mercoledì 18 dicembre 2013

Letterina di Natale

"Caro Babbo Natale,
ti ricordi di me? Sono quel bambino che si sedeva sulle tue ginocchia al freddo dello stand che il comune allestiva in piazza, quando ancora la lista dei regali la si lasciava sul camino invece che nel carrello di Amazon. Quello troppo basso e troppo magro per la su età – e se te lo stessi chiedendo – qualunque età che ritenesse plausibile che un attempato e pingue signore lappone avesse allevato delle renne capaci di sfruttare la propulsione a curvatura. Col passare del tempo non ci siamo più sentiti perché la sospensione dell’incredulità mi si è inceppata, e pigro come sono, non ho mai voluto riparare il guasto. Ora però ho bisogno di te in tutta la tua panzitudine, sono anche disposto ad armarmi di antiruggine e chiave inglese, scendere nei polverosi meandri delle mie sinapsi e riavviare il tutto a ritmo di bestemmie creative (fossi in te, terrei conto del fatto che ho sempre scritto a te e non a Gesù bambino come mi suggeriva mia madre). A questo giro ti chiedo qualcosa di particolare, a tratti evanescente, che se da un lato è uno sbattimento capire come fare ad accontentarmi, dall’altro ti risparmi i cazzi con i sindacati di elfi e folletti, perché lo so io e lo sai tu, su questo punto Hermione è una palla chiodata elettrosaldata ai coglioni. Siccome sai tutto, non sto qui a spiegarti di quella malattia incurabile che mi tiene sveglio la notte e mi fa agitare sulla sedia di fronte allo schermo del pc (non la satiriasi, l’altra, quella della palla a spicchi); gli oltreuomini che sul parquet descrivono scene belle e confuse come i quadri di Chagall, sono anche spesso protagonisti di alcune delle storie più toccanti che animo umano possa mai sentire. E io in favore delle belle trame posso abdicare in qualsiasi momento, ma stavolta di Hemingway voglio solo i racconti pervasi dalla vis fisica e di spirito, dallo sprezzo del pericolo, non le sue pagine affilate sul nulla con cui la morte passeggia romantica al chiaro i luna. I playoff dello scorso anno sono stati uno stillicidio, e a Rubio devi voler bene anche tu, un occhio di riguardo; quel ginocchio di Pistol-Pete mi è stato solo raccontato, ma non vorrei vivere l’esperienza in prima persona; a proposito di Maravich, c’è un guerriero col viso da bambino nello stato dell’oro, che ogni volta che tira potrebbe emendare questo mondo di una delle sue brutture, potresti fare qualcosa per quelle caviglie swarovski? E infine, un ragazzo che a Chicago correva come un toro, ha dovuto inchiodare, per la seconda volta, davanti a un semaforo brutalmente rosso, come la casacca che veste, come il colore del fiore che ha per nome, fiore di bellezza e, purtroppo, delicatezza: quegli occhi tristi di Brandon hanno fatto male quanto basta, Yao avrebbe meritato delle articolazioni immuni da dolori, il ricordo di Tracy steso a terra col ghiaccio sulla schiena, che aspetta solo di rientrare in campo voglio resti tale, un déjà vu non lo sopporterei, come non potrei sostenere il ripetersi della vicenda di Penny Hardaway.
I regali sempre uguali stufano, sotto le colorate luci intermittenti dell’albero abbiamo già scartato troppi giocatori pieni di talento e poveri di salute. Magari sono tornato troppo bambino, e faccio i capricci, ma vorrei meno tragedia greca e più Disney. Caro Babbo Natale, per la rosa di Chicago c’è ancora speranza, prendi a cuore questa lettera e non farla appassire.”

(Cit. Buzzer Beater Blog)