere le elezioni valdostane più incerte degli ultimi anni, dovevano essere le elezioni dei ribelli, quelle della conta dei voti in vista dello scontro titanico delle regionali; ma in realtà sono state le elezioni del dominio Unionista senza se e senza ma e soprattutto sono state le elezioni della disfatta dell’Alpe.
I risultati di queste elezioni valdostane ci confermano che gli unionisti votano e voteranno sempre Union, a prescindere da tutto e tutti, perché l’Union viene prima di tutto. Non è importante il fatto che l’U.V. si sia divisa, anche perché tutti sono a conoscenza del fatto che la presa di posizione dei Progressisti è dettata esclusivamente dalla volontà di scalzare il dominio autoritario di Rollandin, tant’è che sono in molti a ritenere che se l’attuale Presidente Regionale decidesse di fare un passo indietro le fila rosso nere si ricompatterebbero.
In sintesi abbiamo assistito ad una gara muscolare tra Rolandeniani e non, della quale l’Alpe ne ha fatto da spettatore inconsapevole non pagante. Da questo confronto elettorale l’Imperatore nostrano ne è uscito vincente ma ridimensionato e forse anche un po’ impaurito.
La vera sconfitta di queste elezioni è l’Alpe che, logorata dai suoi movimenti intestini, è uscita da questa tornata elettorale con le ossa rotte, dimostrando di aver esaurito la spinta innovativa e rivoluzionaria, cedendo, così, lo scettro di number one contender. Non solo, a quanto pare l’elettorato alpista è composto in buona parte, come il suo gruppo dirigente, da unionisti pentiti che, quando hanno avuto la possibilità di rivestire gli abiti nero rossi, anche se progressisti, l’hanno fatto, voltando le spalle agli alleati democratici, con il solo scopo di irritare la Nemesi valdostana. Alla luce di queste elezioni l’Alpe ha dimostrato di non poter essere una valida alternativa, ma di essere un insieme di vecchi politici arroccati sulle loro posizioni senza nessuna volontà di fondersi in un vero ed unico movimento alternativo.
In vista delle prossime regionali, onde evitare di essere presi nuovamente a calci dall’armata rosso-nera, urge un’importante riflessione con annesso cambio dirigenziale, perché degli errori sono stati commessi ed ad oggi non esiste una vera leadership in grado di guidare e compattare il polo autonomista di centro-sinistra valdostano.
A giudicare dalle percentuali di voto l’Union A e l’Union B non si sono spartite l’elettorato, anzi, i c.d. ribelli si sono accaparrati non solo, come detto, il voto degli alpisti nostalgici, ma di tutta quella fetta di popolazione che attribuisce a Rollandin il marciume politico valdostano, non ricordandosi che l’U.V., prima dell’avvento dell’Imperatore, non brillava certo per trasparenza e che parole come “compravendita di voti”e “controllo del territori” erano già da anni inserite nel vocabolario unionista. Quindi quello che mi chiedo è perché???? Perché essersi sempre dichiarato anti-unionista per poi votare l’Union anti-Rolly???? Perché schifarsi ed indignarsi per le modalità governative perpetrate dall’U.V e poi votare i figli di colore che queste pratiche le mettevano in atto molto prima del ritorno dell’Imperatore????
Occorre infine parlare dei grillini che, anche se in modo minore, rispetto all'impatto nazionale, hanno ottenuto un buon risultato catturando il voto di protesta dei valdostani (voto che poteva facilmente essere intercettato dall’Alpe con un po’ di volontà). Alla luce del risultato ottenuto dal m5s alcuni quesiti sorgono spontanei. I valdostani elettori di Grillo, sono a conoscenza che in VdA si voto col collegio uninominale???? Voi che avete votato l’insetto urlante eravate consapevoli del fatto che anche se aveste vinto non avreste minimamente influito a livello nazionale???? evidentemente no, anche perché non si spiega altrimenti il vostro voto espresso sull'enfasi di un comico che non si è mai espresso sulle autonomie.
C’è da aggiungere che sono rimasto scioccato che “La Destra” di Dalbard sia riuscito ad ottenere più do 2.000 voti. Se vi chiedete il perché eccolo:
In conclusione, ora che sono grandicello ho finalmente capito che in Valle d’Aosta moriremo tutti Unionisti, soggiogati dal potere regionale e dalla paura di alzare la testa di fronte ad una politica in grado di fagocitare tutto e tutti.

lunedì 28 gennaio 2013

Blake Griffin

Non ha tiro. Vero, solo in parte. E’ un dato di fatto che sia tuttora il più grande difetto di Griffin, a livello offensivo. Non si parla di tiro da tre punti, quello oggettivamente chissenefrega, tra le altre cose. Si parla di piazzato dai cinque metri, quello che tutti ad inizio partita gli concedono sapendo che tra il tentare la fortuna con il suo tiro frontale o dargli spazio per permettergli di portarsi a casa il ferro, la dignità ed un paio di vergini in prima fila forse è meglio puntare la prima

(Cit. buzze beate blog)

lunedì 21 gennaio 2013

Le Donne

Comprendere le donne? Io non lo farei. Le donne si capiscono solo tra di loro, e di solito si odiano a morte.
Emix

Film Horror

Perché nei party (inteso come gruppo di persone) dei film horror c’è sempre quello che fuma la ganja ed è il supersimpa? Pensateci bene. C’è sempre quello che, nei viaggi nella laguna infestata, nella palude della morte, nel campeggio costruito sopra a un cimitero indiano in cui seppellivano gli scalpatori professionisti, si porta dietro il bong. Solitamente è quello che capisce tutto prima degli altri. E solitamente muore quasi sempre per penultimo**. Tenetelo bene a mente quando dovrete sostenere la legalizzazione in una discussione: la sopravvivenza durante un’apocalisse zombie è un’argomentazione difficile da smontare.


lunedì 14 gennaio 2013

Cloud Atlas

Cloud Atlas prende The Tree of Life di Malick e gli dà due ceffoni da capogiro, così, senza nessuna particolare ragione, puro bullismo cinematografico. Mentre lo fa, strizza l’occhio all’Inception di Nolan, che magari ci scappa una pomiciata.
Drink!

domenica 6 gennaio 2013

Io ci sto – Rivoluzione Civile made Antonio Ingroia


Si può ufficialmente affermare che il bipolarismo Italiano è definitivamente morto, non più Centro Destra (PDL+Lega) contro Centro Sinistra (PD+SEL), ora alla battaglia politica si aggiunge il movimento 5 stelle ed il quarto polo. Il primo composto da un agglomerato di partiti uniti dal montismo dilagante nei moderati italiani, il secondo nato come idea rivoluzionaria ma arenatosi nel dispotismo Grillesco e l’ultimo ennesima novità scaturente dalla crisi politica italiana.

Come potete capire facilmente dal titolo di questo post, voglio soffermare la mia attenzione sul movimento arancione, poi divenuto “Io ci sto” ed ora “Rivoluzione Civile”. Non voglio disquisire sulla legittimità od opportunità che un magistrato, nel caso di specie Ingroia, si candidi alle elezioni politiche, quello che voglio capire è un asse politico che mi riporta alla mie origini, e diciamolo, dopo aver votato Renzi alle primarie, ne avevo proprio bisogno :-D.

Più di una volta avevo sognato una rivoluzione intellettuale che avesse come obiettivo quello di cambiare una volta per tutta il volto di questo paese, ebbene, detto fatto, Antonio Ingroia, una delle persone per cui nutro maggior stima, si erige a portavoce di un movimento che rispecchia alla perfezione quello in cui credo, un movimento che brama la giustizia sociale, la ridistribuzione del reddito, il sostegno ai meno abbienti, la condanna fera e granitica ai soprusi, ecc… E per fare questo mira alla società civile, a personaggi di spicco e di pregio della nostra, oramai tristemente, italietta, con i politici rilegati ad una funzione di contorno.

Ovvio, non tutto è perfetto, discutibile è l’appoggio a Di Pietro, meglio sarebbe stato non creare un nuovo movimento ma confluire in un centro sinistra più aperto e maggiormente disposto a mollare il cadreghino (sarebbe stato bello vedere Ingroia partecipare alla primarie del PD con queste idee e non credo che il risultato sarebbe stato così scontato) ma soprattutto, ad oggi, non esiste ancora un vero e proprio programma, ma solo un manifesto (che potete trovare qui: Manifesto); sicuramente è troppo presto per giudicare, ma secondo me i presupposti sono buoni quindi non ci resta che sperare.

Comunque vada è difficile credere che un movimento così socialista, anche se questa parola non è ben vista in Italia per colpa del Garofano Tunisino, possa sfondare in Italia, anche a causa dei tempi strettissimi che aggravano il percorso della neonata forza politica. A me non resta che sognare e sperare, d'altronde la sociologia ci insegna che in un momento di crisi economica, causata da una destra irrazionale e lasciva e risolta, a discapito dei più deboli, da un banchiere tecnocrate, ad espandersi ed a crescere dovrebbero essere dei movimenti sociali (per maggiori info guardare al di là delle Alpi), ma lo sapete voi e lo so pure io, l’Italia non è un paese normale.

Chiudo con un estratto del discorso fatto da Ingroia:

In nome di questa Costituzione io sono qui e la domanda che vi faccio è "Voi ci state?".


L'Italia è un paese ammalato di ingiustizia, la giustizia è troppo lenta e da troppo tempo aspettiamo una riforma che non preservi i potenti. L'Italia è un paese senza memoria ed un paese senza memoria è un paese senza futuro, abbiamo bisogno di aria pulita, abbiamo sete di giustizia anche sociale perchè i poveri sono sempre più poveri. Per trasformare questo paese non servono salvatori della patria ma dall'impegno di ognuno. Per cambiare questo paese bisogna cambiare la classe dirigente. Io mi metto a disposizione di questo progetto e ci metto la faccia, dobbiamo osare e per osare ci vuole una rivoluzione pacifica, civile e per farla ci volete sopratutto voi, se aspettiamo sul fiume rischiamo di veder passare il cadavere dell'Italia e non dei nostri nemici.


Al pduista Cicchitto non rispondo, a Berlusconi, padrone del partito creato per regolare i rapporti con la mafia, non rispondo. Ci attaccano perchè hanno paura, hanno paura della giustizia, delle persone con la schiena dritta, è questa è la nostra forza.


Falcone fece una scelta simile quando andò al ministero e lo criticai, ma, col senno del poi, aveva ragione lui, la battaglia della verità va combattuta su più fronti non soltanto in un avamposto giudiziario. Non dobbiamo avere più paura delle falsità dei falsari, se io fossi stato un Pm politicizzato lo dimostrino riguardo alle indagini che ho svolto. Il Sig. Dell'Utri è stato condannato in tutti i gradi di giudizio, sfido chiunque a dimostrare che io abbia orientato le indagini. L'On Orlando del PD dice che i Pm che indagano sui politici non devono candidarsi, quindi il PM debole con i politici che non li indaga può candidarsi e gli altri no?


Il ventennio berlusconiano ha manipolato il senso delle parole, per troppo tempo la politica è stata uno sterile gioco fra le parti e si è perso di vista il suo vero significato e cioè quello di mediare nell'interesse comune.


I principali responsabili della situazione attuale sono Berlusconi e Monti. E’ arrivata l'epoca della società civile, dobbiamo usare la nostra indignazione per cambiare il paese, noi non siamo per l'antipolitica ma siamo per una politica diversa.
Io ci sto ma tutti ci devono mettere la faccia, comincia a nascere oggi un nuovo polo che non è ne terzo ne quarto, perchè non siamo secondi a nessuno. Noi vogliamo andare al di là per diventare concreta alternativa ma abbiamo bisogno di un passo in avanti della società, abbiamo bisogno di associazioni, sindacati, cittadini e di partigiani della costituzione. Il primo a cui mi rivolgo è Maurizio Landini, “capisco perchè non ti sei impegnato in prima persona ma noi abbiamo bisogno di un tuo passo in avanti, le nostre battaglie sono le tue”. Anche a Luigi Ciotti chiedo di fare un passo in avanti come lo ha già fatto Gabriella Stramaccioni. Chiedo un passo in avanti anche a Salvatore Borsellino e alle agende rosse e vorrei vedere le donne di "Se non ora quando" riempire il parlamento.
Per fare la rivoluzione civile abbiamo bisogno della società civile in prima fila, quindi dico agli amici politici presenti “vi vogliamo al nostro fianco e vogliamo da voi dei passi incontro alla società civile per stimolarla ma questo è il momento dei cittadini”. A voi leader chiedo un atto di servizio e di responsabilità.


Dobbiamo osare, apriamo il libro dei sogni, non vogliamo un polo giustizialista e manettaro. Il vizio del capitalismo è la divisione ineguale dei beni le politiche europee della austerità applicate da Monti sono ingiuste, ingiuste perchè colpiscono sempre i più deboli sempre gli stessi. Sconfiggere il neoliberismo è possibile ristabilendo il primato della politica, non sono i mercati che ci devono governare. Sono stati cancellati i diritti dei lavoratori, calate le retribuzioni, dicevano che così facendo sarebbero arrivati gli investimenti, li avete visti?


Occorre una nuova politica antimafia mirata a eliminarla non a contenerla, scuola, università e sapere sono un investimento e non un costo.


L'Italia deve riacquistare il suo ruolo in Europa e nel Mondo, il consesso mondiale deve produrre pace e disarmo quindi vogliamo un sensibile taglio alle spese militari. Bisogna eliminare tutte le leggi ad personam tutte le pastoie per garantire un diritto penale classista.


La mia idea personale, condivisa con gli ispiratori del manifesto, è che con Bersani e col PD bisogna confrontarsi, in quanto molti suoi elettori hanno le nostre stesse idee, ma se il PD vuole proseguire sulla stessa strada ad oggi intrapresa, noi non ci stiamo. Non voglio sottrarmi al confronto con il movimento 5 stelle perché costituisce una novità politica e demonizzarlo è sbagliato, ma caro Beppe Grillo, a volte usi toni troppo alti, che cosa dobbiamo fare di questo paese, vogliamo continuare a rottamare o vogliamo cominciare a costruire?


Noi vogliamo costruire un governo davvero alternativo alle politiche di Monti se ci state possiamo fare davvero questa rivoluzione civile.

sabato 5 gennaio 2013

Era meglio morire da piccoli?


My rating: 1 of 5 stars
Devo essere sincero ed onesto nel dire che mi sono apprestato alla lettura di questo libro solo perché l’ho trovato gratis e speravo di passare alcuni momenti in allegria essendo un fan del comico milanese di origine emiliana. Devo, però essere altrettanto sincero nel dire che questa raccolta di monologhi non mi è per nulla piaciuta. Troppi i riferimenti astratti che mal si addicono ad una lettura e che meglio si amalgamano con uno spettacolo, troppo personalizzati i monologhi perdendo, in mancanza della mimica attorea, molto della loro verve comica.
In sintesi un libro scadente che non consiglio a nessuno.


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